Primarie Usa, sorpresa in Iowa: Cruz batte Trump e Clinton vince su Sanders per pochi voti

E’ partita ufficialmente la corsa per la Casa Bianca. Colpi di scena fin dall’inizio: il miliardario repubblicano perde, mentre tra i democratici, per Hillary la vittoria è sul …

E’ partita ufficialmente la corsa per la Casa Bianca. Colpi di scena fin dall’inizio: il miliardario repubblicano perde, mentre tra i democratici, per Hillary la vittoria è sul filo del rasoio.

Si sono svolti i caucus in Iowa, lo Stato nel Midwest degli Usa che dà il via alle primarie per scegliere i candidati alle presidenziali. Tra i Repubblicani ha vinto a sorpresa il senatore texano Ted Cruz che ha staccato Donald Trump di quattro punti. A lungo incerto l’esito per i Democratici: alla fine ad avere la meglio è stata Hillary Clinton (49,89%) che ha battuto Bernie Sanders (49,54), il quale ha però chiesto il conteggio voto per voto.

Sanders: conteggio voto per voto – Il risultato in Iowa non ha convinto affatto Bernie Sanders, che ha chiesto al partito il conteggio voto per voto, dopo che il vantaggio accreditato dai sondaggi della vigilia alla Clinton pare ridotto a pochi decimali. Lo riporta il Guardian. Per la stampa britannica la contesa si è chiusa di fatto con un pareggio. Lo staff dell’ex first lady ha rivendicato il leggero vantaggio ufficioso percentuale, ma il numero di delegati appare esattamente suddiviso, al massimo con la differenza di uno. Visto che, con il 99,94% dei voti, la Clinton ha un vantaggio di 0,4 punti percentuali su Sanders, il senatore del Vermont ha chiesto uno scrutinio che non lasci dubbi.

DES MOINES, IA - FEBRUARY 01: Republican presidential candidate Sen. Ted Cruz (R-TX) reaches out to supporters after winning at the caucus night gathering at the Iowa State Fairgrounds on February 1, 2016 in Des Moines, Iowa. Cruz beat out businessman Donald Trump and Sen. Marco Rubio (R-FL), who finished just behind Trump. (Photo by Christopher Furlong/Getty Images)

Sono almeno due le notizie che arrivano dallo Stato Usa: tutti aspettavano Donald Trump mentre dalle urne è uscito Ted Cruz (foto sopra) in maniera decisa. E in campo Dem Hillary Clinton non avrà la strada spianata come molti credevano.

E se Cruz cita Barack Obama (“Yes, We Can”), la delusione nel campo di Donald Trump è evidente ma il tycoon cerca di non dare troppo peso al risultato. “Abbiamo finito al secondo posto. E posso dire che sono orgoglioso del risultato. Mi congratulo con Ted Cruz”. Ha affermato anche se per lui il dato più preoccupante non è tanto essere arrivato secondo (con il 24% dei voti contro il 28% di Cruz) quanto avere il fiato sul collo di Marco Rubio, terzo ma a un solo punto di distanza (23%).

Chi esce con le ossa rotte da questa prima prova è Jeb Bush: per lui una vera debacle, con solo il 2,8% delle preferenze. Anche se lui non si da per perso: “La vera corsa per la Casa Bianca – afferma – comincia in New Hampshire il 9 febbario”. Per Hillary è l’incubo ricorrente: di nuovo l’Iowa, là dove fu battuta da Barack Obama nel 2008, un ‘déjà’ vu’ reso ancora più complicato dalla prossima tappa, il New Hampshire, dove Sanders è favorito e dove Hillary Clinton vuole volare subito.

Intanto il post-Iowa vedrà anche due candidati in meno: si ritira l’ex governatore del Maryland Martin O’Malley, lasciando sul campo democratico una lotta a due. E tra i repubblicani rinuncia Mike Huckabee. In entrambi casi non una sorpresa, visti i risultati insignificanti sia nei ondaggi che nei caucus dell’Iowa.

elezioni Usa

Il bello delle primarie americane è che realmente tutto può accadere. Come il fatto che il grande favorito della vigilia repubblicana sia battuto da un outsider (o quasi), o come i 30 milioni di dollari spesi dalla super quotata stella democrat per campagne pubblicitarie su radio e tv valgano solo un pareggio con un semi sconosciuto sfidante socialista.

Ed è proprio quello che è accaduto poche ore fa in Iowa, dove l’ispanico Ted Cruz con il 28% delle preferenze ha notevolmente rallentato la corsa del ciclone Donald Trump (24%), tallonato a sua volta anche da Marco Rubio che porta a casa un ottimo 23%. Se Atene piange, Sparta non ride. Nel senso che in casa dem Hillary “Hill-dog” Clinton (49,9%) ha un misero 0,3% di vantaggio su Bernie Sanders (49,6%), che sebbene non sia ancora il risultato definitivo (i sistemi di spoglio dello Stato sono storicamente molto lenti) fa comunque gridare lo sfidante al pareggio anche se l’ex first lady ha 699,57 delegati contro i 695,49 dello sfidante.

Ad ogni modo, non sempre avere i vertici dei partiti e montagne di dollari dalla propria parte equivale al successo. Anzi. È la democrazia, bellezza. Soprattutto in uno staterello piccolo e rurale del Nord, che ancora vive prevalentemente di agricoltura e dove non esiste voto per posta o online: se vuoi esprimere la tua preferenza per decidere i delegati e i candidati alle convention nazionali del tuo partito sei obbligato a recarti a uno dei 1.681 seggi e scrivere su un pezzo di carta il nome, chiuderlo a libretto e infilarlo nelle scatole. Ma prima ancora di tutto questo, devi partecipare ai caucus. Cosa sono? Secondo quanto spiega Dennis J. Goldford, professore di Scienze politiche della Drake University di Des Moines, la capitale dell’Iowa, si tratta di una “specie di assemblee popolari. È come se si invitasse la gente a cena a casa propria e si chiedesse loro: chi preferireste come presidente?. È un modo informale e colloquiale”.

Questa pratica è ancora in uso in 13 dei 50 Stati americani, ma a differenza del credo popolare, non determinano né influenzano le convention nazionali. E tantomeno stabiliscono in anticipo chi sarà il nuovo inquilino della Casa bianca. Perché in Iowa, spiega ancora Goldford, “ in media, solo 1 su 5 elettori registrati in Iowa va a votare nella prima selezione tra i candidati”. Sempre sperando che “la macchina funzioni, che la baby sitter non ti abbandoni, di non essere malato e che non ci sia una tormenta di neve” proprio nel pomeriggio del voto.

Rotto il ghiaccio, in maniera a dir poco sorprendente rispetto agli strapagati sondaggi della vigilia, ora le prossime tappe di febbraio saranno il 9 New Hampshire (primarie per entrambi i partiti), il 20 con i caucus repubblicani in Nevada e le primarie democratiche in South Carolina, il 23 con i caucus dem in Nevada e il 27 in South Carolina con primarie dell’elefantino.

Red.it

Come funziona il voto negli States

Le elezioni presidenziali Usa si terranno l’8 novembre 2016. Le consultazioni si tengono in un giorno solo: il cosiddetto Election Day. Cadono, come di consuetudine, il martedì successivo al primo lunedì di novembre. Queste saranno le elezioni che porranno fine agli otto anni di amministrazione Obama. Quello che sarà eletto sarà il 45 esimo presidente. Il mandato del capo di Stato dura quattro anni e si può essere rieletti alla Casa Bianca solo una volta.

QUANDO SI VOTA – I cittadini dei 50 Stati che compongono la federazione sono chiamati a votare il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre, quest’anno il giorno 8. È data inoltre la possibilità di esprimere la propria preferenza con l’early voting.

GLI SFIDANTI – A sfidarsi sono i vincitori delle primarie di repubblicani e democratici. Le primarie cominciano dall’Iowa il 1° febbraio e si concluderanno il 14 giugno. Tre i candidati alla nomination democratica: Hillary Clinton, Bernie Sanders e Martin O’Malley. Tra i repubblicani, i papabili sono Jeb Bush, Ben Carson, Ted Cruz, Marco Rubio, Donald Trump, ma candidati sono ance Chris Christie, Carly Fiorina, Jim Gilmore, Mike Huckabee, John Kasich, Rand Paul, Rick Santorum.

I GRANDI ELETTORI E IL MAGGIORITARIO – I cittadini non votano direttamente per il presidente, ma per i cosiddetti ‘grandi elettori’, che a loro volta saranno chiamati a votare per il nuovo inquilino della Casa Bianca il lunedì dopo il secondo martedì di dicembre (quest’anno il 19). Si tratta di un voto Stato per Stato, che riflette la struttura federale del Paese, e il sistema è maggioritario in tutti gli Stati tranne che in Maine e Nebraska. Ciò significa che, anche per pochi voti di differenza, un candidato può aggiudicarsi tutti i grandi elettori di uno Stato secondo la regola nota come ‘winner-takes-all’. È per questo motivo che gli occhi sono puntati su Stati particolarmente popolosi come Ohio o Florida che, proporzionalmente al numero dei loro residenti, scelgono rispettivamente 18 e 29 grandi elettori. Il Collegio elettorale degli Stati Uniti, composto dai grandi elettori, sceglierà poi presidente e vicepresidente; tuttavia, dal momento che le liste dei candidati a grande elettore sono espressione dei partiti, l’esito del voto diventa chiaro già nel giorno dell’Election day.

SCELTA DEL PRESIDENTE E INIZIO DEL MANDATO – Presidente e vice presidente vengono scelti dal Collegio elettorale degli Stati Uniti, composto dai grandi elettori. Questo non si riunisce tuttavia in un luogo unico, ma i grandi elettori si riuniscono a gruppi a seconda dello Stato nel quale sono stati eletti. In totale ci sono 538 grandi elettori e per essere eletti bisogna avere 270 voti elettorali. Il passaggio di consegne effettivo dal vecchio al nuovo presidente avviene il 20 gennaio.

NUMERO DI GRANDI ELETTORI STATO PER STATO – California (55), Texas (38), Florida (29), New York (29), Illinois (20), Pennsylvania (20), Ohio (18), Georgia (16), Michigan (16), North Carolina (15), New Jersey (14), Virginia (13), Washington (12), Arizona (11), Indiana (11), Massachusetts (11), Tennessee (11), Maryland (10), Minnesota (10), Missouri (10), Wisconsin (10), Alabama (9), Colorado (9), South Carolina (9), Kentucky (8), Louisiana (8), Connecticut (7), Oklahoma (7), Oregon (7), Arkansas (6), Iowa (6), Kansas (6), Mississippi (6), Nevada (6), Utah (6), Nebraska (5), New Mexico (5), West Virginia (5), Hawaii (4), Idaho (4), Maine (4), New Hampshire (4), Rhode Island (4), Alaska (3), Delaware (3), District of Columbia (3), Montana (3), North Dakota (3), South Dakota (3), Vermont (3), Wyoming (3). (Lapresse)

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