L’affaire Soros

“E avevo fiducia in Conte, ma adesso li detesto, sono dei traditori. I politici sono etero diretti: comandano Soros, Bill Gates, l’Oms, la Cina e le lobby del farmaco”. Così comincia la recensione di Luca Menichetti a "L'affaire Soros" di Luca Ciarrocca, pubblicato da Chiarelettere.

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di Luca Menichetti

(WSC) ROMA – “E avevo fiducia in Conte, ma adesso li detesto, sono dei traditori. I politici sono etero diretti: comandano Soros, Bill Gates, l’Oms, la Cina e le lobby del farmaco”. Così parlò una negazionista del covid intervistata dal Fattoquotidiano nel novembre 2020. Magari gente più accorta, seppur affetta da protagonismo e/o sindrome Dunning Kruger – mi riferisco ai “paladini della libertà” come se ne vedono tanti tra speaker radiofonici o giornalai diventati infallibili epidemiologi – evita di tirare in ballo direttamente Bill Gates o altri “complottardi”. Sono in genere più furbi: i minimizzatori alludono e poi ci raccontano le vie virtuose per stroncare questa influenza soltanto un po’ più rognosa del solito. Ma colpisce che questa volta, nell’elenco di loschi individui, sia stato citato Soros che pure non ci risulta al momento aver messo mano ai vaccini o ad altre iniziative anti-pandemia. È quindi probabile che Luca Ciarrocca, in considerazione anche delle affermazioni, tra i tanti, di un Michael Caputo (portavoce di Trump) – e non soltanto della poveretta intervistata dal Fattoquotidiano -, se e quando pubblicherà una nuova edizione di “L’affaire Soros”, dovrà incrementare il libro con i “complotti”  imbastiti sul Covid dall’anziano magnate di origine ungherese.

Libro che è biografia di George Soros ma soprattutto analisi della narrativa dominante, per lo più da destra, che vede il finanziere miliardario nelle vesti di “pericoloso estremista della sinistra radicale, simbolo del male assoluto, capo della cupola che vorrebbe dominare il mondo”. Bersaglio facile proprio per l’origine di Soros (“nato a Budapest nel 1930 da una famiglia ebrea ed è scampato sia al nazismo che al comunismo, eventi che hanno profondamente segnato il suo modo di pensare”) e per come si è arricchito (“divenne veramente ricco proprio in quei giorni, per l’esattezza il 16 settembre 1992, passato alla storia come ‘Black Wednesday”): in pratica è la vicenda contraddittoria di uno “speculatore senza scrupoli”, inventore degli hedge funds, poi diventato filantropo che ha donato 32 miliardi di dollari, tutti suoi, per sostenere cause benefiche definibili “di sinistra”. E fin qui si può comprendere l’irritazione della destra, soprattutto quella più radicale. Ma una cosa è l’irritazione, altro è farne una sorta di anticristo, un mostro dedito ai peggiori crimini contro l’umanità. La tesi di Ciarrocca – ma diciamo pure la realtà del tutto evidente –  è che questa narrazione volta a infamare sempre e comunque Soros, quale grande vecchio che complotta contro il mondo, sia  veicolata soprattutto da internet, dalla rete, nonché incentivata di fatto dai vari Trump, Bolsonaro, Netanyahu, Orban, Salvini e da tutti coloro che lo considerano – o meglio: fanno finta di considerarlo – il male assoluto.

In pratica Ciarrocca, con questo suo libro, che pure potrà apparire “militante” nel voler sbugiardare tutta la sequela di infamie e luoghi comuni imbastiti in questi anni su Soros, ha voluto raccontare la storia di “un finanziere arricchitosi senza particolari scrupoli, ma che poi, mosso dalla sua ansia di primeggiare intellettualmente e di farsi sentire (e forse da qualche senso di colpa), ha dedicato se stesso e molta parte del suo denaro a cause senza alcun dubbio umanitarie” (pp.277). Proprio lui che “avrebbe voluto essere un grande e famoso economista o un geniale scienziato. Ma non ne aveva i talenti. Per la sua metamorfosi da speculatore di Borsa a filantropo, George si è accontentato di elaborare una sua teoria della riflessività, scopiazzandola dalla teoria generale della relatività di Albert Einstein e traslandola alla finanza” (pp.17). Parole che mostrano un approccio non particolarmente ossequioso nei confronti di Soros, semmai oggettivo. Aspetto questo dell’oggettività di Ciarrocca che è stato riconosciuto addirittura in una recensione del “Giornale”.

“Affaire Soros” è una storia ben scritta ma, malgrado si presenti come inchiesta giornalistica, richiede una certa attenzione: sia per il tentativo di spiegare vicende discusse ed estremamente complesse proprio dal punto di vista tecnico-finanziario tipo le speculazioni del suo Quantum Fund, sia per la quantità di situazioni che hanno visto il magnate ungherese bersaglio dei sovranisti di destra e non solo. La colpa di Soros – considerato “l’unico individuo con una propria politica estera” –  è chiaramente quella di contrastare, tramite la Open Society Foundations e quindi con miliardi e miliardi elargiti in beneficenza, le politiche delle potenze autocratiche e dei “quasi – stati” del XXI secolo: ovvero la Cina di Xi Jinping, la Russia di Putin, gli Stati Uniti di Donald Trump, lo stato ebraico di Israele, le multinazionali tipo Google e Facebook, che esplicitamente si augura siano soffocati da un’alta tassazione e de-monopolizzati.

Insomma, grazie al libro di Ciarrocca il lettore ne saprà molto di più rispetto quanto propalato dai media, internet in particolare, su questo discusso personaggio: a cominciare dal numero infinito di cospirazioni che gli sono state attribuite, passando per i capitoli sulla genesi dell’odio da Larouche a Orbàn, alle fake news tipo quelle sulla Casa Bianca in mano a Trump e carovana dei migranti, alle accuse di sostituzione etnica, come se fosse l’ispiratore di un nuovo piano Kalergi, per poi giungere al paradosso dell’ebreo sfuggito all’Olocausto odiato a morte dalla destra israeliana. Non a caso visto che la sua “strategia principale è combattere la lobby ebraica a Washington”: “per Soros gli ebrei religiosi, i sionisti e in effetti la stragrande maggioranza delle comunità ebraiche del mondo stanno portando se stesse al disastro, provocando una reazione antisemita” (pp.217).

Soros quindi si è fatto un gran numero di nemici potenti, politici e imprenditori spregiudicati – nonché altri più chiacchieroni tipo il nostro Salvini –  ma quello che davvero colpisce del libro di Ciarrocca sono i tanti esempi di subcultura della rete, preda di manipolazioni virali sui social e in tv, costruite ad hoc da haters prezzolati che, seppur individuati, continuano, come in una sorta di effetto domino, ad ipnotizzare tanti poveracci sul “burattino del male”. Leggiamo, non a caso: “Secondo il magnate di origine ungherese, per le dimensioni raggiunte e il comportamento monopolistico, i big di internet sono diventati una concreta minaccia per la società, poiché danneggiano la democrazia e schiavizzano la mente delle persone” (pp.221). Basti pensare alle parole della negazionista citata all’inizio e allora tutto torna.

LUCA CIARROCCA

L’AFFAIRE SOROS

Pubblicato il: 28 Novembre 2020 su Lankenauta

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