Fisco: tassa di successione in aumento per fare cassa. Brutto colpo per i patrimoni

Governo potrebbe allinearsi al resto del mondo: gettito prezioso per abbassare debito e ottenere clemenza dall'Ue. Sarebbe la fine del semi-paradiso fiscale italiano per i ricchi.

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(WSC) ROMA – In un paese come l’Italia che pullula di proprietari immobiliari, un incremento della tassa di successione permetterebbe di fare cassa in un momento in cui il debito si sta gonfiando e il bilancio statale è in crisi per via della pandemia di Covid-19. Sarebbe una misura impopolare ma che i cittadini considerano generalmente più equa e accettabile di una patrimoniale.

Detto questo, si tratta pur sempre di una misura di innalzamento delle tasse. Anche se dal punto di vista economico la misura fa gola alle autorità, da un altro lato ci si inimicherebbe la frangia dei più facoltosi. Di fatto anche se la tassa di successione ordinaria è all’8% in Italia, oggi come oggi gran parte delle eredità sono esenti. Per gli eredi diretti è dimezzata (4%) e ci sono franchigie per loro e anche per i fratelli, che variano da 1 milione a 100 mila euro.

La base imponibile è il valore complessivo dei beni ereditati ma alcuni asset non si calcolano. I titoli di stato italiani e quelli equiparabili sono esenti dalla tassa, per esempio. Mentre gli immobili pagano un minimo di tassa (fino a un massimo del 3%). Se si tratta solamente di prima casa, l’imposta (sia di trascrizione che catastale) scende a 200 euro.

Perché inasprimento dell’imposta è da considerare una possibilità

In caso di governo tecnico le probabilità di vedere un aumento dell’imposta si alzerebbero certamente. Ma anche con l’attuale coalizione “giallo rossa” una misura del genere è da considerare una possibilità concreta secondo alcuni osservatori. In primis perché servono soldi. Un’imposta su tutte le proprietà dei defunti sarebbe una bella manna dal cielo per le casse del governo. In secondo luogo perché l’Italia è uno dei paesi al mondo che tassa meno le eredità. Il governo potrebbe prendere esempio dalla maggioranza delle altre nazioni europee e il gettito potrebbe essere usato per ottenere più clemenza dai partner Ue.

Andando indietro di qualche anno si scopre che la legislatura precedente, conclusasi a fine marzo 2018, aveva preso in considerazione un inasprimento delle aliquote irrisorie attuali. La proposta di legge, su cui si potrebbe basare il possibile disegno legislativo futuro, prevedeva un abbassamento della franchigia di coniuge, figli e parenti in linea retta da 1 milione a 500 mila euro e di un innalzamento dell’aliquota al 7%. L’idea era di imporre una tassa di successione dell’8% per i fratelli, del 10% per gli altri parenti e del 15% a tutti gli altri. Tutto ciò nel caso di patrimoni inferiori ai 5 milioni di euro. In caso contrario le aliquote si triplicano.

Analizzando le posizioni dei partiti politici, il quadro è poco nitido ma in generale si può affermare che si sia una certa riluttanza all’incremento della tassa di successione. Il MoVimento 5 Stelle si è in passato schierato a favore dell’iniziativa, anche alla luce del fatto che nell’Unione Europea solo Austria, Cipro, Gibilterra e Svezia offrono un’aliquota della tassa di successione più bassa della nostra o pari a zero. Ma il suo leader Luigi Di Maio, in piena campagna elettorale, aveva smentito la volontà di agire in questo senso, definendo la tassa di successione “illiberale”.

Aumento tassa di successione, “un discreto colpo per molti patrimoni”

Sotto Romano Prodi il Partito Democratico l’aveva innalzata nel 2006, ma lo ha fatto in maniera molto più morbida rispetto alla media europea. Nel 2000 il centro sinistra le aveva abbassate anche per incentivare gli stranieri ricchi a fare acquisti e investimenti in Italia, paese che resta molto competitivo in questo senso. Quanto a Silvio Berlusconi, sebbene il suo governo l’abbia cancellata in precedenza, nel 2001, dopo la reintroduzione di Prodi non ha fatto nulla per modificarne la struttura.

Un innalzamento delle tassa di successione sarebbe un bel cambiamento in Italia, un paese che oggi si può considerare un semi-paradiso fiscale. “L’Italia è assimilabile a un ‘paradiso fiscale’ su questa materia”, spiega a FocusRisparmio Giovanni Cuniberti, responsabile della consulenza finanziaria fee only di Gamma Capital Markets e docente a contratto della Scuola di Economia e Management di Torino.

Ecco perché, secondo il professore, “sia un’eventuale riduzione della franchigia dall’attuale milione a 500mila euro per gli eredi diretti, sia un aumento delle aliquote, rappresenterebbero un discreto colpo per molti patrimoni di famiglia in Italia“.

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