Geopolitica e vassallaggio: cari americani, stavolta non vi seguiamo

Cosa ottiene l'Italia in cambio della patetica lealtà agli Stati Uniti? La protezione militare non basta più. Dal 5G agli investimenti da estero all'Iran, ecco l'elenco lunghissimo di casi in cui Roma avrebbe dovuto essere indipendente, invece di seguire i diktat di Washington.

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di David Ricardo* 

(WSC) ROMA – Cos’altro devono fare gli Stati Uniti per convincerci che non è indispensabile anzi direi controproducente fare taglia e incolla della loro politica estera ogni buona volta?  

Guardiamo solo gli ultimi mesi: 

  1. I media italiani, a partire dal gruppo Gedi (Repubblica/Espresso), in passato molto neutrali ed obiettivi, si sono accodati al diluvio di accuse e diffamazioni contro il nemico di turno, la Cina, provenienti dal governo americano e dai media USA (… altro che indipendenza!). Cina che fino a dicembre era il paese impegnato a comprare 200 miliardi in più di merci americane, a scapito in gran parte di quelle europee e brasiliane ovviamente, e quindi era di nuovo “quasi amico”.  
  2. Dopo mesi di pressing vergognoso, l’Italia è stata di fatto costretta da Washington a bannare dal 5G e chissà da quanto altro una società, Huawei, appena definita la sesta più innovativa al mondo dal Boston Consulting Group. In altre parole, per venire incontro all’esigenza degli americani di dare tempo alle loro aziende per sviluppare il 5G, che non hanno, ci stiamo tagliando fuori dai più moderni sistemi di telecomunicazioni e dal nuovo Internet of Things.  Nel frattempo, Huawei già lavora al 6G.   
  3. Gli USA continuano a dirci di fare “decoupling” dalla Cina e qualcuno ci crede pure, mentre Apple e Starbucks aprono nuovi negozi e le banche americane passano in maggioranza nelle joint venture cinesi e ottengono nuove licenze.  Allo stesso tempo, ci dicono di stare attenti agli investimenti dei fondi cinesi e arabi e all’ “invasione tedesca”, mentre i fondi di private equity americani raccolgono centinaia di miliardi preparandosi a comprare anche aziende italiane in difficoltà a poco prezzo, farne lo spezzatino e poi rivenderle con un utile. Per carità tutto legittimo nel mondo degli affari, ma almeno ci si risparmi l’ipocrisia di dirci che un passaporto sia meglio di un altro. 
  4. Sul fronte Covid19, contrariamente alle indicazioni UE, abbiamo deciso di non proibire gli ingressi dagli USA, sebbene i contagi in alcuni stati americani siano del tutto fuori controllo. Certo c’è la quarantena (volontaria) obbligatoria, ma la applichiamo anche a paesi che hanno un trentesimo dei casi americani. Anche qui, le pressioni dell’ambasciata USA sembrano evidenti: se vi azzardate ad aprire a Cina, Giappone o Singapore, che hanno messo il virus sotto controllo, e non a noi, sono guai. Con buona pace della scienza. 

Se poi andiamo ulteriormente indietro nel tempo, ci sono altri casi in cui non c’era assolutamente alcuna necessità di seguire lo Zio Sam nelle sue campagne: da ultima la strategia in Libia e l’uscita dagli accordi sul nucleare iraniani, dai quali di fatto siamo usciti anche noi isolando improvvisamente un paese dove le sanzioni sommate al Covid-19 stanno creando una catastrofe umanitaria. 

Infine, che posizione abbiamo sul Nord Stream 2, che porta gas in Europa dalla Russia? Siamo, come dovremmo, con la Germania che orgogliosamente alla minaccia di sanzioni americane risponde “la politica energetica europea la decide l’Europa?”  Immaginiamo il nostro ministro degli esteri dire una cosa del genere? Veramente siamo convinti che trasportare il gas dagli USA, con un intero oceano in mezzo, liquefarlo, metterlo su navi e rigassificarlo sia la soluzione più economica (e anche”green”) per il nostro continente?  Eppure, su questa materia abbiamo paura di parlare chiaro. 

Cosa otteniamo in cambio di questa patetica lealtà all’ “alleato”, questo “osare” ad essere indipendenti o magari allineati a Bruxelles, per fare immediatamente marcia indietro non appena arriva una telefonata da Washington?  Otteniamo soldi per le nostre infrastrutture? Non sembra, ce ne dà molti di più l’Europa. Otteniamo investimenti di lungo termine da aziende americane? Non sembra, 36-38 miliardi in tutto, poca roba rispetto a quanto è arrivato dal resto d’Europa.

Otteniamo, vero, una garanzia di difesa nel caso qualcuno ci attacchi militarmente e vista la situazione turbolenta nel Mediterraneo non è male. Ma è un interesse reciproco, non un regalo. E in cambio di questo impegno ci viene chiesto di dare soldi e il sangue dei nostri soldati anche in guerre lontane che non rispondono ai nostri interessi strategici e ci inimicano paesi coi quali invece abbiamo rapporti da 2000 anni, ben prima che gli USA cominciassero anche ad esistere.  Amici si, ma non su tutto: c’è un politico italiano in grado di dire queste semplici parole?  

*David Ricardo è un alto funzionario che lavora in ambito intergovernativo il quale per il suo ruolo non può essere identificato.

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