Bentivogli (Fim-Cisl): “Le polemiche sul prestito a Fca sono da salotto radical chic”

Il leader dei metalmeccanici: “Dopo due mesi di blocco della produzione i soldi servono a garantire lo stipendio dei dipendenti e il pagamento dei fornitori di tutta la filiera”.

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(WSC) ROMA – “La polemica sulla garanzia Sace al prestito di Intesa a Fca è una polemica da salotto radical chic”. Marco Bentivogli, leader della Fim-Cisl, interviene in questo modo, intervistato da “La Repubblica”, sull’aspra discussione che sta dividendo l’Italia riguardo un’azienda con sede legale in Olanda che si fa garantire i prestiti dallo Stato italiano.

Il prestito dovrebbe essere concesso da Intesa Sanpaolo. Fca ha chiesto allo Stato le garanzie previste dai decreti approvati per aiutare le imprese in difficoltà a causa del coronavirus, quindi tasso agevolato e parziale fidejussione della Sace (ossia, in ultima istanza, del ministero del Tesoro). Il fatto che Fca abbia sede legale nei Paesi Bassi e sede fiscale nel Regno Unito ha generato molte critiche da parte di chi pensa che non dovrebbero ottenere aiuti pubblici quelle società che non pagano le tasse in Italia. Fca paga naturalmente in Italia le tasse legate alle attività produttive italiane, ma nel Regno Unito quelle legate agli utili del gruppo. Fca ha spiegato di voler usare il prestito per investimenti rivolti «esclusivamente alle attività italiane del Gruppo Fca e al sostegno della filiera dell’automotive in Italia». Fca in Italia gestisce 16 stabilimenti e 26 centri di ricerca e sviluppo, con 55.000 dipendenti in tutto. Le società che riforniscono il gruppo sono 5.500, con 200.000 dipendenti, a cui vanno aggiunte le circa 120.000 persone impiegate nelle concessionarie e nei servizi di assistenza ai clienti. In favore del prestito i sindacati che parlano di un sostegno a tutta la filiera. Spiega il segretario generale di Fismic Confsal Roberto Di Maulo che il 40% della componentistica italiana è destinato a Fca.

“Sono due questioni diverse. Sovrapporle – continua Bentivogli- significa solo fare populismo da salotto. Questo autunno sarà un disastro ed è grave che esponenti del governo non conoscano l’elenco delle aziende italiane, peraltro a controllo pubblico, con sede in Olanda. E magari ritengano uno scandalo che un sindacalista difenda un’azienda”.

Distinguendo le questioni, cominciando dal perché un’azienda italiana deve mettere la sede legale in Olanda, Bentivogli sottolinea: “Infatti, secondo me, non dovrebbe. Soprattutto non dovrebbe farlo in Olanda, Paese free rider che fa dumping fiscale ai danni degli altri Paesi dell’Unione. Sarebbe un bel segnale se Fca e Psa decidessero di localizzare altrove la sede della società che nascerà dalla fusione”.

Riguardo la capogruppo di Fca che ha sede in Olanda, il leader sindacale evidenzia ancora: “Quando è andata ad Amsterdam il sistema olandese era l’unico che garantiva maggiori diritti di voto ai soci stabili delle società. Premiando così gli azionisti di lungo corso. Oggi quella norma è contenuta nel decreto liquidità varato dal governo. Ci siamo arrivati con un bel po’ di ritardo”. Riguardo al fatto di essere favorevoli al prestito da 6,3 miliardi garantito da Sace, Bentivogli spiega: “Perché dopo due mesi di blocco della produzione quei soldi servono a garantire lo stipendio dei dipendenti e il pagamento dei fornitori di tutta la filiera. Stiamo parlando di 400 mila italiani che lavorano in fabbriche italiane. Fca Italia chiede un prestito per fare da garante alla filiera che non riesce ad accedere alla liquidità promessa alle piccole imprese dal decreto liquidità”.

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