Petrolio: sauditi e Cina accumulano scorte in segreto

La seconda potenza economica al mondo sta approfittando dei prezzi di sconto per accumulare massicce riserve. Ma spazio stoccaggio si sta per esaurire.

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WSC (NEW YORK) – Il tonfo clamoroso del prezzo del petrolio, che per la prima volta nella storia ha portato i prezzi del greggio americano sotto lo zero, potrebbe rivelarsi un trampolino di lancio per la ripresa quando le misure di contenimento del coronavirus finiranno.

Detto questo potrebbe essere anche deleterio. E colpire al contempo i mercati finanziari, i bilanci dei maggiori produttori mondiali di petrolio e l’economia mondiale, soffiando sul fuoco della deflazione. D’altronde non si è mai vista una crisi della domanda come quella attuale (pari a un terzo del consumo globale), accompagnata per di più da un’offerta in eccesso.

Se è vero che da una parte nel giro di qualche mese la domanda globale potrebbe riprendersi, sebbene solo in parte, “a partire anzitutto dalla Cina, la prima a fermarsi e la prima a ripartire dopo la crisi Covid-19“, dall’altro non si può sottovalutare la possibilità che si verifichi lo scenario peggiore. Tutto dipenderà dallo spazio di stoccaggio rimanente.

Cina approfitta dei prezzi bassi per accumulare scorte

Lo scenario negativo prevede che l’offerta di petrolio in eccesso rispetto a una domanda in collasso, anche per via del lockdown, continui. Portando inevitabilmente a un peggioramento anziché a un miglioramento della situazione. Tempo un mese e potrebbe non esserci più spazio per le scorte.

Gli analisti del settore energetico avvertono che le soluzioni originali trovate dagli Stati Uniti, come quella di immagazzinare petrolio su petroliere ferme e treni cisterna, non rappresentano una reale alternativa, in quanto troppo dispendiose dal punto di vista economico.

In un’analisi sul petrolio Pictet Asset Management fa sapere che la Cina e l’Arabia Saudita stanno anch’esse correndo ai ripari. I due sono tra i pochi paesi al mondo di cui “non si conosce la reale capacità di stoccaggio”, dal momento che utilizzano per gran parte “depositi sotterranei, non tracciabili tramite satelliti“.

Per questo, il fatto che “contemporaneamente la richiesta di prodotti derivati dal petrolio rimanga contenuta” porta a pensare che “la seconda potenza economica al mondo stia approfittando degli attuali prezzi di sconto per accumulare massicce riserve di petrolio“.

Petrolio: crisi della domanda senza precedenti

I tagli alla produzione importanti di Opec e Russia sono stati accompagnati dalle riduzioni conseguenti alle misure di contenimento di governi e aziende durante il lockdown che ha interessato mezzo mondo. E i sauditi hanno annunciato questo mese che potrebbero apportare ulteriori tagli.

Si tratta di un’ultima spiaggia. Lato offerta, secondo gli analisti di Pictet AM, “il collasso definitivo del petrolio potrà essere evitato fino a quando i depositi per lo stoccaggio non verranno completamente riempiti”.

Il problema non è solo macro, tuttavia, visto che nel frattempo le abitudini dei consumatori sono cambiate. Il crollo verticale dei prezzi del petrolio è dovuto a un calo della domanda senza precedenti (si stima pari a quasi 30 milioni di barili al giorno nel 2020). E prima di un ritorno alla normalità bisognerà aspettare l’arrivo sul mercato di un modo, probabilmente un vaccino, per curare il Covid-19. Ci potrebbe volere ancora un anno.

Intanto, come ricorda Garfield Reynolds, corrispondente di Bloomberg per l’area asiatica, “al tasso attuale di offerta in eccesso, tra un mese il mondo potrebbe finire per non avere più spazio dove conservare le scorte”. Insomma, i tempi d’oro del petrolio sembrano ormai definitivamente alle spalle.

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