Italia arretra di 50 anni, tra verifica e crisi di governo. Sei scenari possibili

Sotto il ricatto di un ex premier in cerca di poltrone e visibilità (prima di sparire dalla scena) il paese tenuto in ostaggio in piena pandemia. La politica alle prese di un mini rimpasto senza crisi, Conte ter con la stessa maggioranza, nuova maggioranza con o senza Conte.

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di Paolo Mazzanti

(WSC) ROMA – Sono sei gli scenari della crisi virtuale, chiamata “verifica”, che si è aperta con l’attacco di Renzi a Conte per la task force sul Recovery Fund, e che si concluderà dopo l’approvazione della legge di bilancio, il cui voto finale è previsto per il 28 o 29 dicembre.

Il premier sta cercando di pilotare la verifica verso un esito minimalista: un mini rimpasto, magari con la nomina di un sottosegretario a Palazzo Chigi o un ministro al Recovery, la sostituzione di un paio di ministri di seconda fascia e l’inserimento della task force di manager ed esperti in un organismo istituzionale, magari nel Cipe, appena ribattezzato Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile), che sta a Palazzo Chigi ma a cui partecipano tutti i ministri di spesa. Questa soluzione non prevederebbe una crisi formale e una nuova fiducia.

La seconda ipotesi è un rimpasto più sostenuto, magari l’inserimento di due o tre vicepremier (Zingaretti o Orlando per il Pd, Di Maio per il M5S e magari Renzi per Iv) e la sostituzione di alcuni ministri anche di prima fascia. Questa soluzione richiederebbe la crisi formale, una nuova fiducia in Parlamento al Conte ter e un obbiettivo ridimensionamento del premier.

La terza ipotesi è il mantenimento dell’attuale maggioranza, ma con un premier diverso (Di Maio, Franceschini, Guerini?) e c’è da giurare che Conte venderebbe cara la pelle, minacciando di fare un proprio partito che toglierebbe voti a Pd e M5S, partendo da nuovi gruppi parlamentari (con esponenti del Misto, ex grillini e magari anche esponenti di centro) di sua fiducia.

La quarta ipotesi sarebbe invece un cambio di maggioranza, con l’inserimento nell’attuale coalizione di Fi e Lega (magari col sostegno esterno) e la probabile scissione del M5S, perché difficilmente Di Battista potrebbe allearsi con Berlusconi.

La quinta ipotesi sarebbe un vero ribaltone: un governo di centrodestra (ma senza Salvini premier) che per avere la fiducia dovrebbe trovare in Parlamento una cinquantina di deputati e senatori dell’attuale maggioranza (esponenti del Misto, grillini disperati e magari qualche renziano) disposti a votarlo per evitare le elezioni. Nelle ipotesi di nuove maggioranze è prevedibile che Mattarella darebbe il via libera solo se gli portassero nero su bianco l’impegno scritto di un numero sufficiente di parlamentari che s’impegnino a votare la fiducia. E si potrebbe riservare la scelta del premier. Oppure, sesta ipotesi, tutti al voto.

Fonte: InPiù

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