TTIP, l’altro lato sporco: la scandalosa impunità per i banchieri

“Penso che il TTIP non sia un accordo di libero scambio (…) Voi potete firmare un accordo di libero scambio con gli Usa, ma sarebbe di tre pagine“. Così ha …

“Penso che il TTIP non sia un accordo di libero scambio (…) Voi potete firmare un accordo di libero scambio con gli Usa, ma sarebbe di tre pagine“. Così ha detto il premio Nobel per l’Economia, Joseph Stiglitz, nel 2014 durante un Lectio Magistralis al Parlamento italiano.
Il TTIP (il Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti) invece di pagine ne ha 248, almeno quelle che Greenpeace è riuscita a svelare con la pubblicazione (non autorizzata) dei TTIP-leaks.

Leggi >>> Stiglitz: “Obbligatorio essere contro il TTIP”

Perché il TTIP sarà pure un accordo commerciale come dicono, ma è tenuto segreto e protetto neanche fosse il caveaux di Fort Knox; controllato a vista da guardie armate che impediscono persino ai parlamentari di poterlo consultare fuori dalle stanze che lo custodiscono. Eppure influirà sulla vita, la salute, il consumo, i diritti, il futuro di 800 milioni di persone, ma nessuno deve sapere di cosa si tratta: non lo devono sapere i cittadini, non lo devono sapere i parlamenti, non lo deve sapere la società civile
La ragione, secondo molti, è che attraverso il Trattato una fetta enorme del potere sarà trasferito dai cittadini alle aziende, alle multinazionali che sono in prima fila nella gestione dell’accordo e nell’obbligo di segretezza.
In altre parole, le sovranità nazionali diventeranno un soprammobile della storia a vantaggio delle sovranità delle corporation.

In molti sono sul piede di guerra: Jorg Riss, il responsabile di Grennpeace presso l’UE, ha spiegato sul Guardian: “la posizione dell’Europa è pessima, ma quella degli Usa è terribile”; assistiamo “ad una corsa al ribasso nell’ambito ambientale, in quello della tutela dei consumatori e della salute pubblica”.

IMPUNITÀ AI BANCHIERI

Eppure ci potrebbe essere un ulteriore ambito sul quale influirebbe in maniera massiva il nuovo trattato: quello bancario.
Qualche giorno fa il giornale economico tedesco Deutsche Wirtschafts Nachrichten (DWN) ha sollevato l’ipotesi che l’approvazione del TTIP impedirebbe i ricorsi e le cause contro istituti di credito e agenzie di rating quando queste si macchiano di reati di truffa, manipolazione del mercato e speculazione ai danni di Stati o di cittadini.

Gli Stati Uniti stanno spingendo per ampliare, all’interno del Trattato, il campo d’intervento del cosiddetto ISDS (l’Istituto di Risoluzione delle Controversie tra investitore e Stato), lo strumento che consente alle multinazionali di aggirare eventuali norme nazionali dei singoli stati (nel caso fossero ritenute penalizzanti per l’attività dell’azienda) rivolgendosi ad una sorta di tribunale economico.

Nato negli anni ‘50 come strumento di tutela delle aziende (soprattutto occidentali) dal rischio di espropriazioni da parte di governi (soprattutto nel Terzo Mondo), negli ultimi anni l’Istituto è diventato una cosa diversa: una sorta di strumento con cui le multinazionali possono fare causa agli Stati nel caso i governi applichino legislazioni o indirizzi strategici che le aziende ritengono contrarie o dannose per i propri interessi e i propri investimenti.

Come scrive Giorgio Garbasso su EuNews: “l’idea di concedere il diritto a un’impresa di fare causa a uno Stato diventa un’altra arma in mano alle multinazionali contro la sovranità degli stati”.

Ed è quello che avverrebbe anche nel settore bancario. Secondo il DNW, gli americani (ma non solo loro) sono preoccupati dalla possibilità di ricorsi che istituzioni e cittadini europei potrebbero fare al sistema bancario per i disastri compiuti in questi ultimi anni; multe, condanne, risarcimenti sono rischi che i banchieri non vogliono correre.

Il giornale tedesco cita espressamente le inchieste italiane contro le agenzie di rating internazionale e quella più recente contro Deutsche Bank: inchieste che sembrano confermare che la caduta nel 2011 del governo Berlusconi fu attuata proprio attraverso un’azione di destabilizzazione dei poteri finanziari che manipolarono il mercato, violando le leggi allo scopo di indebolire un governo democraticamente eletto (come il complotto del 2011 fu il primo caso di guerra ibrida contro la sovranità di un Pese della Ue, lo abbiamo spiegato qualche giorno fa qui).

Se il TTIP fosse già in vigore, l’inchiesta di Trani non sarebbe neppure nata perché al massimo si sarebbe giocata in un tribunale arbitrale dove i governi e i loro cittadini danneggiati non hanno reale influenza.

Insomma, il TTIP, lungi dall’essere uno strumento di maggiore crescita economica, è l’ennesimo tentativo di svuotamento delle sovranità nazionali a vantaggio del sistema finanziario e della tecnocrazia economica, operato in questo crepuscolo delle democrazie occidentali.

di Giampaolo Rossi

Fonte: L’anarca, blog su Il Giornale

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2 commenti

  1.   

    Il TTIP è un golpe mascherato. Contro la nostra società e la nostra salute
    Marcello Foa
     
    http://blog.ilgiornale.it/foa/2016/05/13/il-ttip-e-un-golpe-mascherato/#
     
    Si chiama Trattato transatlantico per il commercio e per gli investimenti e suona davvero bene. TTIP (in inglese). Che c’è di male in un accordo di libero scambio tra Europa e Stati Uniti? In teoria, nulla. Anzi, ben venga; ma il mondo in cui viviamo riserva delle sorprese. A volte le definizioni etimologiche non descrivono la realtà; un po’ come accadeva ai tempi dell’Unione sovietica, che proclama le virtù della democrazia pur essendo una dittatura. Ai gerarchi sovietici il TTIP sarebbe piaciuto assai, non tanto per i suoi contenuti, quanto per la sua doppiezza.
    Il Trattato che inneggia, in teoria, al liberalismo, promuove in verità un pericoloso sovvertimento di valori che un tempo erano condivisi nel mondo occidentale, quali la democrazia, lo stato di diritto, una sana economia di mercato e la tutela dalla salute. Sì, sono a rischio. E non è un’esagerazione.
     
    Che qualcosa non filasse per il verso giusto si era capito un paio di anni fa, quando gli Stati Uniti, promotori dell’accordo, avevano imposto la segretezza assoluta sulle trattative. La clausola prevedeva che l’accordo dovesse essere trattato nel riserbo totale fino alla conclusione, quando sarebbe stato presentato all’opinione pubblica e soprattutto ai Parlamenti come un “prendere o lasciare”, senza possibilità di emendarlo. Una prassi davvero insolita, di quel genere che di solito non prelude a nulla di buono. E infatti…
     
    Man mano che i negoziatori prendevano conoscenza delle proposte americane si è diffusa dapprima meraviglia e poi sconcerto; alcuni hanno iniziato a protestare finché altri hanno trovato il coraggio di rompere il muro del silenzio. Si è venuto così a sapere che il TTIP mirava a vanificare il nostro stato di diritto, permettendo alle aziende multinazionali di porsi al di sopra degli Stati. Come? Ogni volta che una di esse si fosse sentita danneggiata – ad esempio da una nuova legge nazionale – avrebbe potuto citare in giudizio uno Stato ma, attenzione, non tramite i consueti strumenti giudiziari (dalle Corti nazionali fino a quelle internazionali) bensì rivolgendosi a una commissione di esperti che avrebbe deliberato a porte chiuse e senza possibilità di ricorso. Decenni di storia e di tutele del diritto spazzati via in un colpo solo.
     
    Il TTIP annullerebbe altre tutele, ad esempio quelle sulla denominazione d’origine. Per intenderci: oggi lo Sbrinz o è svizzero o non è. Il Parmigiano Reaggiano o è italiano o non lo è. D omani potrebbe esserci uno Sbrinz della California e un Parmigiano del Nebraska che dei deliziosi formaggi a noi ben noti avrebbe solo l’etichetta. E così per i prosciutti, le mele, le torte, i prosciutti; sì, lo avete capito, tutto.
     
    In genere mira non tanto a stabilire nuovi standard condivisi per il commercio transatlantico, quanto, piuttosto, quelli americani all’Europa. Che non sono sempre i migliori. E non sono sempre i più giusti. Oggi le normative UE sugli alimenti e sulla salute sono molto più restrittive di quelle statunitensi; tuttavia se il TTIP venisse approvato verrebbero permesse in Europa coltivazioni con pesticidi oggi vietati e sulle nostre tavole finirebbero cibi con più ormoni, più sostanze cancerogene, più additivi chimici.
     
    Le fughe di notizie hanno costretto i negoziatori a mitigare parzialmente alcune proposte, che, però, lasciano intatto il quadro e che non sono servite a spegnere una protesta sempre più vivace e multicolore, che accomuna partiti europei di chiara ispirazione liberale, sindacati, associazioni economiche, ecologisti. La battaglia contro il TTIP non è ideologica, non è di destra né di sinistra; è, semplicemente, di buon senso per impedire un trattato che mostra inclinazioni neocoloniali più che liberali.
     
    D’altronde oggi è anche così che si governa il mondo. Ricorrendo a metodi analoghi e invocando principi morali, l’America ha imposto alla comunità internazionale normative sulla trasparenza bancaria che, però, è la prima e la sola a non rispettare e che la trasformano oggi nell’unico vero paradiso fiscale al mondo.
     
    Questo è il vero scandalo, in un’epoca di continua sottrazione di sovranità. Mai, però, avremmo immaginato di dover difendere la credibilità dei nostri tribunali e della nostra democrazia. E, a denti stretti, anche il nostro Sbrinz e il nostro Parmigiano.
     

  2.   

    Leggendo i commenti apparsi sul blog di Giampaolo Rossi, ne ho trovato uno molto interessante E’ intitolato  Commissario Ue Servizi finanziari