Il potenziale della situazione

Per il taoista Sun Tzu l'Arte della guerra inizia non con la pianificazione ma con una valutazione, che è quella del potenziale della situazione.

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Se segui Wall Street Cina, ecco cosa accade:

calcola, valuta e decidi sul potenziale della situazione.

Per semplicità, al fine di comprendere il significato di un nome nato dall’insolita dicotomia tra la più grande borsa azionaria del mondo, simbolo e caposaldo del capitalismo americano, e l’antico paese del Dragone, oggi al centro di ogni valutazione politica ed economica – negativa, positiva o di percepito pericolo – partiamo da François Jullien, filosofo, ellenista e sinologo francese. Con il suo lavoro Jullien, pur a favore del confronto tra civiltà diverse, suggerisce però di uscire dalla vuota retorica del “dialogo fra culture”, raramente messo in pratica, soprattutto in tempi come gli attuali di muri e pandemie. Anche perché ci si rifà sempre a categorie tipiche dell’Occidente, come la nozione di identità, o le logiche di puro potere economico e finanziario. Questo è un problema che riguarda anche l’Unione Europea, il cui progetto oggi vacilla e potrebbe rovinosamente sfasciarsi, avendo perso tutto il suo slancio di fronte al prevalere di aride pulsioni da contabili rafforzate dal neo dominio dei nazionalismi.

Ecco cosa pensa Jullien partendo dal concetto di dialogo:

“Ora, dia-logos in greco evidenzia con il dia- lo scarto e la separazione, se no non sarebbe un dialogo ma un monologo. Il dialogo è fecondo perché c’è lo scarto ed anzi tanto più fecondo quanto più vi sono degli scarti in gioco. E un dialogo richiede un percorso, non è immediato, bisogna sviluppare le condizioni di possibilità del dialogo ed è un lavoro progressivo. Per quanto riguarda l’Europa, posto che davvero si voglia fare l’Europa, è esplorando i suoi scarti culturali e rendendo tali scarti dialoganti in modo fecondo che si potrà costruirla. L’Europa può farsi solo a partire da un dialogo che è in primo luogo culturale. È una questione a cui tengo, perché vi è un’antica tradizione per la quale la cultura è ciò che viene dopo, prima c’è l’economia, la società, come voleva il marxismo. Quel che viene prima è la dimensione culturale, la dimensione economica e quella sociale vengono dopo, e questo vale anche per i rapporti con la Cina. Io credo che l’Europa si potrà fare se essa saprà apprezzare le proprie risorse culturali e trarre partito dalle proprie differenze, di lingua e di pensiero”. 

Nel suo libro Pensare l’efficacia in Cina e in Occidente (Editori Laterza) Jullien si rifà alla filosofia cinese, in prevalenza taoista, e parlando delle differenze con la cultura occidentale sostiene che “nella Grecia antica non si trova nulla di equivalente alle grandi opere cinesi di arte della guerra (Sun Tzu, Sun Bin), datate V-IV secolo a.C., all’epoca detta dei ‘Regni combattenti’, in cui la Cina era divisa in principati rivali impegnati in continue guerre per tentare, ciascuno a suo vantaggio, di ripristinare l’unità dell’Impero”. Molti brutti self help aziendali americani o americanizzanti si ispirano al filosofo cinese, tuttavia spesso ne riportano versioni banalizzate e occidentalizzate. “Anche oggi accade di frequente – scrive Jullien – che il titolo del primo capitolo dell’Arte della guerra sia tradotto con ‘Piano’ in quanto, dal punto di vista europeo, sarebbe ciò che è lecito attendersi: per preparare la guerra, si stende un piano (si modellizza). Ma ji in cinese significa tutt’altra cosa: ‘calcolare’, ‘valutare’. Questa Arte della guerra inizia, quindi, non con la pianificazione ma con una valutazione, che è quella del potenziale della situazione“.

Ecco, con Wall Street Cina cercheremo di individuare e valutare il potenziale della situazione in economia, finanza, geopolitica e cultura. E anche quello nostro personale.

 

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