Presidenziali americane, Trump vs Biden: gli effetti sul mercato della ‘Blue Wave’

Un report su elezioni USA e mercati finanziari di Massimiliano Schena, CIO di Symphonia SGR: il mercato assegna una probabilità di oltre il 70% di vittoria per il democratico. 

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di Massimiliano Schena, Chief Investment Officer, Symphonia SGR

(WSC) MILANO – Dal mese scorso, i trend che riguardano le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America hanno dato maggior segno di chiarezza e, a poco meno di una settimana dal voto, il “Democratic Sweep” o “Blue Wave”, cioè il passaggio del controllo della Casa Bianca e di entrambe le Camere del Congresso al Partito Democratico, pare essere lo scenario di base più saldo. La probabilità di Blue Wave elettorale era già elevata prima della positività di Trump al Coronavirus, in particolare dopo il primo deludente dibattito presidenziale, e sembra essere salita ulteriormente anche dopo, probabilmente per l’opacità con cui la Casa Bianca ha gestito la situazione dell’emergenza sanitaria. Conseguentemente, il mercato delle scommesse elettorali assegna una probabilità di oltre il 70% di vittoria di Biden e i sondaggi accreditano un vantaggio di Biden rispetto a Trump di circa 10 punti percentuali, dato superiore anche a quello di Hillary Clinton nel 2016. Inoltre, il candidato democratico è in testa nella maggior parte degli Stati “contesi”, che sono cruciali per la nomina dei Grandi Elettori. 

 

  • La “Blue Wave” diventa anche lo scenario più market-friendly. Il rischio di un proseguimento della politica fiscale restrittiva verrebbe scongiurato e la politica estera diverrà meno aggressiva

 

Il passaggio ad una amministrazione Democratica è lo scenario più “market-friendly”, poiché generalmente preferito per i minori rischi di discontinuità di policy rispetto al mantenimento dello stato attuale con un Governo diviso  com’era fino all’estate. Il drastico cambio di percezione è legato al rischio di picco di politica economica, in particolare fiscale, sull’idea che una rimozione prematura del supporto macroeconomico dei Governi possa arrestare la ripresa, come già successo dopo la crisi finanziaria del 2008-2009 a partire dal 2010. Negli USA la politica fiscale è restrittiva già nel quarto trimestre e, a parità di legislazione, lo rimarrà per tutto l’anno prossimo. La Blue Wave scongiurerebbe questo rischio almeno a partire dal prossimo anno.  Inoltre sotto la sola Presidenza democratica ci si attende una politica estera ,meno aggressiva, soprattutto nei confronti dei tradizionali alleati europei e asiatici degli Stati Uniti. In questo senso il rapporto con la Cina potrebbe distendersi diventare più costruttivo, anche se i Democratici generalmente supportano la lotta all’ascesa della superpotenza cinese iniziata da Trump. 

 

  • Con l’amministrazione Biden ci si aspetta un pacchetto di stimoli fiscali con sussidi all’emergenza sanitaria e welfare, riduzione dei dazi e un pacchetto di spesa per infrastrutture e lotta al cambiamento climatico

 

Nello scenario di base di un “Blue Wave”, la prima iniziativa legislativa che ci si può attendere già in gennaio è un pacchetto di stimoli fiscali di almeno di 2,5 trilioni di dollari con misure atte a  sostenere la lotta al Coronavirus grazie ad un aumento della spesa sanitaria, assistenza ai settori in crisi e  sussidi extra per i disoccupati. Una seconda iniziativa riguarderebbe il pacchetto previdenziale tramite  l’aumento dell’assistenza sanitaria (ma non la sua nazionalizzazione) e sussidi per l’educazione e la cura dell’infanzia. Questo aumento di spesa sarà finanziato solo in parte tramite un aumento delle imposte per almeno 2 trilioni US$ in 10 anni, rimuovendo parte del taglio delle tasse dell’amministrazione Trump, portando l’aliquota sugli utili aziendali al 28% ed aumentando le imposte sul capital gain, oltre a possibili interventi sui redditi dei ceti più ricchi della popolazione. Infine, sarà messo in piedi un pacchetto di spesa per infrastrutture e il “Green New Deal” per combattere il cambiamento climatico. Il pacchetto dovrebbe ammontare a diverse centinaia di miliardi di dollari nel corso del mandato, rispetto ai 2 trilioni citati nella campagna elettorale. In uno scenario alternativo contraddistinto da un Congresso diviso il supporto di politica fiscale sarebbe molto inferiore, a causa dell’ostilità della maggioranza repubblicana al Senato di eccedere 500 miliardi US$ di stimolo senza misure compensative. 

Un altro importante effetto macroeconomico positivo del cambio di amministrazione democratica è la probabile riduzione dei dazi alle importazioni. Le “guerre commerciali” sono state uno degli elementi che più ha pesato sull’economia mondiale nel 2018 e 2019, con un impatto negativo sulla fiducia delle imprese, in particolare del settore industriale. Anche se la linea di politica estera di Biden non sarà più accomodante di quella di Trump nei confronti della Cina, una revisione della politica dei dazi è altamente probabile e agevolerebbe l’implementazione della Fase 1 dell’accordo commerciale, finora ostaggio delle tensioni USA-Cina; inoltre l’approccio più costruttivo con gli alleati tradizionali implica un’elevata probabilità che i dazi verso Paesi come Canada e Unione Europea siano rimossi.

 

  • Secondo Goldman Sachs, gli stimoli fiscali più espansivi insieme ad una politica commerciale meno aggressiva dovrebbero spingere la crescita USA sopra il potenziale fino a un picco di 2,7 punti percentuali nel 2022

 

Una iniziativa commerciale meno aggressiva e una politica fiscale più espansiva provocherebbero uno shock positivo per l’economia americana, proteggendola dagli effetti negativi di misure più restrittive per rallentare la pandemia elemento che sotto una Presidenza Biden sarebbero più. Importanti. Secondo Goldman Sachs, in un contesto di disoccupazione elevata, inflazione inferiore al target e tassi di interesse bloccati dalla linea di politica monetaria della Fed per il futuro prevedibile, questi stimoli dovrebbero spingere la crescita sopra il potenziale, fino ad un picco di 2,7 punti percentuali nel 2022, con lo stimolo fiscale che sostiene da subito il reddito disponibile, essendo in gran parte legato a trasferimenti e sussidi, e che si manifesta più rapidamente dell’impatto negativo dell’aumento delle imposte. Se nel frattempo la situazione pandemica dovesse tornare sotto controllo, grazie anche al futuro piano per le vaccinazioni di massa, questo mix di policy potrebbe richiedere una rimozione anticipata dello stimolo di politica monetaria, con i primi rialzi dei tassi nel corso del 2023 rispetto all’attuale fine 2024/inizio 2025 attualmente prezzato dai mercati finanziari.

 

  • I mercati si stanno posizionando per una reflazione post Blue Wave. La reazione complessiva sarà influenzata pesantemente dall’andamento della pandemia e dai tentativi di argine alla terza ondata dei contagi negli USA

 

La tesi di consenso è che la “Blue Wave” possa innescare un forte movimento di reflazione a supporto della maggior parte delle asset class rischiose. Alcuni mercati stanno già parzialmente prezzando tale scenario, come l’irripidimento della curva dei rendimenti dei Treasuries USA, l’indebolimento del dollaro e rafforzamento delle valute asiatiche, il rally dei metalli industriali e la buona tenuta dell’equity. Ciononostante, a parte alcuni casi, il posizionamento degli investitori non è particolarmente sovraffollato, anche se in aumento. Inoltre le curve della volatilità su diversi mercati hanno corretto buona parte del premio sulle scadenze tra novembre e gennaio. Infine, la reazione complessiva dei mercati può continuare essere pesantemente influenzata dall’andamento pandemico e dai progressi sulle vaccinazioni, soprattutto se un’Amministrazione Biden tentasse di arginare più aggressivamente la terza ondata di contagi USA con misure di contenimento più restrittive, un rischio che i mercati non sembrano prezzare.

 

  • Il Mercato obbligazionario vede aspettative di inflazione anche a fronte di un intervento della FED per contrastare un movimento eccessivo della curva del rendimento del Treasury decennale

 

Sul mercato obbligazionario, il rendimento dei Treasuries decennale è salito di 20 bp dall’inizio di ottobre, ancora ben all’interno dell’intervallo prevalente post-pandemia, ma l’inclinazione della curva sul tratto 2-10 anni è al massimo dal 2018, con un posizionamento molto pesante per un ulteriore irripidimento, riflettendo la prospettiva di maggiore stimolo fiscale, in un momento in cui la Fed è in una fase di attesa. Un movimento eccessivo della curva sarebbe tuttavia con ogni probabilità contrastato dalla Federal Reserve, a meno che i mercati non inizino a prezzare aggressivamente un ciclo più ravvicinato di rialzo dei tassi. Le aspettative di inflazione sono passibili di un rialzo, in linea anche con il nuovo regime di targeting di inflazione media. Questo trend è a rischio soprattutto con un Senato repubblicano. L’impatto sul mercato del credito sarà verosimilmente più modesto, ma la generale reflazione può favorire la sovraperformance di settori ciclici come Auto e Materiali di base, mentre l’impatto su Healthcare e Energy, due aree di potenziali interventi regolamentari, è più incerto.

 

  • Il mercato valutario vede sfavorevolmente un apprezzamento del dollaro in caso di “Blue Wave”. Le caratteristiche del dollaro come bene rifugio lo renderà comunque sensibile all’evoluzione della pandemia

 Sul mercato valutario, la view di consenso è che la Blue Wave sarebbe sfavorevole per il dollaro, incoraggiando la rotazione sulle asset class rischiose fuori dagli USA. Una vittoria di Trump sarebbe, invece,  di supporto, mantenendo elevata l’incertezza geopolitica internazionale. Il posizionamento degli investitori è generalmente a supporto di questa view, ma le caratteristiche di bene rifugio del dollaro lo rendono particolarmente sensibile all’evoluzione dello scenario macro e pandemico. Le Valute Emergenti dovrebbero essere le principali beneficiarie della reflazione, in particolare le valute asiatiche (CNY, INR, IDR) grazie alla riduzione tensioni USA-Cina, guidate dallo yuan cinese, ma altre divise quali MXN, ZAR e BRL possono beneficiare del clima di migliore propensione al rischio. RUB e TRY sono beneficiari meno ovvi poiché l’approccio di Biden nei confronti di Russia e Turchia potrebbe non essere amichevole. L’impatto sulle valute più cicliche del G20, che hanno in buona parte già recuperato i livelli pre-pandemia, dovrebbe essere più modesto, così come sulle valute europee, dove l’outlook pandemico negativo è ora un driver più potente.

 

  • Il mercato azionario subirà una rotazione delle performance in caso di vittoria democratica con nuove iniziative fiscali che sosterrebbero industria, materiali di base ed energie alternative. L’impatto della “Blue Wave” sarebbe neutro sul settore finanziario e sulla Difesa

  

 Sul mercato azionario, la Blue Wave può fare da catalizzatore ad una significativa rotazione delle performance relative, dall’equity USA e dai settori Growth e difensivi all’equity del resto del mondo ed ai settori Value e ciclici. Le nuove iniziative di politica fiscale sosterrebbero comparti come quello industriale, dei materiali di base, delle energie alternative e dei consumi discrezionali, beneficiando anche i mercati europeo, giapponese ed emergenti che sono sovrappesati su questi segmenti. Queste rotazioni settoriali cercheranno di compensare i rischi per il settore tecnologico, la cui sovraperformance è supportata da una generazione di profitti superiore e dai trend strutturali accelerati dalla pandemia, come la digitalizzazione, ma un’Amministrazione Biden aumenterebbe significativamente i rischi regolamentari, che in passato hanno fatto da catalizzatore ad una normalizzazione delle valutazioni. L’impatto della Blue Wave sarebbe invece neutro per settori come il finanziario (fuori dal radar in questa elezione) e della difesa (la spesa militare rimarrà elevata in funzione di contrasto all’ascesa della potenza cinese).

 

  • Il Mercato delle materie subirà gli effetti di un “Green New Deal” soprattutto per quanto riguarda i materiali industriali. Le commodities agricole subirebbero un supporto positivo per effetto di una riduzione delle tensioni con la Cina. Incerto l’andamento relativo al petrolio

 

 Sul mercato delle materie prime, l’aumento della spesa pubblica in infrastrutture e per il Green New Deal dovrebbe supportare i metalli industriali, in particolare il rame, fondamentale per le tecnologie verdi. Una riduzioni delle tensioni con la Cina sarebbe elemento per le commodities agricole. Per quanti riguarda il petrolio la situazione è più incerta: lo stimolo fiscale può incoraggiare parte della domanda e regolamentazioni più restrittive possono comprimere l’offerta negli USA, ma alcuni segmenti della domanda (come il trasporto aereo) sono bloccati dalla pandemia e la politica estera sotto Biden potrebbe implicare un rilassamento delle relazioni con Iran e Venezuela, la cui produzione è depressa anche per le sanzioni USA. L’oro rimane certamente una buona protezione contro molteplici rischi di scenario.

 

  • Una amministrazione Biden riporterebbe gli USA all’interno degli Accordi sul Clima di Parigi con effetti positivi sugli investimenti ESG

 

Infine, la Blue Wave darebbe un ulteriore impulso agli investimenti ESG, con il Governo USA che tornerebbe alla guida della lotta al cambiamento climatico, che sotto l’Amministrazione Trump è stata lasciata interamente al settore privato ed ai Governi esteri, in particolare europei. Una presidenza Biden implicherebbe il ritorno degli USA negli Accordi sul Clima di Parigi, la reimposizione delle regolamentazioni ambientali soppresse da Trump, investimenti specifici sul settore verde con il Green New Deal e l’adozione di standard e mandati ambientali più rigorosi per gli investitori ed il settore corporate. Questa spinta sarebbe ben accolta dai mercati, considerando la buona predisposizione degli investitori ed i segnali di performance relative superiori per le aziende o le strategie che hanno un focus più aggressivo su obiettivi ESG.

 

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