Arabia Saudita, svelato accordo segreto del 1974 voluto da Nixon su debito pubblico Usa

Per 41 anni l’Arabia Saudita è stata, in segreto, uno dei principali detentori del debito pubblico Usa. La storia di questo segreto di stato molto ben custodito viene …

Per 41 anni l’Arabia Saudita è stata, in segreto, uno dei principali detentori del debito pubblico Usa. La storia di questo segreto di stato molto ben custodito viene ora rivelata dall’agenzia Bloomberg, dopo che nel maggio scorso il Tesoro statunitense, per la prima vota, ha fatto sapere che Riad, controlla 116,8 miliardi di dollari di titoli del debito pubblico statunitense e rientra tra i 14 principali detentori del debito pubblico emesso dalle autorità Usa.

Tutto è cominciato nel luglio del 1974, quando il presidente Usa Richard Nixon (solo un mese prima di dimettersi) ha dato il via libera a una missione ultrasegreta, in Arabia Saudita, del neo segretario al Tesoro, William Simon, un banchiere di Salomon Brothers, originario del New Jersey, poco diplomatico ma finanziariamente geniale, che era solito paragonarsi a Gengis Khan.

Il compito di Simon non era facile: doveva convincere i sauditi, che l’anno prima avevano decretato l’embargo petrolifero agli Usa, per punirli degli aiuti concessi ad Israele nella guerra del Kippur, facendo quadruplicare i prezzi del greggio, ad investire i loro petrodollari in titoli del debito pubblico statunitense. Per convincere Riad Simon adotta uno schema abbastanza semplice: Washington s’impegna a comprare il petrolio dall’Arabia Saudita ai prezzi maggiorati e assicura al Regno aiuti militari ed attrezzature industriali. In cambio però Riad, secondo la ricostruzione che il vice di Simon, Gerry Parsky fa a Bloomberg, accetta di investire in titoli del debito pubblico Usa i suoi ingenti guadagni in petrodollari.

L’accordo, spiega Parsky, viene stipulato nel corso di diversi vertici, durante i quali il re saudita, Faisal bin Abdulaziz al Saudi, chiede al Tesoro Usa di mantenere uno “stretto segreto” sugli acquisti di Riad.

La clausola in effetti rimane segreta per ben 41 anni, fino al maggio scorso, quando il Tesoro Usa, per motivi di “trasparenza”, decide di rendere pubblico il quantitativo di titoli del debito pubblico in mano a Riad: circa 117 miliardi di dollari, una cifra ingente ma nettamente inferiore ai 1.250 miliardi della Cina, che è il primo detentore di debito pubblico Usa e ai 1.130 miliardi di dollari del Giappone, il secondo.

Tuttavia, secondo un esponente del Tesoro Usa citato da Bloomberg senza rivelarne l’identità, la cifra resa nota da Washington sull’ammontare dei titoli Usa in mano all’Arabia Saudita, sottostima fortemente il vero investimento del governo di Riad nel debito pubblico statunitense che sarebbe pari almeno al doppio dei 117 miliardi di dollari ufficialmente divulgati, gran parte dei quali probabilmente sarebbero controllati dai tesorieri sauditi attraverso centri finanziari offshore.

Nell’aprile scorso, secondo Bloomberg, Riad ha minacciato di vendere i titoli del debito pubblico Usa in suo possesso, se il Congresso statunitense approverà una legge che consentirà ai Tribunali americani di giudicare il Regno saudita per le sue responsabilità negli attentati terroristici dell’11 settembre 2001. Il provvedimento è stato approvato dal Senato Usa e ora è al vaglio della Camera.

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