Intervista sul contante: è giusto abolirlo oppure no?

Ne abbiamo parlato con Alessandro Montanari, giornalista noto per le posizioni euroscettiche e autore tv: sue le trasmissioni “Lultimaparola” su Rai2 e “La Gabbia” (La7) oggi attivo a Rete 4 con “Stasera Italia”.

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intervista di Francesco Puppato

(WSC) ROMA – Contante si, contante no: questo è il dilemma. È sempre accesa la disputa in materia di pagamenti elettronici ed utilizzo del cash, diverse le posizioni a riguardo e molteplici i temi pro o contro.

L’Italia, rispetto agli altri Paesi, fa ancora un largo uso del contante. Da un lato chi sostiene che l’eliminazione del contante estinguerebbe la corruzione – tesi che cozza con il recente fallimento di Wirecard in cui vi è stata la totale assenza di controlli – dall’altro lato chi vede rischi connessi alla gestione dei propri risparmi perché vincolati alle banche che li detengono.

Ne abbiamo parlato con Alessandro Montanari, giornalista noto per le posizioni euroscettiche e autore tv.  Sue le trasmissioni “Lultimaparola” (Rai2), “La Gabbia” (La7), oggi attivo su Rete 4 con “Stasera Italia”, infine autore di un libro che fin dal titolo ha fatto molto parlare di sé: “Euroinomani”, edito da Uno Editori.

Montanari, contante e pagamenti elettronici: quali sono i pro e i contro?

Sono i pro e i contro risaputi, più uno che tutti trascurano e di cui però ti parlerò dopo. Cominciamo da una differenza di fondo. Contante e carte sono entrambi mezzi di pagamento ma uno è anche valore in sé mentre l’altro è solo un mezzo di pagamento che, infatti – vedi le carte di credito – può anche non prevedere sul conto corrente sottostante il valore necessario all’acquisto del bene che vogliamo comperare”.

Come mai questa accelerazione generale verso i mezzi di pagamento elettronici?

“Facciamo questa discussione perché il contante improvvisamente viene ritenuto vecchio e superato e perché viene considerato criminogeno, nel senso che consente l’evasione. Ma c’è più di un problema in questa visione. Il denaro infatti implica libertà e quindi una certa mancanza di controllo, con tutti i problemi che possono derivarne, mentre il pagamento elettronico implica controllo e tracciabilità totale dei consumi, con tutti i problemi che possono derivarne, e peraltro protegge solo dall’evasione dei piccoli ma non protegge dall’elusione e dalle movimentazioni truffaldine dei grandi capitali che formano il grosso degli ammanchi nelle casse degli Stati”.

Quindi qual è la sua posizione?

“Non sono un estremista. Anzi, mi capita di esserlo ma poi per fortuna me ne accorgo e provo un certo orrore. Quindi, per punizione, provo ad ascoltare anche le ragioni dell’altra campana e ci rifletto. Perciò sono favorevole a una ragionevole posizione mediana, ovvero alla compresenza di entrambi i mezzi di pagamento: contante e carte”.

Allora come spiega questa campagna contro il contante?

“L’estremismo su questi temi ha sempre un secondo fine che in genere ha ben poco che fare con l’interesse generale. Nel caso del pagamento elettronico la “bella scusa”, fatta apposta per mettere in crisi i contestatori, è per l’appunto la lotta all’evasione fiscale. Come se la lotta all’evasione non si possa fare in altri modi e come se tutti i paesi in cui l’uso del contante è ancora praticato avessero tassi di evasioni identici e, perciò, indubbiamente dipendenti dalla circolazione del cash. Ci sono tanti modi per combattere l’evasione. Per esempio il contrasto di interessi, come si fa in America. Rendere tutto deducibile e rendere conveniente chiedere ed emettere le fatture è un sistema efficace per combattere l’evasione. E ha il pregio di lasciarci intatte le nostre libertà”.

 

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