Rinviato il referendum? Renzi smentisce. Forse interviene la Corte Costituzionale

Il rinvio della data del referendum “è una cosa che per quello che mi riguarda non esiste. Il referendum si tiene il 4 dicembre come abbiamo fissato, nessuno …

Il rinvio della data del referendum “è una cosa che per quello che mi riguarda non esiste. Il referendum si tiene il 4 dicembre come abbiamo fissato, nessuno ci ha chiesto peraltro di fare il contrario. E’ una boutade giornalistica”. Lo afferma il premier Matteo Renzi nel corso della conferenza stampa dopo il Cdm sul terremoto in Centro Italia.

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Rischia di saltare il Referendum del 4 dicembre a causa del ricorso presentato dall’ex presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida, presso il tribunale civile di Milano (vedi articolo a fndo pagina) sui quesiti della scheda. Il tribunale potrebbe rimettere la questione alla Corte Costituzionale provocando il rinvio. Forti pressioni anche di Mattarella per far saltare la data, visto che il No ha cinque punti di vantaggio nei sondaggi, con il pretesto del terremoto.

Fa discutere la proposta del presidente della commissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi di rinviare il referendum per “evitare lacerazioni” in questa fase. Il Pd replica invitando alla cautela mentre arriva la bocciatura di Forza Italia: “E’ fantapolitica”.

La proposta di Sacconi – “La minaccia sismica che incombe sulla penisola è come pioggia sul pavimento bagnato di una nazione già depressa e insicura. La stessa ripresa della spirale deflazionistica rilevata dall’Istat ne è conferma.

Non appare quindi sufficiente una pur doverosa gestione solidale dell’emergenza tra governo e forze politiche tutte. A questo punto occorre qualcosa di più che inverta le aspettative della società. In particolare potrebbe essere utile una decisione straordinaria come il rinvio del voto referendario non solo per i problemi conseguenti alle migliaia di sfollati ma anche per l’esigenza di evitare in questa fase un ulteriore motivo di lacerazione quale si produrrebbe addirittura sulla Carta fondamentale.

Si potrebbe così sostituire subito la campagna elettorale con una stagione di responsabilità repubblicana, fatta di reciproco ascolto e di decisioni condivise sulla ricostruzione, sulla stabilità bancaria, sulla stessa legge elettorale e sui fondamentali rapporti con l’Europa. Viviamo un tempo straordinario che verrà comunque ricordato per il bene o il male che i principali attori della vita pubblica avranno saputo produrre”. Lo scrive Maurizio Sacconi, presidente della Commissione lavoro del Senato, nel blog dell’Associazione amici di Marco Biagi.

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Il giudice della prima sezione civile di Milano, Loreta Dorigo, si è riservata di decidere sul ricorso presentato dall’ex presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida, che ha chiesto di sollevare davanti alla Consulta l’eccezione di legittimità della legge 352 del 1970 istitutiva del referendum laddove non prevede l’obbligo di scissione del quesito quando ci sono più temi, come nel caso di quello sulla riforma costituzionale fissato per il 4 dicembre.

Onida contesta la chiarezza e l’omogeneità del quesito che per la sua eterogeneità viola la libertà di voto dell’elettore che si trova a dover decidere su “un intero pacchetto senza poter valutare le sue diverse componenti”. Il ricorso è stato discusso per oltre due ore alla presenza di Onida e della professoressa Barbara Randazzo, docente di Diritto costituzionale alla Statale di Milano e firmataria dell’istanza con l’alto magistrato. In udienza era presente anche l’avvocato dello Stato Gabriella Vanadia, che anche in questo caso ha chiesto il rigetto del ricorso. “Se lo scopo finale di queste domande è quello di incidere sulle prerogative politiche – aveva già spiegato Vanadia – non è lecito e va respinto, in quanto un procedimento di questo tipo non può incidere sulla politica”.

Il giudice deciderà nei prossimi giorni anche sul ricorso “parallelo”presentato da un pool di legali e discusso nei giorni scorsi davanti allo stesso magistrato. Si tratta della “squadra” di avvocati che ha vinto la battaglia davanti alla Consulta sul Porcellum. Anche gli avvocati Claudio e Ilaria Tani, Felice Besostri, Emilio Zecca e Aldo Bozzi hanno chiesto al giudice civile Dorigo di sollevare davanti alla Corte l’eccezione di legittimità della legge che regola l’indizione del referendum, “laddove non prevede l’articolazione dei quesiti in caso di referendum approvativo”.

Malgrado alcune differenze “tecniche”, la sostanza dei due ricorsi è la stessa. Il giudice aveva già deciso di non accorpare i due ricorsi.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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1 commento

  1.   

    renzi spera che gli tolgan la castagna dal fuoco. eppure il terremoto gli   aveva daato una mano irripetibile. avrebbe potuto in nome del medesimo ritirare la riforma..comunque uno la pensi.. una autentica schifezza. senza perdere la faccia ammesso che gli sia rimastaqualche parvenza.  ma come si sà la mamma dei cretini è sempre incinta. riguardo a MPS   altra storia riuscita PASSERA  si è ritirato in quanto i vertici praticamente non lo hanno voluto. che sia stato MORELLI  appena insediato  che probabilmente avrebbe perso il posto visto che PASSERA  è capace..molto più di lui.. di fare il banchiere da solo , o che sia stato il superiore di MORELLI  quello che ha cacciato viola probabilmente..mio pensiero.. per tentar di mantenere la banca e i suoi interessi nell’orbita comunista.i risultati son sotto gli occhi di tutti . oppure MEDIOBANCA  che con PASSERA  non avrebbe incassato centinaia di milioni di commissioni…Vi chiederete ..e gli interessi della banca..? A renzi non frega niente purchè si ribadisca il suo potere. Secondo voi ci sarà qualcuno così furbo da far l’aumento di capitale? perchè medibanca e i suoi accoliti mica lo garantiscono l’aumento. garantiscono solo l’incasso delle enormi commissioni. staremo a vedere.