Tra Pechino e Bruxelles, da perfezionare il patto sugli investimenti

Analisi di Martina Gargano - L’accordo UE-Cina (detto CAI) taglia veramente fuori gli USA? E può essere davvero considerato una vittoria politica europea oppure l’Unione sta offrendo al Dragone una vittoria strategica?

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di Martina Gargano

(WSC) ROMA – Il 30 Dicembre 2020, dopo 7 anni di negoziati, Unione Europea e Cina hanno raggiunto un’intesa sull’ Accordo Complessivo sugli Investimenti (CAI). Questo è avvenuto durante una videoconferenza tra il presidente cinese Xi Jinping e i vertici dell’ UE: la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e la cancelliera tedesca Angela Merkel nelle vesti di presidente di turno, nonché il presidente francese Emmanuel Macron.

Il CAI, così come definito dalla Commissione stessa nel comunicato stampa ufficiale, è un accordo “di principio”. Differentemente da un accordo commerciale, quindi, non stabilisce l’apertura ad un flusso di scambi di merci, ma regola la possibilità per gli imprenditori delle due parti di fare affari nei reciproci territori. L’ accordo, inoltre, non è stato ancora ratificato: dovrà essere revisionato sotto un punto di vista legale e tradotto prima che possa essere sottoposto all’approvazione del Consiglio dell’UE e del Parlamento europeo. Nonostante ciò, il CAI ha già scatenato non poche controversie.

Da una parte, Bruxelles festeggia l’impegno della potenza asiatica a offrire agli investitori europei un accesso senza precedenti al suo mercato interno. L’accordo soddisferebbe infatti le priorità di Ursula von der Leyen per la Commissione europea, che puntano sul rinforzare il ruolo internazionale dell’UE, secondo il motto “A stronger Europe in the world” (Un’Europa più forte a livello mondiale).

Su questa linea, infatti, Bruxelles vuole avvalersi del CAI per riequilibrare l’asimmetria esistente tra mercato cinese e quello dell’Unione, portando ad una maggiore apertura il mercato della potenza asiatica, considerato molto più chiuso di quello europeo. Allo stesso tempo, però, vuole preservare le proprie aree sensibili, come i servizi pubblici, le tecnologie e parte delle infrastrutture. Da parte dell’UE, c’è quindi la convinzione secondo cui l’accordo promuoverà lo sviluppo sostenibile, compreso il rispetto dei diritti fondamentali del lavoro.

Tweet di Ursula von der Leyen (integrato in WordPress): https://twitter.com/vonderleyen/status/1344268974444441600

Se dalla parte europea del tavolo delle trattative il CAI viene quindi presentato come una vittoria diplomatica dell’UE, dalla parte cinese la parola chiave con cui l’accordo è stato presentato è stata senza dubbio “multilateralismo”, sottolineando come le concessioni arrivino da entrambe le parti. Come riportato dalla testata nazionale cinese Xinhua, Xi Jinping stesso ha sottolineato come il CAI sia un accordo “equilibrato, di alto livello e vantaggioso tanto per le due potenze contraenti quanto per il resto del mondo”, in quanto dimostrerebbe la determinazione della fiducia cinese nella promozione di politiche di cooperazione economica.

Sottolinea poi che “sebbene Europa e Cina abbiano posizioni differenti su alcune questioni, entrambe le parti hanno la volontà politica di rafforzare il dialogo e approfondire la cooperazione sulla base del rispetto reciproco”, ammiccando probabilmente alla possibilità di stipulare – ed estendere – accordi anche con altre potenze occidentali.

A fronte dell’impegno investito, Xi Jinping si augura dunque che l’UE “fornisca agli investitori cinesi un ambiente imprenditoriale aperto, equo e non discriminatorio”. Sottolinea poi come la Cina e l’UE dovrebbero mostrare responsabilità e agire attivamente per essere costruttori cooperativi di pace e progresso mondiali. L’accordo è ben accolto anche dalla stampa cinese in Europa, con Chen Weihua, direttore di China Daily EU, che definisce il giorno dell’accordo come “un gran giorno per la Cina e per l’UE”.

Le voci critiche sono però numerose. E, come è facile immaginare, molte di queste vengono da oltreoceano. Sebbene infatti la fine del 2020 era stata stabilita da tempo come termine ultimo per il raggiungimento dell’accordo, il fatto che negli Stati Uniti questa data si trovi a coincidere con un periodo di “stallo politico” precedente all’insediamento del nuovo presidente alla Casa Bianca sarebbe stato percepito a Washington come una mancanza di rispetto da parte dell’UE, che avrebbe agito in maniera isolata. Questo è causa di indignazione soprattutto a seguito delle dichiarazioni di Biden stesso che, dopo l’amministrazione Trump, avrebbe avuto in programma di riallacciare i rapporti diplomatici con l’Europa e fare fronte unito con le altre democrazie per lavorare sulle questioni relative alla Cina.

Ulteriore scetticismo viene espresso da Gideon Rachman che, dalle colonne del Financial Times, sostiene che sarebbe ingenuo ignorare le implicazioni geopolitiche del fare un accordo con la Cina in questo momento storico. Il riferimento è chiaro alle tematiche del lavoro, dei diritti umani e dell’ormai famigerato 5G.

A ciò si somma la critica secondo cui l’accordo, trainato maggiormente dall’asse franco-tedesco, rispecchierebbe maggiormente gli interessi dei due paesi, rischiano di alimentare le divisioni interne ai paesi europei.

È interessante notare come questo accordo sia stato in grado di scatenare un dibattito tanto acceso e che, al tempo stesso, apre le porte a molti interrogativi: l’accordo UE-Cina taglia veramente fuori gli USA? E può essere realmente considerato una vittoria politica dell’UE oppure, come molti sostengono, l’Unione starebbe offrendo a Pechino una vittoria strategica? Domande certamente fondamentali, ma per le cui risposte bisognerebbe aspettare quantomeno che l’accordo venga effettivamente ratificato; fino ad allora, i “giochi” (e il dibattito) sono ancora aperti.

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