Reddito di emergenza bocciato: somme insufficienti e per poche famiglie

Con la misura introdotta con il Decreto Rilancio si poteva fare di più sia dal punto di vista dell'esborso economico che da quello burocratico, assicurando il 50% di aiuti in più a un numero di beneficiari 16 volte superiore.

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(WSC) ROMA – Se funzionerà, il reddito di emergenza è uno strumento adatto a rispondere a una crisi grave e improvvisa come quella di inizio 2020. Ma la misura, pensata per tutelare gli esclusi dagli interventi di aiuto precedenti e introdotta con il Decreto Rilancio e attiva dal primo giugno sul sito dell’Inps, non è priva di falle.

Il governo italiano poteva fare meglio, secondo alcuni studiosi. Il reddito di emergenza (Rem), riservato ai nuclei familiari in cui il capofamiglia è privo di reddito, presenta alcune complicazioni burocratiche inutili. E anche se correggerà i difetti del reddito di cittadinanza, trattandosi di una misura di sussistenza temporanea non inciderà nella ripartenza del paese. Le somme erogate sono infatti ritenute troppo basse.

Se sarà facilmente accessibile e dispensato velocemente, secondo LaVoce.info il Rem “può aiutare a migliorare il reddito di cittadinanza“. I pagamenti alle prime 67 mila famiglie sono stati erogati nei giorni scorsi. Il paradosso però è che “pur volendo correggere i difetti di un sistema basato su misure categoriali e selettive, ne condivide di fatto l’impostazione, introducendo una molteplicità di criteri di accesso e di esclusione“.

Reddito di emergenza: stessi problemi del reddito di cittadinanza

Che senso ha, si chiedono gli autori dell’editoriale, chiedere la prova dei mezzi per ottenere l’erogazione del reddito di emergenza (Rem) a chi in precedenza non era riuscito a fornire i documenti richiesti per ottenere trasferimenti legati a specifiche categorie? Non era meglio uno strumento di stampo universalistico, piuttosto?

L’erogazione sarebbe potuta avvenire “senza richiedere alcuna prova dei mezzi”. Bensì “sulla base di una semplice autocertificazione precompilata online in cui si dichiara di essere in regime di integrazione salariale, un lavoratore autonomo o disoccupato/inattivo privo di reddito di cittadinanza“.

La lista dei prerequisiti è lunghissima e le cifre insufficienti. Per 8 richiedenti su 10 l’assegno si fermerà a 640 euro. Sono stabiliti su base familiare: il valore ISEE deve essere inferiore a 15mila euro e il valore del patrimonio mobiliare minore di 10mila euro.

Inoltre nella famiglia del componente che riceve il Rem non devono essere presenti non solo aventi diritto al reddito di cittadinanza, ma nemmeno titolari di pensione e di reddito da lavoro dipendente. Infine, possono usufruire del reddito di emergenza (da 400 a 800 euro) solo le famiglie che hanno un reddito lordo familiare inferiore al beneficio stesso.

Si poteva fare molto di più, economicamente e burocraticamente

Il professore Paolo Brunori e Maria Luisa Maitino, Letizia Ravagli e Nicola Sciclone dell’Irpet, istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana, sostengono che di alternative per offrire un intervento più di impatto ce n’erano diverse. La soluzione da loro proposta permetterebbe di erogare fino a 1.266 euro a famiglia al mese anziché 800, per un numero di beneficiari sedici volte superiore. Senza che le casse statali ci rimettano un euro.

Sarebbe bastato usare le risorse stanziate per il reddito di emergenza, più quelle per cassa integrazione e indennità autonomi, a beneficio di circa 9 milioni e 100 mila famiglie. Un numero ben più alto delle 555 mila e 440 famiglie stimate nei calcoli del modello Microreg, costruito sull’indagine EU-Silc dell’Istat. La semplice estensione del Reddito di emergenza ai possessori del Reddito di cittadinanza – una proposta del Forum Disuguaglianze e Diversità – avrebbe ampliato la platea dei beneficiari a circa 749mila nuclei.

Nei calcoli di Brunori si potrebbe disporre di 8,6 miliardi di euro per ogni mese in cui le misure sono in vigore. Con tali somme si potrebbe effettuare un trasferimento mensile, basato esclusivamente sul numero di componenti, che oscilla da 528 euro per una persona single a 1.266 euro per una famiglia di cinque componenti.

Così com’è stato strutturato, il valore di base del reddito d’emergenza è pari a 400 euro. Si moltiplica poi questa cifra per il parametro della scala di equivalenza dell’ISEE che assegna un valore a ogni famiglia. In ogni caso la somma non può superare i 800 euro per nucleo familiare.

Insomma, secondo gli accademici era meglio elaborare una soluzione di sussidio unica, più semplice, più giusta e più consistente – una sorta di rete protettiva incondizionata – anziché ricorrere a tanti interventi diversificati per tipologia di lavoratore, individuo o famiglia. Un tale aiuto di stampo universale e non categoriale, sottolinea l’IRPET, risulterebbe “più rapido nel fornire una risposta alle esigenze di tutela dei bisognosi” e avrebbe “una natura più progressiva” e dunque più equa.

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