Renzi: “Con me presidente l’Italia non invaderà la Libia con 5mila uomini”

Il premier chiarisce il ruolo del nostro Paese. “Prima formare un governo stabile. Sarà poi questo a chiedere eventualmente aiuto”. “Siamo già in tanti scenari di guerra. Ma …

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Il premier chiarisce il ruolo del nostro Paese. “Prima formare un governo stabile. Sarà poi questo a chiedere eventualmente aiuto”.

“Siamo già in tanti scenari di guerra. Ma in Libia con 5mila uomini a fare un’invasione, con me presidente l’Italia non ci va“. Lo ha detto il premier Matteo Renzi intervistato da Barbara D’Urso a Domenica Live. “Oggi una nostra missione in Libia non è all’ordine del giorno – ha aggiunto -. Prima si deve costruire un solido governo in Libia, che abbia la possibilità di chiedere lui stesso un eventuale intervento della comunità internazionale”.

Renzi: "Con me presidente l'Italia non invaderà la Libia con 5mila uomini"

“Guerra è una parola terribile e finchè faccio il premier non parlerò mai di guerra in modo sprovveduto – ha continuato Renzi -. “Vedo gente che dice ‘mandiamoci 5mila uomini’. E’ un videogioco? Ci vuole molta calma”.

Il rapimento dei tecnici della Bonatti – Renzi si è poi soffermato sul rapimento dei tecnici della Bonatti, due dei quali uccisi e altri due tornati a casa. “Bisognerà capire le responsabilità sul loro rapimento. La vicenda è molto delicata e bisogna evitare strumentalizzazioni bieche di fronte al dolore”, ha detto facendo riferimento alle polemiche politiche seguite all’uccisione di Failla e Piano. Il premier ha poi aggiunto che i due italiani che si sono salvati hanno saputo “solo questa mattina della sorte dei colleghi”.

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Il premier teme un ulteriore crollo nei sondaggi: “No a forzature, serve buon senso”. I 5000 soldati italiani? A Stati Uniti e Gran Bretagna non pare vero che l’Italia si sia offerta di coordinare la missione militare.

Matteo Renzi è furioso per ricostruzioni di stampa nelle quali viene pianificato nei minimi dettagli l’intervento militare italiano in Libia.

“Irresponsabili accelerazioni”, tagliano corto fonti di Palazzo Chigi che sottolineano il silenzio e la “grande cautela” del premier. Eppure, dopo il pressing dell’ambasciatore americano John R. Phillips, anche l’Inghilterra si mette a marcare stretto Renzi. “L’Italia può autorevolmente giocare un ruolo di coordinamento e di guida della missione, afferma a Qn l’ambasciatore britannico Christopher Prentice. Ma da Renzi, ancora una volta, arriva una netta frenata: “La guerra è una parola drammaticamente seria per essere evocata con facilità”.

Leggi anche: Libia, sparatoria a Sabrata. Farnesina: “Due ostaggi italiani tra le vittime”

L’unica priorità del governo in questo momento è diplomatica per garantire la formazione di un nuovo governo. Certo, la previsione dell’ambasciatore americano a Roma John R. Phillips di un impiego di “fino a 5mila militari” italiani dà il senso delle aspettative internazionali sul ruolo guida dell’Italia. Il parlamento di Tobruk non riesce, infatti, a dare la fiducia al governo Serraj e Tripoli appare ormai fuori da questo processo di pace. “È un processo complesso, ma i segnali positivi ci sono – dice Prentice – recentemente la maggioranza dei membri del parlamento di Tobruk ha firmato un documento a supporto del governo Serraj e questo supporto ora va formalizzato il prima possibile”. L’ambasciatore britannico assicura che anche la Gran Bretagna è d’accordo nell’assegnare all’Italia il ruolo guida nella missione: “Anche molti altri governi impegnati in una positiva soluzione della crisi libica sono assolutamente convinti che l’Italia può autorevolmente giocare un ruolo di coordinamento e di guida della missione, nella quale la Gran Bretagna è pronta fare la propria parte sia sul piano del supporto alla governance, sia degli aiuti, sia dell’indispensabile contributo alla sicurezza”.

La vicenda degli ostaggi italiani dimostra come la Libia sia nel caos. E nel governo avvalora la tesi che vadano evitati salti nel buio e fughe in avanti. “Questo non è il tempo – dice Renzi – delle forzature, ma del buon senso e dell’equilibrio”. D’altra parte, come attesta anche l’ultimo sondaggio Ixè, in esclusiva per Agorà, l’81% degli italiani è contrario ad un intervento militare. Davanti ad un’opinione pubblica spaventata e impaurita dai rischi di attentati terroristici, Renzi chiede a tutti “un grande senso di responsabilità come si addice ad un grande paese come l’Italia”. E comunque un eventuale “impegno italiano” in Libia, ci tiene a sottolineare il premier, potrebbe avvenire solo “sulla base della richiesta di un governo legittimato” della Libia. E “comunque avrebbe necessità di tutti i passaggi parlamentari e istituzionali necessari”.

di Sergio Rame

Questo articolo e’ stato originariamente pubblicato da Il Giornale

 

L’Italia pronta alla missione in Libia: cinquemila uomini per cacciare l’Isis

Sul tavolo ci sono ancora diverse ipotesi di intervento: da quella di inviare un contingente di almeno 5mila uomini che fornisca protezione e addestri il nuovo esercito nazionale a quella di utilizzare solo piccoli reparti delle forze speciali che guidino, sotto la direzione degli 007, gli assalti delle milizie libiche.

 

L’ultima volta che i nostri soldati hanno calcato il suolo della Libia è stato nel 1943: e allora erano nemici, e per di più perdenti. Ora, a 73 anni di distanza, si apprestano a tornarvi: questa volta, però, da liberatori. Perché dopo mesi di tira e molla, la “questione libica” ha subito nelle ultime ore un’improvvisa accelerazione dopo la tragica morte di Salvatore Failla e Fausto Piano. E l’Italia si prepara a guidare la missione contro l’Isis.

“Cinquemila uomini dall’Italia” – Secondo l’ambasciatore americano a Roma, John R. Phillips, per stabilizzare l’area “l’Italia potrà fornire fino a circa cinquemila militari. Occorre rendere Tripoli un posto sicuro e far in modo che l’Isis non sia più libero di colpire”. In un’intervista al Corriere della Sera il diplomatico spiega che “la mancanza di un governo stabile ha reso la Libia un posto attraente per i terroristi. Non possiamo forzare un accordo, però si va verso un governo di unità nazionale che, sulla base della risoluzione dell’Onu, potrà domandare al vostro Paese e ad altri di andare a Tripoli per creare isole di stabilità e progredire da queste. La Libia è la maggiore priorità per voi ed è molto importante anche per noi. È importante che prendiate la guida dell’azione internazionale”.

Pronti in 10 giorni – Azione che potrebbe realizzarsi anche in tempi molto brevi: magari una decina di giorni per avviare la prima fase dell’operazione, stabilendo una testa di ponte in terra d’Africa con un primo contingente che prenda il controllo di un aeroporto. I piani d’intervento sono sui tavoli dei nostri generali da mesi; solo la settimana scorsa però, rivela la Repubblica, si è deciso di avviare la “predisposizione” del contingente dopo la riunione del Consiglio supremo di Difesa al Quirinale. A guidare l’operazione sarà il comando mobile della divisione Aqui, che avrà il proprio comando operativo nei bunker sotterranei dell’aeroporto militare “Francesco Baracca” di Centocelle, a Roma, da dove già sono coordinate tutte le missioni estere italiane.

Guida italiana – Al comando italiano farà poi capo tutta la forza internazionale dispiegata in Libia, costituita dalle nostre unità, da quelle francesi e da quelle britanniche. Mentre gli Stati Uniti, specifica ancora l’ambasciatore Phillips, “uno dei sostegni sarà l’intelligence, non abbiamo discusso di nostre truppe”.

Le truppe – In questo quadro generale, la dimensione del contingente italiano e di quello straniero è ancora tutta da definire: se, come sostiene il diplomatico Usa, sarà possibile avere una richiesta ufficiale da parte di un governo di unità nazionale libico, allora l’operazione avrà un obiettivo a lungo termine e dovrà garantire la sicurezza delle infrastrutture collaborando alla formazione di un nuovo esercito unitario libico. Se invece il compito dovesse essere limitato al solo contrasto all’Isis per “espellere” il califfato dalla Libia, potrebbe essere sufficiente un apporto inferiore: probabilmente 3mila uomini in tutto, con un nucleo di 200 uomini delle truppe d’assalto (metà dei quali italiani) ed elicotteri da combattimento. In quest’ottica gli inglesi hanno già schierato a Tunisi (dove potrebbe restare la base avanzata) parte della loro Quarta Brigata, i famosi “Topi del Deserto” che durante la Seconda guerra mondiale diedero filo da torcere agli italiani e ai tedeschi di Rommel. E proprio i tedeschi potrebbero a loro volta inviare una loro brigata.

L’ipotesi “guerra segreta” – Un’altra ipotesi al vaglio degli stati maggiori, rivela La Stampa, è quella di dispiegare non un contingente numeroso ma piccoli drappelli di uomini delle forze speciali, che operino sul terreno alle dirette dipendenze dell’intelligence per guidare e addestrare le milizie libiche, chiamate a dimostrare sul campo il loro desiderio di battere l’Isis e riprendere il controllo del Paese. Nell’area sono già dispiegate le forze speciali americane, britanniche e francesi, mentre quelle italiane sono state autorizzate solo il 10 febbraio, con un decreto firmato dal premier Matteo Renzi, ad essere poste alle dipendenze dei nostri 007. Così uomoini dei reparti d’élite come il Comsubin della marina, il Col Moschin dell’esercito, il Gis dei carabinieri e il 17° stormo dell’aeronautica potrebbero essere utilizzati per combattere l’Isis con le sue stesse armi: non battaglie in grande stile ma una “guerra segreta”, fatta di azioni di guerriglia, dietro le linee nemiche, per aprire la strada ad attacchi più massicci da parte dei libici.

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4 commenti

  1. robyuankenobi

      

    penso che sia evidente a tutti che La politica renziana consiste nel ..sopravvivere., su ogni provvedimento dice tutto e pure il contrario. limitiamoci alla libia. bene , aveva fortemente voluto la mogherini per la politica estera europea e ci accorgiamo che la medesima..non tanto come persona… non conta una beata fava. aveva praticamente richiesto..missione a guida italiana… ma per fare cosa? una guida italiana era evidente che avrebbe dovuto, intervenire. invece dice che le truppe restano a casa . forsebintendeva avere la guida..michelin… Per me il ragazzo ha fuso. quando si chiedeva a gran voce la rottamazione non pensavano che il ricambio non fosse originale. ora ci troviamo questo bamboccione fancazzista incompetente e parolaio . peccato che non abbia oppositori . questo è un punto veramente deprimente.  

  2. Avatar

      

    Le ultime parole famose del trio :Obama, Camerom, Sarkozy
    ” Il existe un chemin vers la paix porteur d’un nouvel espoir pour le peuple libyen. Un avenir sans Kadhafi, qui préserve la souveraineté et l’intégrité territoriale de la Libye ; un avenir qui restaure son économie, ainsi que la prospérité et la sécurité pour son peuple.”
    Buffoni!

  3. Davide

      

    O Renzi, fai una cosa buona per tutti gli italiani: non credere agli inglesi. Poi, dopo averli mandati a quel paese, con eleganza s’intende, fagli sapere di conoscere il loro senso di spietatezza nei nostri confronti. Non vali granchè come politico e smettila di affannarti nel cercare di essere accettato in qualche loggia massonica sovranazionale, non è per te. Però se un po’ di storia la conosci, sai perchè Sarko’ e gli Inglesi hanno spazzato via Gheddafi in una settimana: era l’alleato d’Africa dell’Italia. Non credere agli inglesi, è il primo comandamento della politica estera di un italiano.

  4. robyuankenobi

      

    il grande coniglione fiorentino.. ma non era lui col giacchetto mimetico che con piglio ducesco  passava in rivista le truppe’ ?  ma dove andiamo con 5 mila uomini?  a pescare le rane?  poi mettersi a capo missione. modello ..vieni avanti cretino.  in libia ci debbono andare francesi americani e qualche coglione nostrano. beninteso noi abbiam reparti ottimi ma numericamente modesti.. inoltre quanto costa una missione simile?  per cosa si fa la guerra ‘ per il petrolio’  per bloccare l’immigrazione?   ma con gheddafi  non funzionava egregiamente? n