Gallo, Algebris: “Chi paga per tutto questo debito pubblico”?

Non saranno gli interventi pubblici che penalizzano i contribuenti a salvare le società in difficoltà (i cosiddetti bailout), quanto piuttosto piani di aiuto monetario o fiscale orientati al sostegno dell’economia reale.

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(WSC) MILANO – Fino alle ultime due crisi di Wall Street, il sistema finanziario ha girato bene. Ma l’ultima pandemia ha accelerato un processo di deglobalizzazione e protezionismo finanziario. Il nuovo paradigma economico vede una crescente ingerenza dello Stato nell’economia. Non ci sarà più una distinzione netta tra aziende private forte e deboli, bensì tra nazioni forti e deboli.

Questo nuovo scenario è stato definito da alcuni analisti e gestori un nuovo “protezionismo finanziario”. Pertanto, secondo loro, sarà la solidità dei bilanci statali a stabilire lo slancio della ripresa. Si vedranno più progetti di rilancio interni, come grandi opere pubbliche. Motivo per cui converrebbe dedicarsi a investimenti infrastrutturali.

Alberto Gallo, portfolio manager del macro credit fund di Algebris Investments, è convinto che passata la crisi da Covid-19, il mondo non sarà più come prima. Non saranno gli interventi pubblici che penalizzano i contribuenti a salvare le società in difficoltà (i cosiddetti bailout), quanto piuttosto piani di aiuto monetario o fiscale orientati al sostegno dell’economia reale. Come avvenuto per l’appunto durante le misure di lockdown imposte in mezzo mondo per frenare la pandemia di coronavirus.

In questo contesto inedito, la forza degli aiuti concessi al settore pubblico sarà cruciale almeno quanto la qualità di un bilancio aziendale. “Un’impresa debole in un paese forte può sopravvivere, mentre un’impresa forte in un paese debole potrebbe non sopravvivere” osserva Gallo in un’intervista concessa a Focus Risparmio. In cui fa capire che non sono buone notizie per l’Italia.

Mondo diviso in due tra paesi forti e deboli

Gallo, che è anche stato a capo della divisione Global Macro Credit Research di RBS, è convinto che l’era in cui i grandi gruppi sono favoriti dalla globalizzazione è giunta al capolinea. Anche le piccole imprese potranno fare bene se saranno sostenute dallo Stato.

Da un lato ci saranno paesi in grado di finanziare il proprio sistema produttivo con interventi mirati, dall’altro quelli che “per finanziare gli sforzi economici richiesti dall’emergenza dovranno ricorrere a un aumento spropositato del debito pubblico”. Inutile dire che Gallo vede l’Italia collocarsi nella seconda fascia, con un rapporto debito Pil previsto al 140-150%.

Nel futuro vedremo quindi “banche centrali sempre meno indipendenti e Stati sempre più presenti nell’economia, con sforzi finalizzati a sostenere la piena occupazione“.

Protezionismo finanziario, scongiurati default di massa

In realtà “lo stiamo vedendo già ora” con “tutte le misure fiscali straordinarie messe in atto in Europa e Usa”. Il riferimento è agli helicopter money dei governi e ai piani pubblici di sostegno a imprese e famiglie.

Grazie a questi interventi monumentali verranno evitati default aziendali di massa, stima Gallo. Ma i soldi pubblici non sono infiniti e a un certo punto il mercato si chiederà: “chi paga per tutto questo debito pubblico?” Quali aziende verranno aiutate e quali no?”

“Alla fine, queste domande interesseranno tutti gli investitori perché con rendimenti sui titoli di Stato così bassi e inflazione in risalita saranno costretti ad assumersi maggior rischio“.

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