La contesa tra Stati Uniti e Cina peggiorerà la recessione globale

di Marco Marazzi. Il ruolo dell'Italia e dell'Europa dovrebbe essere resistere sia alla propaganda cinese che a quella americana, lavorare per l'emergenza e collaborare contro i due nemici comuni: il coronavirus e la caduta delle economie.

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di Marco Marazzi*

(WSC) Roma – Nel mezzo di una pandemia globale, con una recessione globale in arrivo, in un momento in cui la cooperazione internazionale porterebbe ad uno sviluppo più veloce di cure e vaccino, Stati Uniti e Cina, i due motori più importanti per l’economia mondiale, litigano e pensano a segnare un punto.  

L’offensiva statunitense soprattutto si è fatta più aggressiva negli ultimi giorni, con l’aumento dei decessi e dei contagi dovuti al virus in USA e la campagna elettorale per le presidenziali che entra nel vivo, Trump per la prima volta sente di poter perdere.

E’ ormai chiaro che l’amministrazione Trump voglia addossare interamente la responsabilità di quanto accade negli Stati Uniti alla Cina, per distogliere l’attenzione da una responsabilità propria che è abbastanza ovvia: la Cina è riuscita a contenere il dilagare del virus in due mesi (e Trump lodava pubblicamente Pechino a febbraio).

L’America invece, avendo del tutto sottovalutato il rischio, colta impreparata sul fronte dei dispositivi di protezione, e presa tra governatori riottosi e un sistema sanitario che esclude le fasce più deboli, sembra incapace di rimettere la pandemia sotto controllo.

In realtà quel che preoccupa Trump è la ricaduta economica che in un paese quasi del tutto privo di protezione per i lavoratori che perdono il posto creerà milioni di disoccupati insoddisfatti e pronti quindi a votare contro il governo in carica. Questo attacco diretto, che si è spinto addirittura a tirare fuori teorie smentite dalla stessa comunità scientifica e dall’intelligence americana (quella sull’origine non naturale ma da un laboratorio del virus), si inserisce purtroppo in una situazione già molto complessa.  

Difficile capire che cosa abbia dato inizio a questa guerra che dura dal 2018: è stata la scoperta USA di trovarsi indietro su alcune tecnologie avanzate rispetto alla Cina (intelligenza artificiale e 5G)?  E’ stata la convinzione di Trump che sul fronte del commercio internazionale l’America “ci perda” (tutto il contrario invece)? E’ stato Xi Jinping con la sua strategia delle Nuove Vie Della Seta, che gli Stati Uniti hanno percepito come un’interferenza in alcune aree geografiche ritenute “di loro esclusiva competenza”?  Non importa: è un problema per il mondo.  

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Come Italia e come Europa dobbiamo mantenere i nervi saldi e anzi sfruttare questa terribile crisi per fare i necessari passi avanti verso quell’integrazione europea che abbiamo rimandato da troppo tempo. Sembra anacronistico, ma è invece l’unica strada percorribile. 

Le decisioni prese a Bruxelles sul Recovery Fund e la recente raccolta fondi avviata dalla UE per trovare cure e un vaccino accessibili a tutti, con la collaborazione dell’OMS, sono segnali positivi. 

Dopo questa fase ci sarà bisogno di ricostruire un sistema internazionale basato non solo sulla fiducia reciproca, ma anche su regole nuove che correggano gli errori del passato. Arrivarci con almeno i 4-5 paesi UE più grandi coesi non sarebbe male. Siamo legati politicamente e militarmente agli USA e il loro mercato è importante per noi ma un 3% in meno di crescita in Cina ha riflessi terribili per esempio sulla Germania che dell’Europa è il motore. Lo stesso si può dire per  i prodotti di molte aziende italiane.

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Questa situazione potrebbe generare quindi nuove ondate migratorie, magari dall’Asia stavolta. Se le economie di tutti i paesi decrescono e i mercati si chiudono, o se si chiude l’unico che ha ripreso a funzionare (quello cinese) la recessione sarebbe ben più grave e duratura.  

Questo dovrebbe essere il ruolo dell’Italia e dell’Europa oggi: resistere sia alla propaganda cinese che a quella dell’amministrazione USA, lavorare per l’emergenza e per risolvere i problemi di integrazione europea; infine indicare continuamente a Trump e Xi Jinping che la strada può essere solo una: la collaborazione contro i due nemici comuni, la pandemia e la recessione globale. E che fare un primo gesto di distensione non significa perdere la faccia, anzi il contrario. Tutta un’altra reazione si ebbe invece sia durante l’epidemia di SARS del 2003 (amministrazione Bush) sia per quella di Ebola nel 2014 (amministrazione Obama) quando il peggio fu evitato anche grazie alla cooperazione internazionale. Possiamo forse ancora farcela. 

*Avvocato, presidente Easternational, co-autore di “Intervista sulla Cina

Intervista sulla Cina. Come convivere con la superpotenza globale del futuro - copertina

 

 

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