Commodities: tutto quel che dovete sapere per investire sul rame

L'analisi di Giuseppe Pascarella - Un investimento da considerare nel filone dell'economia green. Tutti gli ETF, e le singole società che operano con questo importante metallo.

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di Giuseppe Pascarella

(WSC) MILANO – La Green Economy da pochi giorni ha un nuovo acronimo, GFANZ (Glasgow Financial Alliance for Net Zero). Non è certo orecchiabile ma sarà il futuro della finanza climatica, grazie anche alla presenza degli Stati Uniti, il secondo paese più inquinante del mondo che dopo l’uscita di Trump dal trattato di Kyoto, grazie a Biden sembra voler fare qualcosa di concreto per il futuro del pianeta.

Il GFANZ, che si terrà il prossimo 26 novembre, ha come orizzonte la neutralità climatica e vuole rimettere ordine nella babele di annunci e dichiarazioni che si sono accavallate in questi mesi da parte di decine e decine di aziende, banche e investitori.

Attualmente, il fabbisogno energetico statunitense è soddisfatto prevalentemente da combustibili fossili: il 45%, infatti, dipende dal gas naturale, seguito da carbone (24%) e nucleare (17%).

Le fonti rinnovabili si attestano sul fondo della classifica, con un misero 12%. Per questo, il piano di Joe Biden obbliga i fornitori di elettricità a garantire entro il 2030 che l’80% della propria produzione provenga da fonti a emissioni zero di CO2, per arrivare al 100% entro il 2035.

Obiettivi in linea con l’impegno di arrivare a rendere l’intera economia degli Stati Uniti carbon-free entro il 2050.

Ma cosa c’entra il rame in tutto questo? Il rame è un perno fondamentale della vecchia economia energetica. Se pensiamo agli utilizzi industriali come cavi realizzati in metallo, non possiamo che notare la convenienza del rame e la sua peculiarità nel trasmettere elettricità da fonti solari ed eoliche. 

Non solo, il rame è un materiale chiave nei veicoli elettrici di nuova generazione e nelle stazioni di ricarica, per questo e tanti altri motivi è stato soprannominato “il nuovo petrolio”.

Ma se il mondo chiede più rame, le industrie sono pronte a fornirlo? Qui nasce un problema di approvvigionamento. In questo momento le miniere di rame sono nuovamente a pieno regime ma nel mondo sono già visibili carenze di forniture. E’ noto che quando una materia prima è molto richiesta ma c’è poca offerta, il prezzo di quest’ultima sale. 

Nei mercati delle materie prime, prezzi più elevati normalmente suscitano una maggiore produzione, ma spingere i minatori del rame a produrne di più è un compito arduo. 

Le miniere di rame producono ogni anno circa 21 milioni di tonnellate, circa 45 miliardi di sterline.  Freeport-McMoran (FCX), la più grande miniera del mondo, ha notato il mese scorso che solo 2 milioni di tonnellate metriche di nuova fornitura annuale sono in fase di sviluppo.

I minatori sono cauti dopo essersi scottati quando il rame è crollato dal picco di 4,70 dollari a libbra dieci anni fa. Ci sono un numero limitato di buone miniere rimaste in tutto il mondo e i tempi di consegna per i nuovi progetti possono estendersi da sei a otto anni.

Un veicolo elettrico contiene fino a 180 libbre di metallo rosso, quattro volte la quantità presente in un veicolo con motore a combustione interna. Le turbine eoliche on-shore utilizzano circa quattro volte più rame delle centrali elettriche alimentate da combustibili fossili per megawatt di elettricità.

I parchi eolici offshore sono ancora più ad alta intensità di rame; hanno bisogno di cavi di rame spessi per trasmettere energia a terra.

L’industria del rame deve spendere oltre 100 miliardi di dollari per colmare quello che potrebbe essere un deficit di approvvigionamento annuale di 4,7 milioni di tonnellate entro il 2030 mentre decolla il settore dell’energia pulita e dei trasporti.

Il potenziale deficit potrebbe raggiungere i 10 milioni di tonnellate se non si scaveranno miniere. Con i mega progetti lanciati da Cina, Europa e Stati Uniti, la richiesta di rame sta aumentando a vista d’occhio, solo nell’ultimo anno infatti il prezzo del rame è passato da 3,2 dollari alla libbra fino ai 4,8 dollari alla libbra (prezzi al 12 maggio 2021). 

Le più grandi società minerarie di rame al mondo, Freeport-McMoran (FCX) e Southern Copper (SCCO) sono salite negli ultimi 12 mesi rispettivamente +400% e +140%. 

Il Global X Copper Miners exchange-traded fund (COPX) detiene azioni minerarie, mentre il fondo statunitense Copper Index (CPER) offre un modo diretto per investire sullo spot del metallo attraverso la proprietà di contratti futures.

Il rischio principale per il rame è la debolezza inaspettata nell’economia globale. La Cina è fondamentale; rappresenta circa la metà della domanda mondiale. Tuttavia, un pullback sembra improbabile, dato che la domanda legata all’energia verde, solo il 3% dell’utilizzo di rame nel 2020, potrebbe raggiungere il 16% entro il 2030, secondo le stime degli analisti di Goldman.

Tutto questo va a vantaggio di aziende ricche di rame come Freeport, che ha oltre 30 anni di riserve. Freeport ha asset di livello mondiale ed è una ottima società, dovrebbe produrre quasi quattro miliardi di sterline di rame solo quest’anno.

Possiede miniere in Arizona, ha interessi in due miniere in Sud America e possiede il 49% della massiccia miniera di rame e oro di Grasberg in Indonesia.

Un’altra società molto interessante è Southern Copper, con le operazioni minerarie in Messico e Perù, ha le più grandi riserve del settore e alcuni dei costi di produzione più bassi. Mira a raddoppiare la produzione nel 2028 da una produzione prevista per il 2021 di circa due miliardi di sterline.

Se queste società vogliono continuare a crescere e cavalcare l’onda devono necessariamente coinvolgere comunità e governi molto prima nello sviluppo del progetto, data la crescente consapevolezza e aspettative sociali e ambientali.

Una maggiore attenzione all’impatto ambientale delle attività minerarie ha lasciato l’industria incapace di rispondere rapidamente ai deficit di mercato attraverso una nuova offerta, nonostante il prezzo sia ben al di sopra di un prezzo conveniente per i paesi. 

E’ noto che se c’è forte domanda e poca offerta, il prezzo della materia prima sale, per questo motivo continuo ad essere potenzialmente rialzista sul lungo periodo per il rame, c’è ancora tempo per gli investitori per salire a bordo.

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L’autore

Giuseppe Pascarella è uno dei principali esperti europei di analisi di società quotate in borsa negli Usa, CEO del gruppo PascaProfit e autore del bestseller ‘Battere il benchmark‘, attraverso il quale promuove l’alfabetizzazione finanziaria in Italia.

https://pascaprofit.com/

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