Hacker nei sistemi del Partito democratico, Usa valutano sanzioni contro Russia

Aumentano le tensioni fra gli Stati Uniti e la Russia. Non tanto per la rinnovata allerta tra il Cremlino e l’Ucraina, accusata da Mosca di avere tentato “incursioni” …

Aumentano le tensioni fra gli Stati Uniti e la Russia. Non tanto per la rinnovata allerta tra il Cremlino e l’Ucraina, accusata da Mosca di avere tentato “incursioni” nella penisola di Crimea annessa dalla Russia nel marzo 2014 strappandola a Kiev e sollevando le ire internazionali. Secondo fonti del WSJ, Washington sta valutando nuove sanzioni economiche contro il Paese guidato da Vladimir Putin perché – è la tesi respinta dalla Russia – l’amministrazione Obama è sempre più convinta che ci sia lo zampino russo dietro l’hackeraggio dei computer del Democratic National Committee (Dnc).

L’infiltrazione nel sistema informatico del comitato che governa il partito democratico ha portato al furto di oltre 20.000 email poi pubblicate da WikiLeaks alla vigilia della convention di Philadelphia, creando non poco imbarazzo. Infatti i vertici del Dnc sono stati azzerati: quelle comunicazioni elettroniche hanno messo nero su bianco le critiche interne al partito contro il senatore del Vermont Bernie Sanders, l’ormai ex rivale della candidata alla elezioni presidenziali Hillary Clinton. La questione delle sanzioni è delicata. Per questo bisogna decidere se e come intervenire e capire quali ritorsioni ci potrebbero essere. Per imporre nuove sanzioni economiche, la Casa Bianca dovrebbe infatti accusare ufficialmente il Cremlino o gli hacker che hanno ricevuto sostegno russo procedendo poi alla pubblicazione di materiale delicato.

dnc hacked2

Gli Usa hanno spesso deciso di non rendere pubbliche le accuse legate ad episodi di cyber-attacchi; non fu così però nel 2014 quando il presidente Barack Obama puntò il dito contro la Corea del Nord, ritenuta responsabile di intrusioni illecite in Sony Pictures Entertainment: è il gruppo Usa controllato dalla giapponese Sony che aveva deciso di proiettare nei cinema per il Natale di quell’anno “The Interview”, il film che narra il piano della Cia per uccidere il leader nordcoreano e che aveva riacceso le tensioni diplomatiche tra Washington e Pyonyang (oltre a fare saltare teste nell’azienda stessa a causa della pubblicazione, anche in quel caso, di email compromettenti).

Una decisione sulle sanzioni potrebbe richiedere molto tempo. Dal 2015 tuttavia è più facile per Washington imporle contro chiunque sia legato a cyber-attività che mettono a repentaglio la sicurezza nazionale, l’economia, la stabilità finanziaria o la politica estera americana. Obama ha infatti firmato un ordine esecutivo a questo proposito. Nonostante sia stata adottata pensando alla Cina affinché fermasse il cyber-spionaggio a danno della Corporate America, una tale misura potrebbe spianare la strada verso sanzioni contro la Russia per esempio. Certo è che il caso fa ormai parte della politica a Capitol Hill e della campagna per le presidenziali (in una delle sue uscite, il repubblicano Donald Trump scherzando ha invitato gli hacker russi a trovare le email cancellate dai server personali di Clinton e usati quando era segretario di Stato).

Anche il mondo della Nato e della finanza sembra esserne stato colpito, con le notizie che anche le email dell’ex generale Philip Breedlove e del filantropo miliardario George Soros sono state rubate e pubblicate sul sito poco conosciuto DCLeaks.com. Pare – secondo gli esperti sentiti da Bloomberg, che ne ha dato notizia – che anche in questo caso ci sia il “marchio” russo.

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