Ocse: “Economia mondiale mai così male da grande crisi”

In calo le stime globali. Al 2,4% le previsioni Pil Usa per il 2019. Europa molto peggio. Anche Cina si ferma: nel '20 previsti minimi dal 1992.

Le minacce rappresentate da Brexit, deflazione europea e guerra commerciale tra Usa e resto del mondo continuano a pesare sull’economia mondiale. L’Ocse ha abbassato del 0,3% le sue stime provvisorie per il 2019. Gli Stati Uniti dovrebbero cavarsela con un +2,4% del Pil. L’Eurozona farà molto peggio, mentre in Cina si avvicina per l’economia lo spauracchio “hard landing”.

Nel suo outlook provvisorio l’Organizzazione di Cooperazione e Sviluppo Economico ha rivisto al ribasso le sue stime sull’attività economica mondiale. Il Pil è visto crescere al tasso più fiacco dai tempi della grande crisi finanziaria, scatenatasi in seguito all’esplosione della bolla dei mutui subprime ormai più dieci anni fa.

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Nel dettaglio, l’agenzia parigina ha tagliato le previsioni sul Pil mondiale al 2,9% per quest’anno, mentre le stime relative al 2020 sono state abbassate dello 0,4% al 3%.

La prima economia al mondo, gli Stati Uniti, dovrebbero registrare nel 2019 un coefficiente di crescita del 2,4%, 0,4% meno delle ultime anticipazioni. L’anno successivo le stime sono per un’espansione percentuale del 2 (-0,3% rispetto alle stime antecedenti).

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Quanto alla Cina, la seconda economia al mondo, le previsioni dicono 6,1% per il 2019: si tratta in questo caso di un valore inferiore di un decimo rispetto alla precedente stima. Nel 2020 l’attività dovrebbe crescere del 5,7% (-0,3%). Una percentuale così bassa non si registrava da 27 anni. Per ritrovare una cifra inferiore al 6% bisogna difatti spostare indietro le lancette al 1992.

“L’escalation delle politiche commerciali – osserva l’Ocse – sta pesando sempre di più sugli investimenti e sulla fiducia, alimentando l’incertezza, riducendo l’appetito per il rischio nei mercati finanziari e mettendo a repentaglio le future prospettive di crescita”.

Una Brexit senza accordo quadro (il famigerato no-deal) finirebbe per avere un impatto negativo soprattutto sull’andamento del Pil britannico e di quello dell’area euro. Il primo vedrebbe una perdita di quasi 3 punti percentuali nel 2022, mentre il secondo registrerebbe una variazione dello 0,6% più bassa.

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