Azioni, fine degli investimenti come li conosciamo. Tutti i rischi del decoupling

Fed e governo Usa hanno inondato mercati ed economia: in una marea di liquidità tale in un lasso di tempo così ristretto, "i fondamentali non contano più".

2 189 0
2 189 0

(WSC) MILANO – Nello scenario peggiore la pandemia di Covid-19 spazzerà via dividendi azionari per un valore pari a 500 miliardi di dollari. Le stime sono di Janus Henderson Investors, secondo cui l’impatto economico dell’epidemia potrebbe cancellare fino al 35% dei dividendi globali nel 2020. In confronto durante la grande crisi finanziaria del 2008 le cedole delle azioni si sono ridotte del 30%.

Il tutto avviene in un periodo surreale sui mercati finanziari, con una decorrelazione impressionante tra i valori altissimi delle azioni e un’economia reale in grande depressione.  Il decoupling in atto è evidente anche se va detto che alcuni settori dell’indice, come quelli maggiormente ciclici e più sensibili all’andamento dell’economia, sono stati massacrati di pari passo con l’economia stessa. Al 15 maggio il settore finanziario aveva perso oltre il 30% da inizio anno e quello automobilistico oltre il 40%.

Detto questo, secondo Matt King, global head degli strategist della divisione Credit di Citigroup, “il gap tra mercati ed economia non è mai stato tanto ampio”.

Il rally delle azioni globali in corso sfida le leggi della fisica. Una spiegazione si può trovare nelle manovre straordinarie senza precedenti messe in moto dalla Federal Reserve e dall’amministrazione Usa (helicopter money) per iniettare denaro nei mercati e nell’economia. Gli investitori, il cui nervosismo è stato placato dagli aiuti pari a un terzo del Pil, evidentemente puntano su una crisi economica passeggera.

Azioni ed economia: “i fondamentali non contano più”

Con una marea di liquidità tale in un lasso di tempo così ristretto, “i fondamentali non contano più”, come precisa Isaac Boltansky, direttore delle ricerche politiche presso Compass Point Research & Trading. Un grafico che mostra l’entità di tale decoupling è quello che mette a confronto l’indice S&P 500 e il mercato del lavoro.

Da dieci anni il paniere allargato Usa e il tasso di disoccupazione si sono mossi all’unisono. Ad aprile la situazione è cambiata completamente. L’economia ha seguito un percorso relativamente standard per la maggior parte dell’ultimo decennio, ossia da giugno 2010 a marzo 2020. I due indici sono andati quasi a passo di marcia. Quando il tasso di disoccupazione scendeva, l’indice S&P 500 è aumentato di livello.

Image without a caption

Ci sono stati piccoli sbandamenti occasionali, ma niente a che vedere con quanto successo nell’ultimo mese (vedi grafico sotto). In generale la rappresentazione visiva della più lunga espansione delle azioni nella storia degli Stati Uniti mostra una correlazione molto stretta tra il tasso di disoccupazione e la Borsa. Fino ad aprile.

L’ultimo Global Dividend Index di Janus Henderson, pubblicato il 18 maggio, non offre una previsione precisa per i dividendi complessivi nel 2020, in quanto “con così tanta incertezza… avrebbe poco valore”. Tuttavia ha avvertito che l’impatto della pandemia per il resto dell’anno “sarà significativo”, con tagli ai dividendi già annunciati o probabilmente imminenti che spazzeranno via almeno il 15%, o 213 miliardi di dollari, dal totale dei pagamenti di quest’anno.

Image without a caption

Siamo alla fine degli investimenti azionari income?

Ci potremmo insomma avvicinare alla fine degli investimenti azionari income come li abbiamo conosciuti finora, secondo Will James, deputy head of European Equities di Aberdeen Standard Investments. “Viviamo un’epoca senza precedenti“, osserva James. In seguito alla pandemia i mercati sono crollati. È stato così che “società e aziende lungo tutto lo spettro d’investimento hanno annullato o rimandato la distribuzione dei dividendi“.

“Nel mezzo della crisi da Covid-19“, si chiede retoricamente l’asset manager, “sorge spontanea una domanda: siamo forse giunti alla fine degli investimenti azionari income come li abbiamo conosciuti finora?”

Considerando che come contropartita ai finanziamenti governativi, i governi hanno proposto che le società si astengano dal distribuire dividendi. In base alla durata della crisi, ci si potrebbe tuttavia aspettare uno scaglionamento delle distribuzioni anziché un annullamento vero e proprio. Dopo tutto, le società hanno maturato gran parte dei dividendi in questione nel corso del 2019, creando opportunità di investimento.

Secondo James “gli investitori devono rimanere attivi e vigili sia per individuare i rischi al ribasso, sia per trarre vantaggio dai rialzi” delle azioni. In questo modo, “le opportunità emergeranno”. E “i dividendi rimarranno una componente chiave dei rendimenti durante questa difficile fase di incertezza“.

Tag

Scrivi un commento