“Come in guerra”: uffici deserti a Manhattan, ripresa sarà più dolorosa del previsto

La crisi ha azzoppato turismo, retail e attività culturali. I danni provocati da chiusura di ristoranti e hotel, licenziamenti, taglio dei servizi e montagna di debiti, potrebbero durare anni.

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(WSC) NEW YORK – I ristoranti hanno riaperto il 30 settembre con una capacità massima consentita al 25% (erano chiusi da marzo) per le sale al chiuso, ma la clientela scarseggia dal momento che a Mahattan gli uffici continuano a essere deserti. In una città che vive e prospera di business e turismo, la crisi pandemica sta colpendo particolarmente duro le attività newyorchesi locali.

New York, una delle città più animate e produttive della Terra, così non la si era mai vista, nemmeno ai tempi della crisi subprime. Il settore alberghiero, retail e culturale sono paralizzati. E i danni provocati dalla chiusura di ristoranti e hotel, dai licenziamenti a raffica, dal taglio dei servizi e dalla montagna di debiti potrebbero durare anni.

I dipendenti degli uffici del cuore finanziario di New York stanno tornando al lavoro a un ritmo molto più lento rispetto a quelli della maggior parte delle altre principali città degli Stati Uniti. La Grande Mela corre così il rischio di dover affrontare una ripresa molto più lunga e dolorosa rispetto al resto del paese.

“Siamo in guerra”: New York sull’orlo dell’abisso finanziario

I banchieri di Wall Street sono tornati a occupare i grattacieli di Manhattan, mentre le società immobiliari, per il bene dei loro affari, hanno provato a dare l’esempio incoraggiando il personale a tornare al lavoro. Ma la verità è che la maggior parte degli altri professionisti preferisce lo smart working. Secondo quanto riferito da broker e agenzie immobiliari di New York, gli avvocati, i dipendenti dei media e dell’editoria, i lavoratori nel settore tecnologica lavorano ancora da casa. O stanno tutti nelle loro case negli Hamptons.

Complessivamente, dal 18 settembre circa il 10% degli impiegati di Manhattan sono tornati in ufficio. A livello nazionale, la percentuale è del 25% in media. Per fare un confronto, Dallas e Los Angeles sono al 40% e 32%. Stando ai dati di CBRE Group, società di servizi immobiliari commerciali, rispetto a luglio per New York si tratta solamente di un aumento modesto. È a luglio che le autorità cittadine hanno permesso per la prima volta dall’inizio del lockdown il rientro dei lavoratori non indispensabili.

Durante una call per commentare gli utili trimestrali negativi, l’amministratore delegato di Empire State Realty Trust Anthony Malkin ha così sintetizzato le sfide che la sua azienda e Manhattan si trovano a dover superare: “Siamo in guerra”.

Manhattan verso drastici licenziamenti e tagli ai servizi pubblici

Il periodo prolungato di chiusura degli uffici o di posti di lavoro lasciati semi vuoti ha avuto un effetto a catena debilitante nelle aree Midtown e Downtown di Manhattan, spingendo molti piccoli negozi e ristoranti a chiudere definitivamente i battenti. I licenziamenti sono piovuti a raffica e con essi le domande di sussidio.

Il tasso di disoccupazione è del 16% al momento, due volte superiore alla media del paese. La situazione ha un peso anche sulle casse pubbliche. Stando alle stime, le entrate fiscali provenienti dalle tasse sul reddito scenderanno di due miliardi quest’anno. Soltanto un terzo delle stanze d’albergo è prenotato. Il numero di appartamenti vuoti ha raggiunto livelli record a Mahattan.

Coronavirus Bankruptcy Tracker: These Major Companies Are Failing Amid The  Shutdown

A New York il virus ha causato la morte di 24.000 persone ed è costato il posto a centinaia di migliaia di lavoratori. Miliardi di dollari di tasse sono andate perduti. E anche se la città è riuscita a contenere l’epidemia, non ha potuto fare nulla per impedire che azzoppasse l’economia. Gli ultimi indicatori macro e l’abisso di debiti dicono che la città è destinata ad attraversare una crisi pluriennale, di una portata tale come non si vedeva dagli Anni ’70, quando finì in bancarotta.

Il sindaco di New York Bill de Blasio e il governatore dello Stato omonimo, Andrew Cuomo, hanno chiesto ripetutamente aiuto all’amministrazione Trump. Ma il presidente, un cittadino di New York che disprezza apertamente la sua città natale (perchè al 90% gli abitanti votano democratico) ha invece minacciato di tagliare i fondi federali. Se dovesse vincere le elezioni a novembre, la città sarà con ogni probabilità costretta ad attuare nuovi drastici licenziamenti e tagli ai servizi pubblici, tra cui trasporti e sanità.

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