America e WTO: scappare con il pallone quando il gioco non piace

L'amministrazione Trump vuole ricostruire un mondo in cui l'ultima parola: su clima, salute, commercio, ce l'abbiano sempre e solo loro. No, grazie. Mai. 

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di David Ricardo*

(WSC) ROMA – Una parte della stampa americana e i “falchi” dell’amministrazione Trump insistono sul fatto che gli USA dovrebbero ritirarsi del tutto dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (“WTO, World Trade Organization”), dopo averla azzoppata l’anno scorso.  Visita il sito

In questa fase in cui l’insofferenza atavica degli USA per qualsiasi organizzazione vincoli le loro azioni sembra aver contagiato anche alcuni italiani che evidentemente si illudono di essere cittadini americani, è bene ricordare in poche parole a chi l’ha dimenticato cosa sia il WTO.

Creato nel 1994 come successore del GATT (General Agreement on Tariffs and Trade), il WTO è la prima organizzazione mondiale deputata alla regolamentazione dello scambio di beni e servizi attraverso il divieto di misure protezionistiche o discriminatorie. E anche a monitorare gli scambi al fine di evitare che la competitività di un paese su un prodotto sia il risultato per esempio di dumping o di sussidi non consentiti dalle regole (il recente caso Airbus ne è un esempio).  

Queste regole sono state scritte da capo a piedi dall’America e i suoi alleati europei, più Giappone, a inizio anni ’90. Né l’India, né la Cina, né la Russia, né i paesi ASEAN che sono entrati tutti dopo hanno avuto voce in capitolo. Hanno semplicemente aderito; in alcuni casi dovendo firmare un lungo protocollo con varie condizioni aggiuntive, come hanno fatto la Cina e il Vietnam. 

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Oltre a questo, il WTO ha creato un complesso meccanismo di risoluzione delle controversie che prevede diversi gradi di giudizio e giudici indipendenti, spesso professori di diritto internazionale o ex funzionari governativi. Come si risolvevano le controversie commerciali prima del WTO? Per i paesi parte del GATT c’erano alcune regole. Per chi non ne faceva parte si doveva ricorrere a strumenti bilaterali, che spesso non erano attivati e quindi si negoziava.  Se poi andiamo ancora indietro nel tempo, sappiamo che le controversie commerciali fino a 100 anni fa si risolvevano con le bombe e le cannonate. 

Da dicembre scorso il meccanismo di risoluzione delle controversie del WTO che finora ha funzionato è bloccato perché gli americani non vogliono nominare i giudici. Il Parlamento Europeo si è espresso a larghissima maggioranza per procedere ad una risoluzione della vicenda ed, almeno fino al Covid19, erano in corso contatti tra le altri grandi potenze (UE, Cina, India) per sbloccare la situazione, negoziati che si spera ricominceranno a breve. 

La sollecitazione di una parte dell’America al ritiro dal WTO è basata sull’erroneo presupposto che gli USA ci abbiano “sempre perso”.  Ma è vero? 

Secondo dati del WTO, al 2018 gli USA sono stati di gran lunga il paese che più ha fatto ricorso al meccanismo di risoluzione delle controversie, con quasi 130 casi, di cui 23 contro la Cina e 20 contro l’Unione Europea (quindi anche l’Italia).  Gli USA sono stati anche il paese che più frequentemente si è trovato dal lato del convenuto, con più di 150 casi. 

In termini di sconfitte e vittorie, hanno vinto in quasi il 90% dei casi da loro iniziati, e perso nell’89% di casi in cui erano convenuti (dati al 2017), più o meno la stessa percentuale di casi “persi” da altri paesi. Questo significa che storicamente gli USA hanno agito contro altri paesi o si sono trovati dall’altro lato solo se c’era una sufficientemente palese violazione delle regole.  

In realtà il problema USA sembra essere un altro: che non hanno sempre vinto.  E’ come se l’Italia avendo perso alcuni mondiali di calcio decidesse di ritirarsi dalla FIFA e creare un altro mondiale di calcio con paesi più “scarsi” in cui è sicura di vincere quasi sempre. Un’idea ridicola. 

Ed infatti il vero motivo dietro queste strane idee americane l’ha rivelato senza mezzi termini lo stesso Robert Lighthizer, il segretario al commercio USA, quando in audizione al Congresso ha detto che il prossimo direttore del WTO dovrà essere qualcuno che non ha nella sua “storia” nemmeno un “ombra di sospetto anti americanismo”. 

Ebbene, lo ammetto: l’anti americanismo viene a sentire queste affermazioni. Perché se ogni paese ragionasse così nel sostegno al futuro direttore del WTO, che oltretutto non decide nessuna delle controversie, l’unico candidato possibile sarebbe Papa Francesco. E non è nemmeno certo che in vita sua non ce l’abbia mai “avuta” con qualcuno. 

Io vedo altro invece: vedo un tentativo, tardivo, americano di ricostruire un mondo in cui l’ultima parola: sul clima, sulla salute, sul commercio, ce l’abbiano sempre e solo loro. No, grazie. Mai. 

Anche perché l’alternativa ad organizzazioni come il WTO possono sempre essere bombe e cannoni. 

*David Ricardo è un alto funzionario che lavora in ambito intergovernativo il quale per il suo ruolo non può  essere identificato. 

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2 commenti

  1. robyuan

      

    Caro terroncello  hai letto .con benefico del dubbio, la ricostruzionenella quale un tuo correligionario promettevala grazia  aberluskaiser se questi avesse abbandonato la politica? Ma caro pala amara riscatta le tue minchiate,  fatti la barba e raccontaci la verità. Berluskaiser per dove è arrivato sicuramente non è puro come un giglio ma gli altri  sono m….schietta. Pure il giudice Esposito, ma ci spieghi perché scrive sul fatto quotidiano , ne dovrebbe sapere delle belle. Magari potrebbe pure dire la verità. Col beneficio del dubbio, pure alla famiglia.

  2. peter pan

      

    Avevo tanti anni fa uno zio emigrato in America negli anni 1925/30. Ogni volta che veniva in Italia decantava la cose in America come “almeno due volte grandi che in Italia. I cickens erano grandi il doppio, le macchine tipo 500 lo sconvolgevano e alla fine della vacanza non vedeva l’ora di tornare a casa dove aveva vissuto il sogno americano. L’America è big, nipote, è il Paese più grande e forte del mondo!! Trump ha gestito il suo mandato pensando ancora che l’America dovesse essere percepita come la prima potenza mondiale, se vi piace è così, altrimenti non siete miei amici…. l’abbiamo sperimentato in questi tre mesi di pandemia che  non è più così.
    Circolava tempo fa una barzelletta con un lungo elenco di prodotti che praticamente in America non si possono più costruire perchè il loro costo, se prodotti localmente, sarebbe il triplo o quadruplo, ad iniziare dai televisori e a tante componenti di prodotti americani per l’80% stranieri. 
    Questa è la realtà della globalizzazione, l’autarchia non è più possibile, a meno che non si usino i campi di soja per produrre macchine o aspirapolvere, o gli allevamenti di maiali per fabbricare lavatrici, ma nessuno c’è ancora riuscito…. i dazi sono brutte bestie che mi ricordano l’ordine di battaglia, cioè la freccia che parte dalla bocca del generale e invariabilmente si infila nel sedere del soldato.
    Mah! Vedremo, anzi, vedrete come andrà a finire, io ho una strana sensazione, anche con tutti gli embargo e multe che l’America ha imposto nel tempo ai Paesi “canaglia”…