Apple e Google rimuovono Parler, il social dei trumpiani

Cacciato per incitamento all'insurrezione da Facebook e Twitter, Trump si era rifugiato proprio su Parler. Le Big Tech fanno muro. Libertà di informazione o anarchia manipolativa? Critiche alla censura.

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(WSC) NEW YORK – Dopo Google anche Apple rimuove Parler, il Twitter della destra, dal suo App Store. La decisione è legata al fatto che Parler non ha preso le misure necessarie affrontare i discorsi di odio e violenza. “Abbiamo sostenuto che i diversi punti di vista dovessero essere rappresentati sull’App Store, ma non c’è spazio sulla nostra piattaforma per violenza e illegalità”. “Parler non ha preso le misure adeguate per affrontare il proliferare di queste minacce”.

Scacciato da Facebook e censurato d Twitter, Donald Trump si era rifugiato su Parler, aveva riferito l’anchor “amico” della Fox, Sean Hannity. “Ho visto che il presidente ha un account. Almeno c’è un posto per lui. Ed è un bene perché altrove lo stanno censurando”, aveva detto Hannity, riferendosi all’alternativa senza censure a Twitter su cui si sono spostati molti seguaci del presidente uscente e la stessa figlia Ivanka.

Le censure dei tweets ed i blocchi degli account sono sempre al centro delle critiche inerenti alla libertà di espressione e delle qualità dell’informazione. Il tema è caldo ormai da tempo ma, inevitabilmente, c’è stata un’impennata di contestazioni durante il periodo delle elezioni americane.

Da un lato i tweets di Donald Trump censurati da Twitter venivano visti come mancanza della libertà di espressione, dall’altro come filtro alle fake news. Breve il passo che portava poi alle critiche (a volte anche pesanti nei termini usati) dei sostenitori di una o dell’altra parte, che sfociava in una pioggia di account sospesi o addirittura bloccati.

Da qui si passava alle minacce degli iscritti di non tornare più ad utilizzare la piattaforma perchè appunto limitante della libertà di espressione, per aver ricevuto una sospensione o un blocco ingiustificati e via dicendo; tutti, o quasi, però poi tornavano ad usare il social network, anche a costo di creare un account nuovo e perdendo quindi tutti i followers acquisiti nel tempo, perché di fatto non vi erano alternative alla tipologia di partecipare ad una discussione pubblica in rete sui temi, principalmente, di politica, economia, finanza ed attualità.

Ecco allora che, nell’agosto del 2018, ad Henderson (in Nevada) per mano di John Matze e Jared Thomson nasce Parler, che in francese significa letteralmente “parlare” e si auto-definisce la “piazzetta del mondo”; i due alunni del programma di informatica dell’Università di Denver hanno creato una piattaforma dal design e dalle funzionalità sostanzialmente identiche a Twitter: si può dare eco ad un post (che equivale al “ritwitta” di Twitter), votarlo (che corrisponde al “mi piace” a forma di cuore di Twitter) oppure commentare (sempre con un limite al numero di caratteri possibili).

I profili ritenuti sostenitori di Trump, conservatori, teorici della cospirazione ed estremisti di destra hanno iniziato a spostarsi su questo social network, lamentando che Twitter (o Facebook) non permettessero la libertà di espressione oscurando i loro post ed impedendo di fatto la circolazione delle loro idee, fossero queste espresse direttamente nei post piuttosto che con la chiusura dei link riportanti tesi a loro favore (bloccando le fonti pubblicate su YouTube, siti, articoli, eccetera).

US election 2020: How a misleading post went from the fringes to Trump's Twitter - BBC News

La lamentela principale dei profili che abbandonano questi canali è infatti quella che i punti di vista differenti dal meanstream non possano essere espressi, pena la chiusura dell’account. Quanto appena detto, viene vissuto come una monopolizzazione dell’informazione.

La piattaforma attualmente non ha una grande diffusione ma stava crescendo molto velocemente: a fine giugno registrava circa un milione e mezzo di utenti giornalieri e solo due settimane più tardi ne contava oltre due milioni ed ottocento mila.

Al momento non risultano avere un account Parler molti personaggi famosi, ma la loro eventuale iscrizione al social potrebbe garantirne un ulteriore forte slancio.

Per il momento Parler si proponeva di essere competitivo puntando sulla libertà di parola senza correre il rischio di essere bloccati, al fine di alimentare una discussione aperta che crei valore aggiunto e condivisione di conoscenza, dichiarando comunque di garantire il non accesso ai troll ed ai contenuti sensibili. Ora che Apple e Google hanno rimosso Parler dalle loro piattaforme, il gioco è cambiato.

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