“Portafogli diversificati e a basso costo per battere l’inflazione”

Tra i settori, Io Investo, prima community finanziaria in Italia, punta sul tech, mentre tra le aree geografiche Usa da preferire all'Europa anche in questa fase delicata per l'America e Trump.

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Per combattere l’inflazione che a lungo termine è destinata a erodere il valore dei risparmi, una soluzione è costruire portafogli di investimento a lungo termine diversificati, efficienti e che abbiano costi bassi. È la soluzione proposta dall’analista finanziario Alessandro Moretti, il quale in un’intervista ha spiegato quali strategie di investimento adottare in questa fase e come strutturare i portafogli azionari a gestione passiva.

Il confondatore di Io Investo, prima community finanziaria in Italia con quasi 100 mila iscritti sul canale YouTube, offre agli investitori privati soluzioni di investimento in grado di ottenere fino al 90-91% di risparmi in termini di fees e altri costi rispetto ai prodotti bancari tradizionali. Per spiegare perché conviene investire in un’ottica di lungo termine anziché lasciare i soldi parcheggiati in banca, Io Investo offre un esempio lampante. Chi lascia bloccati i risparmi in un conto corrente, in 20 anni vedrà il valore reale scendere da 10.000 a 6.676 € a causa dell’inflazione. Se quegli stessi 10 mila euro fossero invece stati investiti nell’indice azionario globale, la somma sarebbe invece quasi triplicata, aumentando a 27.562€.

Moretti, che è anche autore di un podcast a tema finanziario, Money Talk, in cui insieme a ospiti del mondo degli investimenti, condivide storie inedite dal “dietro le quinte” e consigli di investimento utili, dice di continuare a preferire i titoli del settore hi-tech. Malgrado i valori esorbitanti dopo gli ultimi record di borsa, trattandosi di società con bilanci solidi in grado di generare fatturati consistenti vale la pena puntare sui cosiddetti FAANG. Una volta passata la tempesta, avranno infatti un bel vantaggio competitivo sulle altre aziende del settore.

Un comparto da evitare, invece, è quello travagliato dei trasporti, specie per via dei livelli di indebitamento e dei conseguenti rischi di default. Quanto alle aree geografiche, gli Stati Uniti sono assolutamente da preferire all’Europa. Anzi, l’America dovrebbe rappresentare almeno il 50% dei portafogli.

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Io Investo osserva che lasciando i soldi fermi sul conto corrente, in 20 anni il valore reale dei risparmi passa da 10.000 a 6.676 € a causa dell’inflazione: se quei 10 mila fossero investiti nell’azionario globale, diventerebbero 27.562€

Come costruire portafogli di investimento alla luce dei problemi di indebitamento (pubblico e privato) post-COVID? Sono da preferire growth o value stocks in questa fase?

Se ci riferiamo a un portafoglio diversificato di investimento a lungo termine, un investitore può scegliere di investire nell’azionario internazionale attraverso un ETF azionario globale. In questo modo va a ridurre il rischio poiché va a comprare l’intera economia, che nel lungo periodo cresce in funzione del progresso dell’economia normale, e perderebbe tutto solo se fallisse l’intera economia globale.

Per chi invece investe in singole azioni e vuole cercare di battere il mercato azionario attraverso lo Stock Picking controllando la situazione dei singoli titoli azionari, più che una distinzione tra azioni growth e azioni value – consideriamo infatti che di solito gli investitori prima di iniziare a investire stabiliscono la propria strategia, quindi se sono investitori growth investiranno sempre in azioni growth e così se sono investitori value investiranno sempre in azioni value, avendo più o meno scelta di azioni in base al periodo storico e cambiando più o meno settore – un investitore si deve concentrare su quali azioni scegliere.

In questo caso, in Italia, bisogna assolutamente evitare tutte quelle aziende, indipendentemente dalla distinzione value-growth, che hanno indebitamenti molto alti e fatturati che stanno scendendo. Questo perché potrebbero avere difficoltà a ripagare gli interessi di quel debito e avvicinarsi a una situazione di fallimento. Un esempio è rappresentato dalle compagnie aeree, che sono state le più penalizzate in borsa. Nessun investitore vuole diventare socio di un’azienda che è super indebitata e sta vivendo un grandissimo calo del fatturato.

Consiglierei quindi di evitare il settore dei trasporti, come compagnie aeree, compagnie di crociera, hotel e tutte le realtà legate al turismo. Pensiamo ad esempio a Hertz, la società che offre servizio di noleggio auto, che ha dichiarato il “Chapter 11”, che nei bilanci americani è la situazione che anticipa il fallimento. E gli investitori vogliono tenersi lontani da questi rischi. Conoscere quindi quali azioni evitare di acquistare è tanto importante quanto sapere quelle dove conviene investire.

Tra le azioni più interessanti in questo momento ci sono quelle di aziende che in base all’analisi del bilancio hanno un basso livello di indebitamento, praticamente vicino allo zero, e un fatturato che negli ultimi trimestri ha continuato a crescere, oppure è rimasto più o meno stabile. Queste realtà sono da preferire perché stanno traendo beneficio in una situazione delicata e di conseguenza, anche quando finirà, avranno già un vantaggio competitivo sulle altre aziende del settore e continueranno a crescere. Tra le aziende più interessanti ci sono quelle appartenenti al settore tech, internet, software o social media. Quindi grandi aziende come Amazon, Facebook, Zoom, Netflix oppure anche altre più piccole ma ugualmente solide come Digital Turbine sono interessanti.

A proposito, se il piano di rilancio europeo riuscirà a rafforzare il capitale netto delle imprese e rilanciare gli investimenti, l’Europa – dove i prezzi sono più vantaggiosi – è da preferire agli USA in ottica investimenti a medio-lungo termine?

Assolutamente no. I prezzi dell’Europa non sono più convenienti rispetto ai prezzi degli Stati Uniti. Sono anni che con questo ragionamento gli investitori hanno fatto acquisti sul mercato azionario europeo ma hanno ottenuto solo performance inferiori rispetto al mercato azionario americano. L’economia che tira, che è più in salute è quella americana. I prezzi in Europa sono più bassi perché si trova in una situazione di stallo, senza crescita o comunque a tassi inferiori rispetto a quella americana.

Nell’economia globale, oltre il 50% è rappresentato dall’economia americana. Quindi se compro un azionario globale, metto in tasca più del 50% dell’economia americana. Se un investitore avesse scelto negli ultimi anni di acquistare sul mercato europeo, avrebbe raggiunto prestazioni molto inferiori rispetto alla situazione in cui avesse comprato sul mercato globale. Questo perché l’economia europea è indietro, ha problemi di redditività, di PIL, di indebitamento rispetto a quella americana che invece viaggia con tassi di crescita pazzeschi. Nel caso in cui l’economia americana, che fa da traino, dovesse rallentare sicuramente quella europea farebbe ancora peggio.

Quali sono i rischi di surriscaldamento dell’inflazione e come si può mettere al riparo un risparmiatore investitore italiano?

Tutti gli investitori quando pianificano le loro operazioni devono considerare l’inflazione come elemento di partenza. Il nostro consiglio è quello di mantenere unicamente la liquidità che serve per far fronte a emergenze o spese impreviste nei prossimi 12 mesi. Una sorta di cuscinetto di emergenza. Tutta l’eccedenza andrebbe investita diversificando tra oro, obbligazioni e azioni con peso diverso in base ai propri orizzonti temporali e profili di rischio. Quindi, portafogli diversificati a basso costo ed efficienti possono battere l’inflazione.

Abbattere i costi dei portafogli è un buon punto di partenza per far cambiare idea a molti risparmiatori italiani, che hanno paura di investire preferendo lasciare che i soldi perdano valore in banca, facendosi sfuggire investimenti a lungo termine più fruttuosi. Come fa Io Investo a ridurre costi e commissioni del 90-91%?

Quello che facciamo è di andare a utilizzare principalmente i portafogli dei nostri clienti ETF, che sono fondi regolamentati dalla Commissione Europea a basso costo – che in finanza corrisponde ad avere una qualità maggiore, più possibilità di avere performance alte perché tutto quello che paghi viene scalato dai rendimenti che genera il mercato. Quindi, andando ad operare con gli ETF, fondi di gestione passiva, piuttosto che con i fondi attivi, che sono quelli che normalmente vengono venduti nelle banche e nelle reti, a parità di rischio, a parità di mercato, a parità di asset, si possono risparmiare i costi anche di oltre il 90%. Gli ETF ti permettono di ottenere l’esatta performance del mercato, con dei costi bassissimi.

È meglio quindi pagare lo 0,1% all’anno per avere lo stesso ritorno dal mercato o il 2-3% all’anno per un fondo attivo che nel lungo periodo può anche ottenere performance inferiori sul mercato? La risposta va da sé, anche se puntualmente, nel 99% dei casi, si rivolgono a noi clienti provenienti dalle banche e dalle assicurazioni che hanno in portafoglio fondi a gestione attiva. Noi, semplicemente con il passaggio a un fondo di gestione passiva, gli permettiamo di avere uno strumento più efficiente che gli permette di recuperare e raggiungere le stesse performance del mercato, con un risparmio del 2% all’anno sui costi di gestione, che possiamo considerare come un 2% in più di rendimento.

Per finire,  commento sull’ultimo trimestre e sulla querelle sulla veridicità dei dati cinesi

I dati relativi all’ultimo trimestre stanno uscendo adesso quindi è presto per esprimersi. Sono stati pubblicati i primi dati da parte di big americani, come Goldman Sachs e JP Morgan, che hanno superato le attese degli analisti sia per fatturato sia per utili. Si tratta però dei primi dati, bisognerà vedere nel complesso se tutte le aziende americane avranno prodotto utili in crescita oppure risultati peggiori rispetto al trimestre precedente. Sul tema della trasparenza dei dati societari cinesi, siamo di fronte a un bel problema che però si può avere anche con qualsiasi altra azienda in Europa e negli Usa.

In Europa possiamo dire che i controlli sono più rigidi ma, come dimostra il caso Wirecard, capitano anche da noi situazioni in cui i bilanci vengono manomessi. Quindi questo rischio esiste anche per le aziende occidentali. Si può scavalcare il problema operando una diversificazione dei portafogli di investimento, che deve essere il primo obiettivo di qualsiasi investitore. Poi bisogna anche considerare che per diventare attrattive agli occhi degli investitori occidentali, le imprese cinesi devono adeguarsi ai nostri standard. Se non si adegueranno non riusciranno ad attrarre capitali in Europa.

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