Governo raschia il fondo del barile. Verso la “voluntary bis”, mano tesa agli evasori

L’Italia torna a bussare alla “cassaforte svizzera”: è infatti in arrivo la riapertura dei termini per il rientro dei capitali dall’estero. Tramontata l’ipotesi di introdurre un meccanismo strutturale, …

L’Italia torna a bussare alla “cassaforte svizzera”: è infatti in arrivo la riapertura dei termini per il rientro dei capitali dall’estero.

Tramontata l’ipotesi di introdurre un meccanismo strutturale, presente ad esempio in Germania, il Governo del premier italiano Matteo Renzi sarebbe intenzionato a presentare a Roma la “voluntary bis” entro luglio, e comunque prima della fine dell’estate.

Il provvedimento è ancora in via di limatura, ma il meccanismo dovrebbe ricalcare quello già utilizzato nella prima fase e consentire di “coprire” anche il 2015-2016. Il potenziale incasso sarebbe di 1-2 miliardi di euro.

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Con la necessità di fare cassa in vista della prossima legge di Stabilità, il governo sta preparando un secondo provvedimento per la voluntary disclosure, il rientro dei capitali. Dopo la procedura chiusa a fine 2015, e soprattutto dopo le promesse che sarebbe stata l’ultima chance per chi elude il fisco, il governo fa marcia indietro: sarà concessa un’altra occasione agli evasori fiscali per autodenunciare i capitali detenuti all’estero e regolarizzare la propria posizione pagando tasse e sanzioni. E così del nuovo assist lanciato dall’esecutivo potranno approfittare anche i conti offshore degli italiani coinvolti nello scandalo Panama papers.

Secondo quanto si apprende, il provvedimento arriverà entro luglio. Dal decreto dovrebbero arrivare circa 2 miliardi di euro di nuove entrate una tantum, da usare sul 2017 all’interno della prossima legge di Stabilità. La nuova voluntary, si apprende, dovrebbe prorogare lo stesso meccanismo della prima tranche, andando a coprire anche i redditi occultati nel 2015-16. È invece tramontata l’ipotesi di rendere il rientro dei capitali strutturale, come avviene in altri Paesi europei.

Al momento del via libera alla prima edizione, il governo aveva assicurato che sarebbe stata la prima e l’ultima occasione, salvo poi, per bocca del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, aprire la porta a un secondo intervento. “Se una macchina funziona e ci sono ancora chilometri da fare, si può certamente usare ancora”, ha dichiarato il titolare del Mef al Sole 24 Ore ad aprile. Peccato che nel gennaio 2015, il consigliere economico di Padoan Vieri Ceriani aveva promesso che sarebbe stata “ultima occasione” per fare pace con il fisco. un concetto ribadito il 19 marzo, dal viceministro Luigi Casero, nel corso di un’audizione al Senato. Il 15 ottobre, infine, presentando la legge di Stabilità, il premier Matteo Renzi aveva poi parlato di misura “one shot“, che “non sarà replicata nel 2017 e 2018″.

Ma poi è arrivata l’esigenza di recuperare risorse. Due miliardi di euro farebbero comodo al governo, dal momento che ha già bisogno di trovare 10 miliardi di euro per la prossima legge di bilancio: otto per disinnescare le clausole di salvaguardia e non aumentare l’Iva, due per colmare il divario tra il deficit/pil previsto dal governo (1,8%) e quello che risulta dalle ultime stime della Commissione europea. Senza contare i nuova impegni di spesa annunciati giorno dopo giorni dai ministri: dall’anticipo pensionistico (Ape) promesso dal premier al raddoppio del bonus bebè, fino al nuovo piano casa annunciato dal viceministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini.

E se il meccanismo, come pare, sarà lo stesso dell’ultima voluntary disclosure, l’idea non spiacerà agli evasori fiscali. Infatti l’Agenzia delle Entrate ha incassato solo 3,8 miliardi sui 60 regolarizzati l’anno scorso: i 130mila italiani che si sono autodenunciati hanno versato un misero 6% del totale che avevano nascosto al fisco.

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