Elezioni Usa: con Trump o Biden, tensioni con la Cina continueranno

Il democratico ha comunque le mani legate. Prendendo di mira colossi cinesi come Huawei e TikTok, l'America ha fatto troppi danni: guerra tecnologica proseguirà a prescindere. Lo richiede il contesto politico.

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(WSC) ROMA – Il risultato delle prossime elezioni negli Stati Uniti è destinato ad avere grandi implicazioni per i mercati finanziari. A breve per via dei rischi che si scateni il caos a causa di un risultato contestato, mentre a lungo termine poiché i pacchetti di stimolo fiscale, gli investimenti pubblici, la tassazione, la regolamentazione del sistema bancario e gli affari esteri potrebbero tutti cambiare profondamente.

A non cambiare saranno invece i rapporti tesi con il principale nemico economico degli Usa: la Cina. La speranza dei rialzisti di mercato che una vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali di novembre spazzerà via le tensioni commerciali con Pechino sono mal riposte. Anche se il nuovo presidente americano volesse evitare un’ulteriore escalation delle tensioni, non ce la farà. Le pressioni interne politiche e delle lobby non glielo permetteranno.

Dopo le elezioni Usa Biden avrà le mani legate

Biden ha definito i dazi imposti da Trump contro la Cina “pericolosi”, “insensati”, e “disastrosi”. Ma la realtà è che il candidato Democratico avrà le mani legate. L’ex vice presidente sotto Obama – dicono gli economisti – farà molta fatica a cambiare politica commerciale e internazionale.

Grandi conoscitori di commercio internazionale e lobbysti dubitano che le dichiarazioni di “pace” di Biden si trasformino in un rapporto sereno con la Cina. Gli accademici consultati dalla CNBC sostengono che Biden potrebbe essere messo sotto pressione dal “Deep State” perché continui a usare il pugno duro con Pechino e mantenere i dazi e le misure di coercitive.

Ci sono troppi interessi contrastanti in gioco e Biden finirà per mantenere un approccio attendista piuttosto che prendere decisioni affrettate. I dazi, riferiscono gli analisti, potrebbero restare come e dove sono ancora per diversi anni. “Nei primi 6-12 mesi non vedo come possa eliminare i dazi”, osserva Nathan Sheets, ex sottosegretario del Tesoro dell’amministrazione Obama che ha partecipato ai negoziati con la Cina su questioni economiche.

“Il contesto politico attuale –  a sinistra, centro e destra – richiede una posizione dura nei confronti della Cina“, sottolinea Sheets, chief economist di PGIM Fixed Income. E Biden sarà costretto ad adeguarsi.

Usa hanno già fatto troppi danni: guerra tecnologica continuerà

Secondo Taimur Baig, chief economist e managing director di DBS Group Research, nell’universo dei tecnologici i rapporti sono peggiorati decisamente quest’anno, poiché Washington ha iniziato a prendere di mira i principali gruppi cinesi del settore come Huawei e TikTok.

“Si pensi a uno scenario in cui Biden viene eletto presidente. Non credo che le problematiche sul piano tecnologico scompariranno del tutto. Forse la situazione sarà meno volatile, forse sarà più regolare perché basata su alcune norme chiare. Ma le tensioni sono destinate a rimanere“.

In agosto Donald Trump ha vietato di condurre operazioni con società tecnologiche cinesi come Tencent e ByteDance. Tencent è il gruppo proprietario della popolarissima app WeChat, mentre Bytedance è la società madre del social media TikTok. La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno rincarato la dose, imponendo alle imprese americane restrizioni sulle esportazioni verso il gruppo di semiconduttori numero uno in Cina, SMIC. Il motivo è di sicurezza nazionale. Il dipartimento del Commercio ha citato infatti il rischio che le apparecchiature fornite potrebbero essere utilizzate per fini militari.

È dal 2018 che le relazioni commerciali e politiche tra le due  potenze economiche sono peggiorate. Un prolungamento dei dazi incrociati significherebbe tenere alti i prezzi di una vasta gamma di beni al consumo, che a loro volta alimenterebbero l’inflazione. Sebbene Trump in passato abbia dichiarato che sarà la Cina a pagare per i dazi, i numeri degli ultimi due anni indicano chiaramente che a pagare sono soprattutto i consumatori statunitensi. Questo succede perché le società di vendita al dettaglio trasferiscono su di loro i maggiori costi che sono costrette ad affrontare.

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