Per gli americani Trump è “forte”, ma anche “incompetente e stupido”

Sondaggio Wp-Abc News: il 51% dei cittadini Usa sceglie un aggettivo negativo per descrivere il presidente, solo il 23% usa parole positive.

“Forte, determinato, audace”. Ma anche “arrogante, incompetente e stupido”. Sono questi gli aggettivi più usati dagli americani per descrivere il loro presidente, Donald Trump.

Lo ha rivelato un nuovo sondaggio, realizzato da Washington Post-Abc News, intervistando un campione a caso di circa mille persone. Trump conosce bene il gioco dei nomi, o meglio degli aggettivi. Non c’è praticamente stato avversario politico a cui non ne abbia affibbiato uno, ricorda il Washington Post.

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Ad esempio, per la sua base, Hillary Clinton è diventata: “Crooked Hillary”, cioè corrotta; Marco Rubio, durante la campagna elettorale del 2016, era “il piccolo Marco”. Gli analisti che hanno realizzato il sondaggio hanno raggruppato le risposte in una serie di categorie. La prima riunisce i nomi votati dal 9% delle persone: “forte, determinato, coraggioso”.

Tra gli aggettivi per così dire meno gentili, votati dal 6 e dall’8%, ci sono “arrogante” e “incompetente”. Anche se un altro 6% ha avuto parole bellissime per il presidente, definendolo “il migliore”, in generale gli aggettivi sono negativi. Alcuni l’hanno chiamato “cattivo”, altri un “buffone”; c’è stato anche un 2% che l’ha denominato “nazista e razzista”. Parole quindi anche molto forti che non trovano riscontro nello stesso tipo di sondaggio realizzato quando alla Casa Bianca c’era Barack Obama.

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Nel 2012, gli aggettivi più negativi al massimo andavano da “bugiardo” a “incompetente” a “fallito”. In generale, ritornando a Trump, il 51% degli americani ha scelto, per descriverlo, una parola negativa; mentre meno della metà, il 23%, ha una visione totalmente positiva. Il 18% invece ha preferito cercare aggettivi neutri per riferirsi al presidente.

Facebook, Zuckerberg a muso duro contro Trump

“Facebook è una piattaforma per tutte le idee”. È secca la risposta di Mark Zuckerberg a Donald Trump, che mercoledì 27 settembre ha accusato il social media di essere “da sempre” contro di lui. L’inventore di Facebook ha sottolineato che durante la campagna elettorale negli Stati Uniti anche i democratici avevano criticato alcuni contenuti pubblicati accusando il social media di favorire Trump. Invece, ha insistito Zuckeberg in un lungo post, “Facebook ha dato voce alle persone, messo i candidati nelle condizioni di comunicare direttamente, aiutato milioni di persone a votare”.

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Il manager ha poi ammesso di essersi pentito di aver ridicolizzato allora i timori che Facebook potesse avere un impatto sulle elezioni presidenziali. “Dopo il voto dichiarai che pensare che la disinformazione su Facebook poteva aver cambiato il risultato era un’idea folle. Nel definirla folle sono stato sprezzante e me ne pento. Non si può essere sprezzanti su un argomento così importante”, ha scritto.

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