In Asia Pechino sconfigge l’America First di Trump

Il nuovo trattato commerciale del Pacifico (RCEP) crea la più vasta area di libero scambio al mondo. Washington ai margini, tenuta fuori.

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di Rocco Cangelosi

(WSC) ROMA – Dopo quasi 7 anni di intense negoziazioni, 15 paesi dell’Asia-Pacifico hanno firmato l’Accordo di Partenariato Economico Regionale (RCEP), capitanato e fortemente voluto da Pechino, creando così il più vasto trattato di libero scambio al mondo. Oltre alla Cina, i firmatari includono, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, oltre ai 10 membri dell’Asean. Solo l’India si è ritirata all’ultimo momento preoccupata della concorrenza dei prodotti cinesi.  Un gruppo di Paesi che, tutti insieme, valgono circa il 30% del prodotto interno lordo e della popolazione mondiale.

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Lo storico accordo comprende 20 capitoli e regolerà non soltanto gli scambi commerciali, ma anche gli investimenti, la proprietà intellettuale, l’e-commerce e gli appalti pubblici. Ma soprattutto eliminerà le tariffe sui movimenti di una vasta gamma di prodotti. Un risultato storico soprattutto per le due più grandi economie asiatiche – Cina e Giappone – che grazie al RCEP vedranno sparire le tariffe sull’86% delle merci giapponesi esportate in Cina (rispetto all’attuale 8%). Si tratta di un accordo meno ambizioso del TPP (Trans-pacific partnership) voluto da Obama, dal quale gli Stati Uniti si erano ritirati nel 2017 con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca, che segna un’indiscussa vittoria diplomatica di Pechino.

È un colpo duro per l’America che vede anche i propri alleati tradizionali imbrigliati dalla diplomazia commerciale cinese che superando barriere ideologiche centra pienamente l’obbiettivo di una grande area di libero scambio dalla quale tutti gli stakeholders, tra i quali anche Australia e Giappone firmatari del TPP, trarranno beneficio. E pensare che solo un mese fa i Paesi del Quad (Usa, Giappone, India e Australia) si erano riuniti a Tokyo per coordinare un’azione di contenimento nei confronti di Pechino.

Lo stesso Mike Pompeo si era sottoposto a un tour de force recandosi in India, Sri Lanka, Vietnam, Maldive, lanciando il mantra dell’Indo-pacifico libero. Ma evidentemente gli interessi commerciali non coincidono con quelli geopolitici e la nuova Amministrazione americana. quando finalmente riuscirà a insediarsi alla Casa Bianca, dovrà tessere le fila per evitare  che mentre gli altri fanno affari, all’America venga lasciato il ruolo di  gendarme.

Intanto Donald Trump, incurante della sconfitta elettorale, continua nel suo inutile unilateralismo. Ha infatti emesso un ordine esecutivo che vieta agli americani di investire in alcune società cinesi accusate di sostenere l’esercito della potenza asiatica. Una reazione risibile di fronte allo smacco subito per la conclusione di un accordo che mette Washington ai margini della più grande area di libero scambio del mondo.

Fonte: InPiù

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