Pil a +1,2%: ok Upb a previsioni Mef. Opposizioni: “Ignorati effetti fine Qe”

Il governo incassa il sì dell'Ufficio di Bilancio al Def, ma non calcola i problemi da ottobre con lo stop alla 'droga' di Draghi.

Il Consiglio Upb ha validato le previsioni tendenziali del Mef per il 2017-18 che ipotizzano una crescita reale rispettivamente del 1,5 e del 1,2 per cento. Lo comunica l’Ufficio parlamentare di bilancio spiegando che “le previsioni rientrano in un intervallo di valutazione complessivamente accettabile, anche se la dinamica ipotizzata del Pil reale nel 2018 appare marginalmente al di sopra dell’estremo superiore delle previsioni del panel Upb (composto, oltre che dallo stesso Upb, da Cer, Prometeia e Ref.ricerche)”.

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Nella valutazione di insieme l’Upb tiene conto del fatto che “la dinamica reale è controbilanciata, in particolare nel 2018, da una stima più contenuta del deflatore del Pil: ne consegue che l’evoluzione del Pil nominale, variabile più direttamente rilevante per gli andamenti di finanza pubblica, si situa tanto nel 2017 quanto nel 2018 all’interno dell’intervallo delle stime ipotizzate dal panel dei previsori Upb”.

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Forza Italia: “Il Def non tiene conto della fine del Qe”

“Tra i tanti miracoli economici contenuti nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza che il ministro dell’Economia Padoan dovrebbe spiegarci, c’è quello sulle previsioni fatte dal Tesoro sulla componente tassi di interesse”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “Veniamo così a scoprire che, per il governo, il ‘tapering’ della Bce, ovvero la riduzione graduale del programma di acquisto dei titoli di Stato, compresi i Btp italiani, non porterà a nessun aumento significativo del tasso implicito sui nostri titoli di Stato”.

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“Il Tesoro vorrebbe, dunque, farci credere che la cessazione degli acquisti di Btp da parte di Francoforte non avrà alcuna conseguenza sui rendimenti di emissione dei nostri titoli di Stato, con conseguenze negative sul costo del debito e, quindi, sul deficit – aggiunge -. Tutti gli esperti internazionali sono concordi nel sostenere che il disimpegno della Bce nell’acquisto di titoli italiani rappresenta uno dei principali fattori di instabilità per le nostre finanze pubbliche, con il rischio di un forte aumento degli spread. Se il ministro Padoan riuscisse a spiegarci questo ennesimo miracolo economico previsto dal suo ministero, in pieno disaccordo con tutti i più grandi analisti internazionali, gliene saremmo grati”.

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