Dopo Brexit: i rischi di contagio della rivolta passano ora a Italia e Stati Uniti

Mai un clamoroso errore è stato così benvenuto. Infatti avevo scritto che la partita della Brexit era ormai persa. Questa previsione si basava sulla convinzione che l’orribile assassinio …

Mai un clamoroso errore è stato così benvenuto. Infatti avevo scritto che la partita della Brexit era ormai persa. Questa previsione si basava sulla convinzione che l’orribile assassinio della parlamentare inglese Jo Cox avrebbe inciso sull’elettorato ancora indeciso. Del resto era quanto sembravano indicare anche gli indici delle borse europee che dopo alcuni giorni di calo avevano ripreso a salire. Dunque, mi sono sbagliato e lo ammetto senza alcuna difficoltà. Ora però si tratta di capire quali potrebbero essere le conseguenze di questo voto veramente storico sul futuro di questa Unione Europea sempre più claudicante.

Come ho sempre sostenuto le conseguenze principali sono politiche. Infatti nulla è cambiato rispetto ai giorni precedenti il voto britannico. Anzi appare in modo sempre più chiaro che il divorzio con l’Unione Europea sarà un processo lungo e che Bruxelles non ha la forza di adottare misure “punitive” nei confronti di Londra. Dunque nulla cambierà nemmeno nei prossimi mesi sia dal punto di vista commerciale sia dal punto di vista finanziario. Ciò che è cambiato (e non è poco) sono le aspettative. Di nuovo non vi è alcuno che possa credere che il mercato britannico si chiuda all’export europeo o che viceversa quello europeo sia precluso alle merci del Regno Unito. Anche per il settore a maggiore rischio di subire le conseguenze del quadro legale, non vi è a breve termine alcun cambiamento prevedibile. Quindi la partita della separazione del Regno Unito dall’Unione Europea è completamente aperta e molto probabilmente molto meno traumatica di quanto molti temano.

A mio parere, sarà un processo lungo, complicato, ma sostanzialmente indolore. Il problema vero sono le conseguenze politiche di questo voto, ossia cosa sarà del Partito conservatore e chi ne sarà il leader? Cosa succederà al Partito laburista? Come si muoveranno scozzesi e irlandesi del nord? E soprattutto vi è un aspetto troppo sottovalutato in questi giorni che sarà il tentativo di vanificare questo voto. Questa opzione non è rappresentata tanto dalla raccolta di firme online per rifare la votazione, ma il possibile scioglimento del Parlamento britannico con successive elezioni, dove si contrapporrebbero i favorevoli a ratificare il voto di queste referendum che dal profilo legale è solo consultivo e i contrari. Sarebbe sbagliato escludere questa possibilità soprattutto se si tiene conto della rabbia di un establishment britannico ed internazionale che si sente profondamente umiliato da questo voto e che è sicuramente alla ricerca di una rivincita.

Infatti il voto dei cittadini britannici costituisce una sconfitta per l’élite finanziaria, economica e politica non solo del Regno Unito, ma dell’intero mondo occidentale. Si è manifestato con forza anche in Gran Bretagna quel forte vento di rivolta un establishment che sostiene l’attuale paradigma economico fondato sulla globalizzazione e sul predominio del capitale finanziario che ovunque sta destabilizzando i mercati del lavoro e provocando un peggioramento delle condizioni di vita dei ceti medi e bassi e un’esplosione delle diseguaglianze sociali. Gli organi di stampa della City londinese e la quasi totalità dei mass media, che gli hanno fatto da megafono in tutto il mondo, hanno perfettamente compreso questo messaggio di fondo e stanno cercando di capire in quali Paesi si abbatterà il prossimo tornado. La risposta è semplice: in prima linea sono Italia e Stati Uniti.

Il Paese maggiormente a rischio è l’Italia. I mercati finanziari l’hanno immediatamente capito e stanno continuando a spingere al ribasso la borsa di Milano e soprattutto i titoli bancari. Anche i rendimenti delle obbligazioni pubbliche italiane salirebbero e quindi il differenziale con i titoli tedeschi si amplierebbe se non ci fossero gli interventi di emergenza della Banca centrale europea. Ma non è solo l’entità del debito pubblico, la fragilità del sistema bancario e la crescita insignificante dell’economia italiana a mettere in pericolo l’Italia; vi è anche la scadenza di autunno del referendum sulla riforma costituzionale che con un no a Matteo Renzi potrebbe aprire una crisi politica che, congiunta con quella economica e con la crisi europea, farebbe diventare l’Italia una bomba ad orologeria che potrebbe definitivamente affossare l’Europa.

Il secondo Paese che potrebbe essere contagiato dal vento britannico sono gli Stati Uniti. Come tutti sanno, all’inizio di novembre si terranno le lezioni presidenziali. Tutti danno per scontato il successo di Hillary Clinton, ossia la vittoria del candidato della continuità della politica di Obama, che è sostenuto da Wall Street, dai grandi interessi economici, dal grosso dei mass media e dall’intera comunità dei liberal americani. Il messaggio, che viene da Londra, è che questa Santa Alleanza può essere sconfitta dal voto dei perdenti di questi anni di crisi economica. Del resto, è quanto è già successo nelle primarie repubblicane: Donald Trump, su cui nessuno avrebbe scommesso 5 centesimi, ha travolto i candidati dell’establishment politico ed economico statunitense. E la vittoria di Donald Trump (se manterrà le sue promesse elettorali) vorrebbe dire la fine dell’era della globalizzazione e delle politiche neoliberiste avviate negli anni Ottanta da Ronald Reagan e da Margaret Thatcher, ossia quel cambiamento di paradigma economica indispensabile per uscire dalla crisi ed avviare una stagione di crescita sana e duratura.

di Alfonso Tuor

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1 commento

  1.   

     

    Ottima analisi ..Alfonso: lassu’ nel Ticino avete le idee piu’ chiare…
    Speriamo che si chiuda davvero questa era della globalizzazione…ma senza guerre..