Libia: “Non mandate soldati a invadere, ma medici e ingegneri”

Il vice presidente del consiglio da Tripoli: “Non servono struppe straniere, piuttosto sostegno logistico alle nostre forze militari, che sono ben determinate a battere l’Isis”. Medici, ingegneri, tecnici, …

Il vice presidente del consiglio da Tripoli: “Non servono struppe straniere, piuttosto sostegno logistico alle nostre forze militari, che sono ben determinate a battere l’Isis”.

Medici, ingegneri, tecnici, non soldati. E’ quello che chiede all’Italia il vice premier di Tripoli, Ahmed Amhimid al Hafar, in un’intervista al Corriere della Sera. “Noi libici abbiamo i soldati necessari e la volontà per combattere l’Isis. Ma ci servono armi, munizioni e sostegno logistico”, ha spiegato. Secondo al Hafar, “occorre cooperare al meglio”. “Qualsiasi contributo della comunità internazionale deve essere concordato con il governo di Tripoli, che è l’unico legittimo in Libia. Ma non servono soldati stranieri, piuttosto sostegno logistico alle nostre forze militari, che sono ben determinate a battere l’Isis”, ha sottolineato l’esponente del governo islamista. L’ambasciatore Usa a Roma ha suggerito che l’Italia invii cinquemila soldati. “Preferiremmo tecnici, dottori, ingegneri. Ci servono civili per ricostruire la Libia, non soldati per distruggerla”, ha insistito al Hafar.

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L’Italia si prepara a mandare 5.000 uomini in Libia su richiesta di Washington per “combattere l’Isis”. Ma siamo proprio sicuri che sia questo il reale obiettivo?

No, infatti, caro lettore, il motivo di questa guerra è un altro e, avrete immaginato, è… il petrolio. Come spiega l’ottimo Alberto Negri sul Sole 24 Ore siamo davanti ad un “regolamento di conti”, una “spartizione della torta tra gli attori esterni e i due poli libici principali, Tripoli e Tobruk, che hanno due canali paralleli e concorrenti per l’export di petrolio”. La Libia, continua Negri, “è un bottino da 130 miliardi di dollari subito e tre-quattro volte tanto nel caso di un ipotetico Stato libico.

Qui si possono liberare alcune delle più importanti risorse dell’Africa: il 38% del petrolio del continente, l’11% dei consumi europei. È un greggio di qualità, a basso costo, che fa gola alle compagnie in tempi di magra. In questo momento a estrarre barili e gas dalla Tripolitania è soltanto l’Eni: una posizione, conquistata manovrando tra fazioni e mercenari, che agli occhi dei nostri alleati deve finire e, se possibile, con il nostro contributo militare”.

Probabilmente, una volta stabilizzato, il paese sarà diviso tra Francia, Gran Bretagna e, auspicabilmente Italia, mentre gli Stati Uniti vigileranno dall’alto.
L’Italia, che era ben posizionata con Gheddafi, e che è riuscita a cavarsela anche negli ultimi anni, ha molto da perdere e poco da guadagnare ad assumere un ruolo militare di primo piano nella sempre più probabile guerra.
Di certo, ancora una volta non ci dicono tutta la verità. Ancora una volta la lotta al terrorismo è, al più, una concausa e viene usato come pretesto per realizzare altri obiettivi, economici come sempre. E come sempre, solo pochi giornalisti avranno la lucidità e l’onestà intellettuale di raccontare la verità. Alberto Negri è uno di questi.

di Marcello Foa

Fonte: www.facebook.com

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