Andare in pensione prima, con un prestito da restituire in 20 anni. Un regalo alle banche

Il prestito pensionistico per chi lascia il lavoro prima dell’età di vecchiaia dovrà essere restituito con rate fino a 20 anni con gli interessi. E’ quanto avrebbe spiegato …

Il prestito pensionistico per chi lascia il lavoro prima dell’età di vecchiaia dovrà essere restituito con rate fino a 20 anni con gli interessi. E’ quanto avrebbe spiegato il Governo nell’incontro di oggi con i sindacati secondo alcuni partecipanti alla riunione. Ci sarebbe un costo diverso per chi perde il lavoro prima di raggiungere i requisiti per l’accesso alla pensione e per chi decide di lasciare spontaneamente l’impiego. Il sottosegretario Nannicini afferma che non si tratta di penalizzazione ma solo di una “rata di ammortamento”. L’ipotesi del Governo – sempre secondo quanto riferiscono i sindacati – è l’anticipo finanziario della pensione netta per gli anni che mancano alla pensione di vecchiaia. Non si tratta di una penalizzazione sull’importo di pensione ma di una rata di ammortamento del prestito di 20 anni con la copertura assicurativa ed una detrazione fiscale sulla parte del capitale anticipato “per alcuni soggetti più deboli e meritevoli di tutela”.

La rata del prestito pensionistico per chi dovesse anticipare volontariamente l’uscita dal lavoro di 3 anni rispetto all’età di vecchiaia potrebbe arrivare al 15% della pensione per i vent’anni nei quali si ripaga il prestito. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del consiglio Tommaso Nannicini rispondendo ai cronisti su quale possa essere la rata massima per l’anticipo della pensione. “Naturalmente la penalizzazione sulla pensione sarà molto più bassa per chi ha perso il lavoro”

L’anticipo pensionistico (Ape) allo studio del governo riguarderà l’anno prossimo i nati negli anni ’51-53 per coinvolgere negli anni successivi (2018 e 2019) i lavoratori nati fino al 1955. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini spiegando che l’anticipo rispetto all’età di vecchiaia sarà possibile fino a tre anni prima della maturazione dei requisiti. Chi quindi è a meno di tre anni dalla maturazione dei requisiti potrà chiedere all’Inps l’anticipo e l’istituto si interfaccerà con istituti finanziari che anticiperanno il capitale. Il prestito ha spiegato Nannicini sarà “senza garanzie reali” e in caso di premorienza non ci si rivarrà sugli eredi. Il prestito sarà pagato con una rata sulla pensione ma ci sarà una detrazione fiscale in modo da ridurre i costi di questo meccanismo. “Lo strumento – ha spiegato Nannicini – è molto flessibile. La detrazione fiscale potrà essere modificata per categorie diverse” In pratica ci saranno costi minori per chi ha perso il lavoro e costi più alti per chi decide volontariamente di lasciare l’impiego prima dell’età di vecchiaia. Nannicini ha sottolineato che i contributi potrebbero esserci anche dall’impresa che dovesse decidere una riduzione di personale.  (Ansa)

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In pensione prima con il prestito: un regalo alle banche con i nostri soldi

Il governo non tocca la Fornero e non risolve i problemi che ha creato, pur ammettendo che stanno creando battaglioni di disoccupati anziani

di Luca Telese

Sta arrivando una nuova stangata camuffata sulle nostre pensioni, con un meraviglioso regaletto alle banche ed una fregatura per tutti noi, comuni mortali. Capirlo e spiegarlo, però, in tempi di informazione mansueta, non sarà così facile. Provo a divertirvi facendovi leggere prima come daranno la notizia i più timorosi, seguendo una velina che per comodità chiameremo “Minculpop 2.0”. Ovvero la versione della notizia diffusa o ispirata – non fa differenza –  da Palazzo Chigi. Ecco un testo standard per le agenzie che rende l’idea di come si confondono le idee: “Nessuna penalizzazione per la pensione anticipata – si legge nella versione  pettinata per non scontentare nessuno – ma un prestito con un piano di ammortamento di venti anni, una copertura assicurativa e una detrazione fiscale sulla parte del capitale anticipato per alcuni soggetti più deboli e meritevoli di tutela. E’ la proposta messa sul piatto dal governo”.

La penalizzazione c’è o non c’è?

Ora: dimenticate per un attimo che questo articolo è veramente apparso su uno dei più importanti quotidiani nazionali (versione online). Notate le perle. 1) Si inizia con una negazione, una non-notizia apparentemente tranquillizzante. “Nessuna penalizzazione”, mettetevi comodi, wow. 2) Si prosegue con la notizia vera, ma camuffata: ci sarà un prestito, evviva. Come potete lamentarvi? Vi danno soldi. 3) E poi tante cose belle: “la copertura assicurativa” e la “detrazione fiscale”. Ma allora è proprio una buona notizia. 4) Per chi è la detrazione? “Per i soggetti più deboli e meritevoli di tutela”. E quindi tutti contenti, no?

Il nome fighetto per la fregatura

Non basta. Gli hanno dato anche un nome fighetto e divertente: Ape (cioè anticipo pensionistico). Il cuore del proclama – come abbiamo appena visto – viene scritto nella lingua ostrogota in cui si rifugiano i tecnici, ed è quello che troverete su quasi tutti i giornali di oggi. Sul “piano di ammortamento di quasi venti anni”, e sulla “copertura assicurativa” quasi si corre via. Suona bene. Il peso sull’assegno previdenziale, dice Tommaso Nannicini (sottosegretario alla presidenza del Consiglio) potrebbe essere “fino al 15%. Se dici “fino a” sei autorizzato a pensare che possa essere meno.

Versione “spettinata”

E invece proviamo a dare una versione meno pettinata, anche se molto meno propagandistica e più vicina al vero: 1) il governo non tocca la Fornero e non risolve i problemi che ha creato, pur ammettendo che sono enormi e che stanno creando battaglioni di disoccupati anziani (quindi non ricollocabili). In una parola: nuovi poveri. 2) il governo fa un bel dono alle banche regalando loro l’equivalente di un mutuo per ogni persona che si ritira prima dal lavoro o che viene espulsa dal mercato del lavoro (o passi per loro, quindi, o fai il nuovo povero). 3) L’Inps, invece di fare il suo lavoro, garantendo la pensione, garantisce le banche. 4) le banche ottengono questa pioggia di contratti, ma non rischiano perché sono garantite dall’Inps (cioè dai nostri soldi) per il capitale, e dalle assicurazioni (detratte dalle future pensioni) per il rischio morte. Ma la domanda è: perché L’Inps non fa L’Inps cioè erogare pensioni? E perché le banche non fanno le banche, cioè erogare prestiti alle imprese o ai privati? Si racconta che questa scorciatoia è una bella furbata, ovvero un modo per far andare le persone in pensione senza far arrabbiare l’Europa. Fantastico.

Operazione davvero a costo zero

Ma la domanda più importante è: sì, d’accordo, però se tutto questo è a costo zero, a noi che cosa ce ne importa? In realtà – com’è evidente – non è così: perché quello che la formuletta ostrogota evita accuratamente di dire, sono queste tre cose: il prestito  lo fanno le banche, ai cittadini, e i cittadini poi lo devono restituire. Pagando fino alla morte (“fino al 15%”). Ai sindacati, il sottosegretario Nannicini – padre della riformetta – ha infatti spiegato che questo costo non è una “penalizzazione” ma solo di una “rata di ammortamento”, come nel caso di un mutuo per l’acquisto di una casa o di un prestito per finanziare l’acquisto di un bene. Bene, ma questo mutuo, che per comodità chiameremo il mutuo pensione, comunque va restituito. Come? Con delle rate che vi vengono sottratte appena voi andate in pensione davvero, ogni mensilità il microprelievo. Quindi il piano crea un esercito di “esodati volontari” che, presi per il collo perché espulsi dal mercato, e privi di pensione (perché “la Fornero non si tocca”) invece di essere pagati dalle aziende, sono pagati da indebitamento dei cittadini con le banche. E poi – ovviamente – dai cittadini quando arrivano alla pensione vera, se ci arrivano.

Copertura assicurativa e detrazione fiscale

Quando arriva l’assegno previdenziale, insomma, si attiva una trattenuta per pagare la rata del famoso ammortamento del prestito di 20 anni. A questo costo si aggiunge la copertura assicurativa e si sottrae una (eventuale) detrazione fiscale sulla parte del capitale anticipato per i famosi “soggetti più deboli e meritevoli di tutela”. L’anticipo pensionistico, qui è la perla, sarà  gestito dall’Inps a cui – nell’ipotesi di Palazzo Chigi – spetterà l’onere di creare il rapporto con “gli enti finanziari” (cioè restituire i soldi delle rate alle banche) che erogheranno l’anticipo della pensione ai lavoratori. E a questo punto le domande sono molte: ma se un lavoratore già paga i contributi sulla sua busta paga, perché deve pagare una banca per ottenere la pensione a cui ha già diritto perché è frutto dei suoi versamenti? Se si riconosce che la Fornero è sbagliata perché crea lavoratori esodati e lavoratori settantenni, come si può pensare di risolvere questo problema facendo pagare un interesse, cioè una tassa, a lavoratori settantenni ed esodati? La pensione anticipata, in questo modo diventa un mutuo vita. Oppure, se volete, un prestito fatto con i tuoi stessi soldi. Sarebbe come se un bambino avesse un salvadanaio pieno, con almeno 100 euro, e un bisogno di liquidità immediato. I genitori, cioè, lo Stato, gli dicono: “Ti impediamo di toccare il salvadanaio”. Però prendono questo prezioso porcellino e lo danno alle banche. Che poi prestano cento euro al bambino. E quindi gli mettono una rata sul suo futuro stipendio – quando e se lavorerà – per restituire il prestito. Se il bambino non arriva allo stipendio paga l’assicurazione che il bambino si paga con i suoi soldi.

Il vero peso sulla mensilità

E di quanto sarebbe questa rata prodotta dai diversi debiti che abbiamo citato? Quanto pesa quel 15%? Su un assegno da 1.500 euro al mese, ad esempio, la decurtazione per venti anni sarebbe di 225 euro. Ma senza i parametri esatti della legge è ancora difficile calcolare con certezza. La Uil ha provato a farlo, scoprendo che – nell’ipotesi del tre anni -,potrebbe arrivare a costare tanto, almeno una intera mensilità all’anno. Mia conclusione: il bambino dovrebbe svuotare il maialino, romperlo sulla testa dei genitori, e mettere i soldi sotto il materasso.

Soluzione

(Se vi interessa capire come mai l’interesse potrebbe essere così alto vi spiego anche come la Uil è arrivata a quella cifra: il calcolo è basato sul meccanismo che probabilmente verrà adottato. L’accesso alla pensione con un anticipo fino a tre anni rispetto al requisito anagrafico richiesto, sarà “pagato” – come abbiamo visto – con una rata sulla pensione. Prendete le regole di un mutuo-prestito in una versione benevola rispetto al mercato. Ipotizzando un’indicizzazione del trattamento previdenziale pari all’1% per ogni anno e un tasso d’interesse applicato del 3,5%, un lavoratore che accedesse con un anno di anticipo e con un trattamento pari a 1.000 euro lordi perderebbe il 6,9% della sua pensione, ovvero il corrispettivo di un importo mensile netto in meno ogni anno (898 euro). L’onere, chiaramente, crescerebbe all’aumentare degli anni di anticipo, cioè del mutuo concesso (fino al famoso 15% che peserebbe più del doppio). Con tre anni, evidentemente paghi di più. Se il tasso dovesse scendere si pagherebbe meno. Per questo è essenziale capire a carico di chi sarebbero gli interessi, e quale il tasso fissato (se la legge ne prescrivesse uno o se lo lasciasse al mercato). Però oggi il governo non ha dato numeri: infatti, dopo aver smentito questa notizia nel momento in cui si era diffusa la prima volta, due mesi fa (adesso sappiamo che quelle smentite erano false perché il progetto era vero), Nannicini spiega il meccanismo senza girare ancora le carte dei valori. Vi dico perché. Aspettano di capire se la gente capisce questo complicato congegno o meno, vogliono vedere se la gente si arrabbia oppure no. Esattamente come è va accaduto per la reversibilità (una mezza insurrezione salvato le pensioni dei vedovi). È quello che accade ogni volta che si prova a mettere mano alle pensioni, dopo la Fornero: si procede per passi lenti, e inesorabili, verso grandi fregature.

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1 commento

  1.   

    cari cattocomunisti. prima fate una riforma…furto.. con l’ochetta giuliva  detta fornero e poi volete mandare in pensione la gente  con i soldi propri. scusate ma per aver un prestito non occorre mica poletti . vado in pensione 3 anni prima  pagandomeli da solo. una idea così è iòl frutto di menti bacate. Fanno riforme di..blip.. e poi cercan di metterci delle pezze. ma andate a ………. Italiani sveglia . avete nei prossimi mesi ottime opportunità di mandarli dove li ho sempre mandati io…