Eolico, col rinnovamento parchi oltre 2 miliardi l’anno (e lavoro) per l’Italia

Con un programma di revamping delle wind farm si potrebbero raggiungere i 16,8 gigawatt entro il 2030, ottimizzando la produzione dei siti esistenti: la maggior parte degli impianti …

Con un programma di revamping delle wind farm si potrebbero raggiungere i 16,8 gigawatt entro il 2030, ottimizzando la produzione dei siti esistenti: la maggior parte degli impianti ha superato i 10 anni di vita.

La tecnologia invecchia presto e le centrali rinfrescate con nuovi dispositivi potrebbero donare all’Italia molta più energia verde con zero impatto. Se decidesse di produrre in maniera più efficiente, al 2030 il nostro Paese potrebbe disporre di 7,9 GW di potenza eolica in più, solo aumentando la capacità dei vecchi impianti esistenti.

È quanto emerge dallo studio “Il rinnovamento del parco eolico italiano” presentato questa mattina a Roma presso l’Auditorium del Gse nel corso dell’incontro “Il rinnovamento dell’eolico. Un valore per l’economia, l’ambiente e il territorio”. L’analisi del team di ricerca guidato da Alessandro Marangoni, ceo di Althesys, stima che solo attraverso un programma di revamping delle wind farm, si potrebbero raggiungere gli obiettivi per l’eolico di medio-lungo periodo (16,8 GW al 2030). Un’operazione di questo tipo consentirebbe inoltre di ottimizzare la produzione dei siti già operativi e ormai integrati nel territorio. Ad oggi in Italia circa 2.000 MW di capacità eolica installata hanno superato i dieci anni di vita (363 MW hanno più di 15 anni e 1.639 MW più di 10).

Si tratta di impianti di solito posizionati in aree a particolare vocazione eolica, ma con tecnologie ormai obsolete che non permettono di valorizzare adeguatamente la risorsa vento disponibile. La ricerca ipotizza al 2030 un potenziale da rinnovamento di 7,9 GW, corrispondente ad una potenza netta installata di 4,5 GW. Tra i benefici derivanti dall’operazione anche la possibilità di risparmio sui costi di incentivazione, valutabili in 270 milioni di euro. I vantaggi più consistenti si avrebbero dalla riduzione del PUN – il prezzo dell’elettricità in Borsa – fino a 1,3 miliardi di euro/anno, grazie a un maggior ricorso all’eolico nel mix energetico, e nell’indotto, per 450 milioni/anno. Interessanti anche i dati occupazionali: lo studio stima la creazione di 7.340 nuovi posti di lavoro.

“Le norme approvate fino ad oggi – rileva Alessandro Marangoni – si sono dimostrate incapaci di cogliere l’enorme potenzialità di un revamping degli impianti già esistenti, che potrebbero essere più produttivi riducendo al contempo gli impatti. Il vantaggio è duplice: per le imprese l’aumento della produzione, visti i tagli sugli incentivi e i problemi autorizzativi, è oggi l’unica opportunità rimasta al settore. Per il Paese, invece, il rinnovamento eolico significa disporre di nuova energia rinnovabile, ma a minor costo e impatto ridotto, perché più efficiente e che occupa meno suolo, con ricadute sull’economia e sull’occupazione”.

Decidere di non rinnovare il parco eolico avrebbe invece una serie di conseguenze negative, prima tra tutte la perdita di produzione degli impianti, che vanno verso il fine vita. Il mantenimento della situazione attuale porterebbe infatti al progressivo smantellamento degli impianti stimabili in 3,2 GW al 2032. Nello studio il team di Marangoni avanza anche una serie di proposte per superare il sostanziale inutilizzo del DM 6/7/2012. Tra queste il superamento del vincolo degli spalma-incentivi, la possibilità di maxi ammortamento per gli investimenti previsti e la semplificazione delle procedure autorizzative. A questo proposito, Althesys suggerisce contingenti separati e nuove aste: tra il 2017 e il 2032 sarebbe possibile bandirne 15 da 530 MW ciascuna.

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