Sorpresa Italia: più ricchezza e meno disparità rispetto agli Usa

L'America è più ricca ma sono in pochi ad approfittarne. Ci sono più disuguaglianze. Significa che la maggioranza degli italiani è più ricca della maggioranza degli americani.

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(WSC) ROMA – Nel 2019 la ricchezza della popolazione mondiale è cresciuta del 2,6% a 360.000 miliardi di dollari. Il patrimonio medio per ciascuna persona adulta ha raggiunto un nuovo record a quota 70.850 dollari. Si tratta di una somma l’1,2% più alta rispetto al livello di metà 2018. In questa graduatoria la Svizzera non ha eguali ma se si guarda al numero più alto di ricchi sono gli Usa a spuntarla nettamente.

In compenso, se si prende un cittadino italiano a caso e lo si confronta con un americano, si scopre che la sua ricchezza è oltre una volta e mezzo superiore. È il risultato che si ottiene guardando la mediana del benessere del Global Wealth Databook 2019, pari a 142 mila dollari in Italia.

Senza sorpresa, gli Stati Uniti, la Cina e l’Europa sono le tre aeree geografiche che hanno inciso maggiormente sulla crescita della ricchezza globale, con 3.800 miliardi, 1.900 miliardi e 1.100 miliardi di dollari, rispettivamente. È quanto emerge dall’ultimo rapporto sulla ricchezza di Credit Suisse, giunto alla decima edizione.

Crescita ricchezza mondiale non si è più ripresa dalla grande crisi

Lo studio, punto di riferimento nel suo campo, offre anche un’immersione profonda nelle diseguaglianze e in quello che significa benessere nel 21° secolo. Se da un lato il secolo è iniziato con una sorta di “età dell’oro” in cui la creazione della ricchezza è stata molto robusta e inclusiva, la fase ascendente si è interrotta di netto durante l’ultima crisi finanziaria e non si è mai ripresa. I livelli sperimentati in precedenza restano lontani e lo scoppio della pandemia di Covid-19 a inizio 2020 non ha certamente contribuito a combattere tale fenomeno.

In proporzione alla popolazione totale, il numero di ricchi in Italia è relativamente alto. L’Italia ospita il 3% di tutti i milionari esistenti al mondo, una percentuale che le vale il settimo posto insieme a Canada e Australia e appena dietro alla Francia (4%). Al quinto e quarto appaiate si trovano Germania e Regno Unito (5% entrambi), mentre il Giappone (6%) si è fatto scavalcare dalla Cina (10%) al secondo posto. Dominano la speciale classifica gli Stati Uniti (40%, pari a 18,6 milioni di persone).

Se si guarda alla media gli americani sono nettamente più ricchi degli italiani, perché lì vive il 40% della popolazione mondiale dei facoltosi, che sposta l’indice della bilancia pesantemente verso l’alto. Ma se si calcola la “mediana”, valore che dà più l’idea di quanto equilibrata sia la distribuzione della ricchezza in un paese, si scopre un’altra faccia della medaglia.

In Italia vive il 3% dei ricchi, in Usa il 40% del totale
Nel 2091 in Italia viveva 3% dei ricchi esistenti al mondo, in Usa quota sale al 40% del totale

Italiano medio più ricco dell’americano medio

Con questo valore si ottiene la ricchezza del cittadino “medio”, nel senso di appartenente alla classe media. Una persona “a metà fra i ricchi e i poveri”, come spiega Carlo Revelli sul Corriere della Sera. Data la forma della distribuzione della ricchezza, la mediana corrisponde più o meno a una valutazione del tipo: “prendiamo un americano a caso: quanto è ricco?”.

Mentre gli americani sono più ricchi degli italiani in media statistica, sono più poveri di noi in mediana. La ricchezza da noi è meglio distribuita. L’America è più ricca ma sono in meno ad approfittare di tale primato. Vi è dunque molta più disparità economica che in Italia.

Con la ricchezza che è ancora più concentrata nelle mani di pochi di quanto non lo sia in Italia. Si può dunque concludere, rileva Revelli, che “l’italiano «medio» è più ricco dell’americano «medio»”. In poche parole, “la maggioranza degli italiani è più ricca della maggioranza degli americani”.

Quanta ricchezza detiene l'1% più facoltoso, paese per paese
Disuguaglianze molto ampie: quanta ricchezza detiene l’1% più facoltoso, paese per paese

Ampliamento disuguaglianze non interessa solo gli Usa

Alla fine del primo semestre 2019, la metà della popolazione meno facoltosa vanta un patrimonio equivalente a meno dell’1% della ricchezza globale. Il 10% più ricco detiene l’82% del totale. Al famoso 1% (i ricconi del pianeta) contestato dalle proteste di Occupy Wall Street fa capo ben il 45%.

Dopo la grande crisi mondiale del 2008-2009 la percentuale dei più ricchi ha visto aumentare la quota di benessere. Ma il trend sembra essersi invertito dal 2016 e “la disuguaglianza di benessere nel mondo dovrebbe probabilmente ridursi nel prossimo futuro”, stima la banca svizzera, che cita il miglioramento occorso in un terzo dei paesi negli ultimi 19 anni (dal 2000 al 2019)

Nel 2019 in Italia vivevano 1.496 milionari dei 46.972 presenti in tutto il globo. Questo nonostante abbia perso 270 ricconi (i cosiddetti “high net worth individuals”, HNWI) l’anno scorso, mentre il numero totale nel mondo è salito di 6.870 unità (+4%). Da noi la quota di ricchezza rispetto al Pil è molto alta ed è cresciuta di norma negli ultimi anni. Tuttavia la distribuzione della ricchezza è molto migliorata: solo Cina e Paesi Bassi hanno fatto meglio di noi negli ultimi dieci anni (vedi tabella sotto).

Andamento della distribuzione della ricchezza nella popolazione, paese per paese
Andamento della distribuzione della ricchezza nella popolazione, paese per paese

“C’è il rischio che si formino bolle di asset”

Il rapporto è salito a sei in Spagna nel 2010, fornendo un preavviso, forse, di una situazione insostenibile. E infatti la Spagna ha dovuto affrontare delle bolle nell’ultimo decennio. Gli Stati Uniti, la Francia, il Regno Unito, l’Australia, la Svizzera e l’Italia hanno visto il il rapporto tra ricchezza e PIL salire di cinque volte o più. Tali livelli potrebbero diventare più comuni in futuro se
i tassi di interesse rimangono bassi o sotto zero a causa delle manovre straordinarie delle banche centrali.

Bisognerà monitorare attentamente questo fenomeno, se è vero che le economie con un livello insolitamente alto del
rapporto ricchezza/PIL accompagnato da prezzi elevati degli asset sono le più vulnerabili in caso di rallentamento dell’attività economica. “C’è il rischio che si formino delle bolle di asset“, avverte la banca.

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