Ue: all’Ungheria di Orbàn va più del doppio dei miliardi dati all’Italia

Bruxelles ammette: “allocazione non ottimale, ma eseguita secondo regole di coesione europea”. Ecco perché il voto contrario ai coronabond da parte di alcuni partiti.

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(WSC) Roma – Più del doppio dei fondi destinati all’Italia. Questo è quanto ha ricevuto l’Ungheria del premier Orbàn, con riferimento agli aiuti per l’emergenza legata al coronavirus.

A riportare la notizia è il Telegraph, che aggiunge: mentre l’Italia ha ricevuto circa 2,5 miliardi di euro, l’Ungheria ne ha ricevuti circa 5,5 su un totale di 37.

L’Ungheria ha una popolazione decisamente inferiore a quella italiana (circa 10 milioni di abitanti rispetto ai circa 60 milioni dell’Italia, ovvero un sesto) ed ha sofferto una crisi da coronavirus leggera rispetto a quella del nostro paese, che risulta invece essere attualmente il più colpito a livello europeo.

Punzecchiata sul tema, la Commissione Europea ha ammesso che si tratta di “un’assegnazione non ottimale”; il perché di questa allocazione risiede nel fatto che per distribuire i medesimi fondi, che derivano dal budget europeo, si sono seguite le regole dei programmi di coesione, che favoriscono i paesi più poveri.

È proprio su questa linea che alcuni partiti italiani (Lega e Forza Italia) avevano votato contro i coronabond  a livello europeo, dopo aver aspramente contestato il Mes (Lega, Forza Italia invece era a favore).

Se venissero applicati i coronabond sulla base dell’attuale regolamento del budget europeo, infatti, l’Italia in quanto paese finanziatore netto avrebbe finito col versare più fondi di quelli ricevuti, portandosi a casa un delta negativo che ancor peggio avrebbe fatto in termini di risorse da poter impegnare in questa emergenza.

La richiesta dei partiti dichiaratisi contrari ai coronabond gestiti in questo modo, è che invece si dovrebbe far impegnare la Bce nello svolgere il suo ruolo, ovvero di farle acquistare tutti i titoli di Stato nazionali ritenuti necessari.

Supponendo che si adotti questa via, altro punto sarebbe poi quello di capire come immettere correttamente nell’economia reale questi soldi, per non rischiare che rimangono in pancia alle banche.

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