Banche e fiscal compact, l’Italia chiede modifiche alle Ue. Documento di Padoan

Roma preme per riforme alle regole sul debito. Sì al ministro del Tesoro unico per l’area euro ma anche a un sussidio di Bruxelles per i disoccupati. Obiettivo: …

Roma preme per riforme alle regole sul debito. Sì al ministro del Tesoro unico per l’area euro ma anche a un sussidio di Bruxelles per i disoccupati. Obiettivo: ricostruire la fiducia fra cittadini ed istituzioni Ue.

«Questa Italia doveva essere appaltata e svenduta con il fiscal compact e le tasse, questa Italia il Pd l’ha ripresa e messa in moto». Alla retorica del debito pubblico Matteo Renzi non ha mai creduto e anche ieri mattina lo ha confermato parlando all’assemblea del Pd durante il quale ha per la prima volta spiegato che lui il fiscal compact non lo attuerà mai, perlomeno non nella parte che obbliga l’Italia a trovare una cinquantina di miliardi ogni anno per tagliare il debito.

ATTIVISMO

Rivedere il fiscal compact, non abolirlo, è diventato ormai l’obiettivo del presidente del Consiglio che il suo ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha declinato nel documento che verrà presentato oggi e che contiene una serie di punti che l’Italia intende presentare a Bruxelles. La “renzieconomics” punta sulla rottamazione del trattato che nel 2011 Mario Monti firmò insieme ad altri sedici stati che allora appartenevano all’eurozona.

Completamento dell’unione bancaria, rilancio dell’unione economica, monetaria e fiscale, garanzia europea sui depositi bancari e occupazione, istituzione di un ministro del Tesoro europeo con fondi propri, gli altri punti qualificanti del documento che non supera le dieci pagine. L’annunciato attivismo dell’Italia per rilanciare l’unione europea, dopo la faticosa trattativa con il Regno Unito di David Cameron, comincia a mettersi nero su bianco e diventa un vero e proprio piano strategico elemento utile per la riunione del 12 marzo dei leader del Fse che si terrà a Parigi alla presenza del presidente francese Francois Hollande.

Legare deficit a flessibilità e, soprattutto, ribadire che la riduzione del debito si fa con la crescita e non con i tagli è l’obiettivo italiano. «Non si tratta comunque di un documento che mira a tutelare gli interessi dell’Italia – spiegano al ministero dell’Economia – quanto di offrire un orizzonte strategico diverso» in linea con il piano redatto nel giugno scorso dai cinque presidenti (Tusk, Juncker, Draghi, Schultz e Dijsselbloem) per rafforzare l’unione economica e monetaria dell’Unione.

In questi anni «gli Usa con Obama hanno scelto una politica economica e l’Europa una opposta. L’America di Obama ha fatto crescere l’occupazione e l’Europa di Barroso ha ridotto le speranze dei giovani». L’affondo di ieri del presidente del Consiglio davanti alla platea del Pd, mette in discussione i dieci anni di austerity imposti dalla commissione Barroso e di conseguenza i provvedimenti che ne scaturirono e le ricette recessive che sono state propinate ai Ventotto e che hanno fatto perdere non poca competitivita al Vecchio Continente.

Secondo Renzi in questi anni si è fatto un uso strumentale del debito pubblico a seconda delle convenienze del momento e dei paesi. A pagarne le maggiori conseguenze sono stati sinora i greci mentre altri paesi, come la Francia – che lo ha elevato sfondando il tetto del 100% nel rapporto con il pil – stanno continuando a sforare ogni parametro mentre l’economia langue e l’occupazione scende. Il documento messo a punto dal ministro Padoan non entra nelle trattativa tra Italia ed Europa, ma punta – attraverso alcune proposte concrete – a recuperare la fiducia dei cittadini europei per l’Unione. Una fiducia che il dibattito sul referendum britannico rischia di compromettere anche in casa nostra con Lega e M5S (che in Europa sta insieme al gruppo guidato da Nigel Farage), pronti a cavalcare l’ondata euroscettica.

VONGOLE

Renzi prova a giocare d’anticipo, si inserisce in uno dei momenti più complicati dell’Unione europea che la decisione del Regno Unito di uscire rischia di complicare ulteriormente e mostra dosi massicce di europeismo utili per tacitare chi, nei palazzi europei e non solo, lo definisce un Giamburrasca perché rompe gli equilibrismi di una burocrazia europea più attenta alla grandezza delle vongole, come ha recentemente sostenuto David Cameron, che alla tenuta del progetto dei padri fondatori. Nel mettere per iscritto le idee per una nuova Europa, Renzi punta a rafforzare la centralità dell’Italia – paese fondatore – a Bruxelles mentre respinge con durezza il blocco pro-austerity che in Italia «ha immaginato di poter svendere l’interesse nazionale per apparire cool all’ora dell’aperitivo o al brunch domenicale con gli amici dell’alta società…”.

Un attacco durissimo ai tecnici alla Mario Monti «con molti veti e pochi voti» e a «chi fa editoriali e commenti e non è particolarmente capace di prendere voti. Alle teorie del complotto tecnico-internazionale per scalzarlo, Renzi risponde con una serie di pernacchie istituzionali che, seppur con altre parole, replicherà oggi incontrando la stampa estera perché «l’Europa non è una medicina» e tantomeno può trasformarsi in una purga.

di Marco Conti

Questo articolo e’ stato originariamente pubblicato da Il Messaggero

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