Lettera a ‘Il Sole 24 Ore’ in risposta a un articolo esageratamente anti-Cina

Nel pezzo “Xi, il miglior nemico di Trump in vista delle presidenziali”, alcuni dei fatti esposti come certezze assolute possono essere oggetto invece di letture completamente diverse.

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(WSC) MILANO – Pubblichiamo la lettera inviata al direttore de Il Sole 24 Ore Fabio Tamburini, dall’avv. Marco Marazzi, membro dell’Advisory Board di Wall Street Cina, in merito a un articolo decisamente poco obbiettivo sulla Cina, firmato da Ugo Tramballi.

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Gentile Direttore,

E’ stato deprimente leggere un articolo smaccatamente anti-Cina su un giornale come il Sole 24 Ore.  Mi riferisco in particolare all’articolo di Ugo Tramballi  “Xi, il miglior nemico di Trump in vista delle presidenziali”. Si spera sia una posizione del tutto personale e non rifletta quella dell’ISPI con il quale il giornalista collabora. Il Dott. Tramballi infatti non si pone nemmeno il dubbio che alcuni dei fatti esposti come certezze assolute possano essere oggetto invece di letture completamente diverse.

Cominciamo dall’ “eccessiva sicurezza di se” che Tramballi imputa ai cinesi. C’è un paese nel mondo creato dall’elezione di Trump e dalla Brexit che non sia diventato più nazionalista di prima o del solito?  Non me ne viene in mente uno. O forse si ha nostalgia di quella Cina povera, meno sviluppata, che produce beni a basso costo ed ha bisogno anche di aiuti occidentali (fino ai primi di questo secolo era così).  Che non fosse la Cina eternamente sottosviluppata che volevano i suoi cittadini non viene nemmeno in mente?

E poi passiamo al Covid-19: sulla base di quali elementi inconfutabili si attribuiscono i ritardi nella reazione all’epidemia a Wuhan addirittura a comportamenti intenzionali e dolosi?  E infine, come fa a dire che la Cina non ha accettato un’indagine internazionale quando invece ha votato a favore dell’indagine dell’OMS? Se non altro andava specificato.

Passiamo poi alla “Cina che da anni trasgredisce ogni regola del commercio internazionale” e che “può essere riportata all’ordine” solo con sanzioni e punizioni (!). La Cina è entrata nel WTO nel 2001 solo dopo aver firmato un protocollo di accesso lunghissimo ed elaborato non richiesto a quasi nessun altro paese. E se violazioni ci sono state delle regole, e ci sono state (ricordiamo i dazi anti dumping imposti dalla UE sui pannelli solari per esempio), molte di queste sono state gestite in sede WTO: il numero di cause in cui la Cina ha perso in sede WTO è quasi il 90% di quelle che la coinvolgevano. Più o meno la percentuale persa dagli USA.  Il che significa che il WTO, sebbene abbia bisogno di un aggiornamento, funziona e non è stata certo la Cina a bloccare la nomina dei giudici della corte d’appello rendendolo quasi inservibile.

Tralasciamo l’interpretazione del tutto personale sul conflitto Cina-India e il paragone tra Cina e Unione Sovietica che non sta assolutamente in piedi come è ovvio a chiunque, ma su un punto il Dott. Tramballi ha ragione e anzi inavvertitamente tocca il nocciolo della questione rispetto alla cosiddetta “guerra tecnologica” tra USA e Cina.  Il punto è che Facebook, Youtube, Twitter e Google sono di fatto bloccati in Cina.  Questo è probabilmente il motivo principale delle rimostranze USA ed è anche forse il motivo per cui l’immagine che si ha dell’Occidente in Cina oggi è abbastanza distorta, a danno anche dei rapporti bilaterali.  Fortunatamente in Occidente abbiamo accesso a fonti diverse e variegate che possono spiegarci meglio il paese per chi non ha voglia o tempo di visitarlo. Viene il dubbio se, considerata la svolta recente di molti quotidiani, ma sono sicuro non del Sole, queste voci più informate avranno voce in futuro.

Grazie,

Marco Marazzi

Avvocato, autore con Luca Ciarrocca di “Intervista sulla Cina: come convivere con la superpotenza globale” (Gangemi, 2018).

www.marcomarazzi.eu

www.easternational.it

www.wallstreetcina.com

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