La Turchia vieta i pagamenti elettronici, mazzata per l’e-commerce in Europa

L’Unione europea, quindi i suoi Stati membri, Italia compresa, versano miliardi di euro alla Turchia perché risolva per conto loro la questione del flusso di immigrazione proveniente dall’Africa …

L’Unione europea, quindi i suoi Stati membri, Italia compresa, versano miliardi di euro alla Turchia perché risolva per conto loro la questione del flusso di immigrazione proveniente dall’Africa ma soprattutto dai Balcani. Nonostante le proteste per la mancanza di diritti umani nel Paese a cui l’Ue ha affidato parte del suo futuro, Ankara rappresenta l’unica via di uscita individuata.

Così però il potere del suo leader, Erdogan, diventa sempre più forte. Dopo aver tappato la bocca alla stampa non allineata al regime, dopo aver imposto ai social network come Facebook e Twitter la rimozione forzata dei contenuti ritenuti “sgraditi” al governo, ora tocca anche ai sistemi di pagamento elettronici. L’Esecutivo turco ha infatti deciso che questo sistema non è adatto al Paese, così dal prossimo 6 giugno PayPal Holding Inc. sarà costretta a sospendere le sue attività. Questa scelta comporterà notevoli problemi all’azienda (che a 24 ore dall’annuncio di lunedì 30 maggio aveva visto scendere dell’1% le proprie quotazioni al Nasdaq), ma potrà avere riverberi sull’intero comparto europeo.

L’e-commerce turco, infatti, era cresciuto ad ottimi livelli negli ultimi due anni, tanto da raggiungere la quota record di 8 miliardi di dollari nel 2014, che secondo gli analisti sarebbero potuti diventare 11,5 entro il 2020. Il giro di affari derivante dalle transazioni in rete da parte di acquirenti internazionali provenienti dalla Turchia era di circa 400 milioni di dollari all’anno, ma PayPal prevedeva un incremento fino a 3 miliardi di dollari entro pochi anni.

Questo stop del governo di Ankara, invece, rischia di bloccare un business fiorente proprio nel momento migliore. E questa notizia potrebbe provocare problemi a tutte le aziende di e-commerce internazionali, soprattutto europee. Ma la priorità è chiudere la vicenda migranti, ed ecco dunque calare il silenzio su una delle operazioni di politica economica più rischiose mai adottata da un Paese che si definisce occidentale e moderno.

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