Hong Kong: la maggioranza silenziosa è filo-Cina e dice ‘basta ai disordini’

Opinione di Riccardo Fuochi, Presidente dell'Associazione Italia Hong Kong. I cittadini, come gran parte della comunità internazionale, vivono male le proteste sociali: il sentiment è per la normalizzazione.

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di Riccardo Fuochi, Presidente Associazione Italia Hong Kong*

(WSC) ROMA – Il primo luglio è entrata in vigore la nuova legge sulla sicurezza imposta dal Governo Centrale di Pechino alle SAR di Hong Kong e Macao innescando una serie di reazioni a catena da parte di Europa e USA.

La legge è stata inserita nell’Annex III della Basic Law, la mini-costituzione di Hong Kong che ne regola il rapporto con Pechino e rientra in  quanto previsto dall’art 23 della stessa.

Zhang Xiaoming, vicecapo dell’Ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao, ha dichiarato che la legge rafforzerà il sistema esistente, negando il superamento del modello “un paese, due sistemi”. Da parte sua Carrie Lam, capo esecutivo di Hong Kong, sostiene che questo «è il più importante sviluppo nelle relazioni tra governo centrale e governo di Hong Kong» da quando la regione amministrativa speciale è passata sotto il controllo della Cina, e ha aggiunto che «è un passo storico nel migliorare i sistemi di Hong Kong di salvaguardia della sovranità nazionale, dell’integrità territoriale e della sicurezza».

In effetti nella legge non c’è nessun elemento che in alcun modo faccia sospettare che lo status di HK possa essere cambiato prima della scadenza del trattato sino-britannico del 30 giugno 2047. Al contrario, la delibera indica in modo inequivocabile la ferma intenzione del Parlamento cinese di rafforzare il principio di “un paese, due sistemi” che ha garantito il successo di Hong Kong come città internazionale, incluso lo stato di diritto, un sistema giudiziario indipendente, la libertà di espressione, libertà di stampa, libero flusso di informazioni, libero flusso di capitali, libero scambio e libera circolazione delle persone.

Pugno duro di Pechino su Hong Kong, approvata nuova legge sulla sicurezza

Hong Kong  è un territorio doganale separato e indipendente da quello della Cina continentale e rimarrà tale, per cui è evidente che HK resterà il centro logistico più strategico dell’Asia, come pure una delle principale piazze finanziarie del mondo, con la sua valuta liberamente convertibile in tutti i mercati internazionali, senza restrizioni nei movimenti di merci e di capitali.

Le  proteste prima e dopo il Covid19 hanno influito pesantemente sull’economia della città anche a causa del blocco dei flussi turistici passati da circa 30 milioni dei primi 5 mesi del 2019 a 3,5 milioni del 2020, con una riduzione dell’88%.

Le  conseguenze nel settore del retail, della ristorazione e alberghiero son state estremamente pesanti con una riduzione delle vendite superiore a -34% anno su anno.

Cosa significa veramente la nuova legge su Hong Kong

Il settore immobiliare di Hong Kong si presenta molto critico. E’ difficile prevedere la tendenza del mercato, che sarà sicuramente influenzato dall’eventuale perdurare delle proteste da parte di una minoranza della popolazione. D’altronde, un aggiustamento verso il basso del valore degli immobili non rappresenterebbe necessariamente un danno per l’economia di Hong Kong, considerata oggi una delle città con case e appartamenti più cari al mondo.

Hong Kong ha reagito a questa situazione stanziando rilevanti risorse a sostegno delle attività industriali e commerciali e per il rilancio del turismo. Il settore privato ha beneficiato di importanti finanziamenti e interventi sul costo del lavoro.

Numerose Fiere sono state trasformate in eventi virtuali con grande successo di partecipazione. Finanza, Fintech, Innovazione, Arte e Cultura, sono i principali comparti che guideranno la ripresa economica di una città che non si è mai fermata e ha sempre saputo reagire ad ogni difficoltà.

Un altro aspetto positivo per Hong Kong è rappresentato  dallo sviluppo della Greater Bay Area, dove Pechino non ha alcun interesse a privare Hong Kong dal suo ruolo centrale e a diminuirne l’ importanza strategica nella regione. Al contrario, Hong Kong avrà un ruolo fondamentale nelle prospettive di sviluppo della GBA. Senza HK il progetto sarebbe zoppo. Ovviamente sarà necessario trovare compromessi che rendano accettabili gli enormi privilegi di cui godono i cittadini rispetto a quelli dall’altra parte della frontiera, ma le opportunità e le sinergie sono di grande interesse e bisognerà aspettare qualche anno per capire come si svilupperanno.

Il comportamento dei cittadini di Hong Kong rispetto ai problemi emersi in questi ultimi tempi  meriterebbe un’analisi storica e sociale che non si può esaurire con un breve commento. La maggior parte dei cittadini di Hong Kong, in diverse fasi generazionali degli ultimi 70 anni, è nata in Cina ed ha affrontato percorsi molto difficili per poter vivere nella città-porto.

Hanno potuto avvantaggiarsi del privilegio, negato ai connazionali della Cina continentale, di fare business, lavorare e guadagnare in Cina, vivendo in uno dei luoghi più liberi al mondo. Molti cittadini di HK con più di 50 anni hanno vissuto nel periodo dell’amministrazione britannica, durante il quale l’etnia conferiva uno status sociale inferiore impedendo così le opportunità di carriera e di scalata sociale che oggi sono invece concesse.

Erano cittadini di serie B. Non era permesso accedere ai club e ai circoli riservati agli occidentali. Hanno vissuto in questa situazione ma allo stesso tempo temendo che il passaggio alla Cina li avrebbe riportati indietro ai tempi precedenti la loro immigrazione, per lo più clandestina. Hanno imparato a chiudere un occhio, spesso anche tutti e due, e tirare avanti come meglio gli conveniva. Oggi la maggioranza silenziosa e moderata dei cittadini di HK, come la maggioranza della comunità internazionale di HK, vive male le proteste sociali: il sentiment è un desiderio di normalizzazione.

Il test più importante si presenterà  in occasione delle elezioni del Legislative Council, previste nella prima decade di settembre. E qui si potrà constatare il sentimento della maggioranza dei cittadini.

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*L’Associazione Italia Hong Kong è una sorta di club appositamente pensato per gli imprenditori italiani che intendono incrementare i loro contatti attraverso gli interlocutori di Hong Kong o semplicemente con altre aziende italiane che hanno già intrapreso rapporti d’affari con Hong Kong.

Fondata nel 1984 l’Associazione annovera al momento circa 200 soci che variano da singoli imprenditori a grandi società: tutti dal più piccolo al più grande sono stati accolti con entusiasmo.

Il presidente in carica è il dottor Riccardo Fuochi, imprenditore nel settore della logistica con varie società dislocate fra Italia e Hong Kong, e non da ultimo presidente di CONFAPI Trasporti/Export.

 

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