Caldo canicolare e siccità: allarme energia, centrali idroelettriche in tilt

Ha già raggiunto nuovi livelli record, con il lago di Garda a metà del suo riempimento, il livello del Po 2,5 metri sotto lo zero e gli invasi …

Ha già raggiunto nuovi livelli record, con il lago di Garda a metà del suo riempimento, il livello del Po 2,5 metri sotto lo zero e gli invasi alpini ancora più scarichi dell’anno passato.

Il primo allarme è arrivato a inizio giugno dall’associazione che riunisce i gestori europei delle reti elettriche. In Italia, secondo il rapporto semestrale di Entso-E, «la situazione della produzione di energia elettrica questa estate, e in particolare tra metà giugno e fine luglio, va monitorata con attenzione». Si temono infatti i rischi prodotti dal gran caldo, che da un lato può spingere al massimo i consumi e dall’altro creare problemi sul fronte della produzione.

La siccità che quest’anno ha già raggiunto nuovi livelli record, con il lago di Garda a metà del suo riempimento, il livello del Po 2,5 metri sotto lo zero e gli invasi alpini ancora più scarichi dell’anno passato, nelle prossime settimane potrebbe creare notevoli problemi. Ad essere a rischio sono soprattutto le regioni del Nord e Centro Nord dove «la capacità di generazione rischia di ridursi in maniera significativa».

È allarme siccità in Italia per colpa di una primavera troppo calda e troppo asciutta. Lo segnala la Coldiretti, partendo dal monitoraggio del livello delle acque del Po, sceso al Ponte della Becca di 2,5 metri sotto lo zero idrometrico, 1,2 metro in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un bacino rappresentativo della crisi idrica, perché da esso dipende il 35% della produzione agricola nazionale. 

Con il grande caldo gli agricoltori, continua la Coldiretti, sono già dovuti ricorrere all’irrigazione di soccorso per salvare ortaggi, frutta, cereali, pomodoro, ma anche vigneti e fieno per l’alimentazione degli animali.

Meteo giugno 2017: arriva la settimana più calda dell’anno in Italia

L’Italia, in base al monitoraggio, è a secco e se l’Emilia Romagna ha richiesto al Governo lo stato di emergenza, la situazione è preoccupante in tutte le altre regioni, nessuna esclusa. Basti pensare che in Sardegna l’assenza di piogge sta causando perdite nella produzione di oltre il 40% e mentre in Veneto si parla di poche settimane di autonomia, in Toscana scarseggiano anche i foraggi per il bestiame e crolla la produzione di miele. 

Una situazione drammatica a macchia di leopardo lungo tutta la Penisola. Girasoli e granoturco stanno seccando in Umbria, nel Lazio è scattata la turnazione su tutti gli impianti irrigui dell’Agro Pontino. In Campania nel Cilento, nell’Alento e nella piana del Sele hanno problemi ortaggi e frutta ed è a rischio la mozzarella di bufala perché la mancanza di acqua mette in crisi anche allevamenti e caseifici.

Perdite di produzione e aumento dei costi per le risemine stanno provocando gravi danni nelle province di Foggia e Bari, dove si riscontra una perdita del 50% della produzione. In Sicilia, infine, gli invasi sono a secco e bisogna anticipare l’inizio della stagione irrigua negli agrumeti.

Le previsioni meteo di giugno 2017 lo avevano annunciato, e il caldo record è arrivato come promesso in Italia, soprattutto al Centro-Nord, a causa dell’anticiclone africano che ha portato con sé temperature record e livelli di umidità al massimo. E secondo gli esperti tali condizioni meteo perdureranno per l’intera settimana, e i picchi che si registreranno tra venerdì e sabato saranno i giorni più caldi non solo del mese di giugno, ma presumibilmente dell’estate intera.

Le piogge di calore, che non attenueranno ma anzi aumenteranno le temperature percepite dalla popolazione, dai 35 al Sud fino ai 38 e 39 al Centro-Nord, mentre solo da domenica 18 arriverà un po’ di tregua con una maggiore ventilazione che dovrebbe durare almeno fino a fine mese. Ma come si spiega che la settimana più calda dell’anno arrivi a giugno, quando in teoria si è ancora alle prese con gli ultimi scorci di primavera? Gli esperti di previsioni meteo spiegano che almeno fino al 2003 agiva l’anticiclone delle Azzorre che si spandeva verso l’Italia partendo da ovest, passando sull’Europa attraverso Spagna e Francia, portando un caldo secco e non umido, ma oramai il fenomeno sta diventando sempre più raro, a causa dei cambiamenti climatici, soprattutto i mutamenti dell’Oceano Pacifico che influenzano globalmente tutto il pianeta, ma per gli scienziati concorrono anche effetto serra e CO2 in costante aumento nell’atmosfera per l’inquinamento, con buona pace delle tesi e delle posizioni negazioniste di Donald Trump.

Bloomberg contro Trump. Sull’ambiente. E tutto il resto
L’effetto sulle bollette

L’idroelettrico, che sino a qualche anno fa garantiva quasi il 17% dei consumi nazionali di elettricità, dal 2015 in poi è in caduta libera: -25% sul 2014, un altro -8,9 nel 2016 con un trend che è continuato anche nei primi mesi di quest’anno sino a toccare un -29,2% ad aprile. Il dato di maggio arriverà a giorni e non dovrebbe essere terribile, ma non sposta più di tanto i termini del problema. Tant’è che di qui ai prossimi mesi si prevede un aumento sensibile dei prezzi di luce e gas, legati indissolubilmente tra loro nelle fasi di maggiore criticità. Secondo il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, «tutti i segnali portano a credere che i prezzi possano anche saltare». All’ingrosso il costo di un megawattora dovrebbe così passare dai 40,5 euro di maggio ai 57 di luglio che corrisponde a un aumento dell’1% delle bollette dei clienti finali, mentre il metano potrebbe rincarare di 2-3 centesimi al metro cubo.

Tutti i principali produttori nazionali di energia, a partire da Enel e A2a, confermano che la situazione si sta facendo delicata anche se al momento siamo ben lontani dall’emergenza. «Nessuna criticità, siamo però in una fase di attenzione». Terna, che gestisce la nostra rete nazionale di distribuzione, sulla scorta della segnalazione di Entso-E ha già pianificato in anticipo una serie di contromisure che puntano a garantire la sicurezza e il bilanciamento dei flussi di elettricità disponendo che alcune centrali in via di dismissione restino a disposizione in caso necessità e agendo anche sul fronte dei consumi concordando ad esempio coi grandi consumatori la possibilità di interrompere 500 megawatt in più di forniture.

Rispetto al 2012 la potenza installata da fonti tradizionali (gas, carbone, petrolio) – rileva il «Summer Outlook» di Entso-E – in Italia è scesa da 77 a 62 Gigawatt: tra il 2012 ed il 2016 sono stati dismessi impianti con una capacità complessiva di 15 Gw a cui si aggiungono altri 5-6 Gw che oggi risultano indisponibili. È vero che tra eolico e fotovoltaico nel frattempo abbiamo guadagnato 29 Gw, ma questo non basta a mettere in sicurezza il Paese.

Tabarelli: il 2003 è lontano

«Per ora ci salvano i consumi, che scontano ancora gli effetti drammatici della deindustrializzazione e restano pertanto sempre abbastanza depressi», sostiene Tabarelli. Ma non si può escludere che un’ondata eccezionale di caldo, tanto più se estesa al resto d’Europa, ed alcuni imprevedibili fatti eccezionali (come è stato l’anno passato il blocco di alcune centrali nucleari francesi) o altri problemi sul fronte dell’importazione, ci facciano ripiombare nella piena emergenza. Di qui l’alert di Entso-E. Che nel suo report spiega che «a causa delle scarse precipitazioni piovose e nevose che hanno caratterizzato l’ultimo inverno e la primavera seguente l’Italia si trova a fare i conti con una disponibilità di risorse idriche decisamente inferiore rispetto alla media degli ultimi 10 anni». Siamo nell’ordine di un 20-30% in meno rispetto alle serie storiche.

l rischio black out viene ovviamente escluso, anzi la parola rappresenta un vero e proprio tabù per operatori del settore e gestori della rete. «Rispetto al 2003, l’anno dei due grandi black out storici – ricorda Tabarelli – la situazione è un poco diversa. Allora le centrali tradizionali che andarono in sofferenza perché senza acqua non si riusciva a raffreddarle a sufficienza, coprivano l’80% del fabbisogno, mentre oggi siamo poco sopra al 50%. Ma in compenso abbiamo un 20% di produzione da fotovoltaico ed eolico, ma si tratta di fonti intermittenti che vanno e vengono e che per questo rendono sempre necessario avere qualche risorsa di riserva. Se non sono le centrali gas, ma qui torniamo al ragionamento iniziale ed ai rischi legati ai picchi di caldo, bisogna ricorrere all’idroelettrico. Per questo è importante avere laghi e bacini pieni, se sono troppo scarichi invece è un problema».

Tra le fonti: La Stampa

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4 commenti

  1.   

     

     
     
    SCIE CHIMICHE: Evoluzione di scie. Come si fa a pappagallare che trattasi di condensa?https://disquisendo.wordpress.com/2017/06/16/scie-chimiche-evoluzione-di-scie-come-si-fa-a-pappagallare-che-trattasi-di-condensa/

     

  2.   

     
    20 ragioni per diffidare della geoingegneria
     
    http://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/areosol/20-ragioni-per-diffidare-della-geoingegneria/
     
    ………………
    …….

  3.   

     
    La Geoingegneria all’origine del caos climatico e della catastrofe planetaria
     
    http://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/sunradiation-management/la-geoingegneria-allorigine-del-caos-climatico-e-della-catastrofe-planetaria/
     
    Articolo di Dane Wingington
     
    “Geoingegneria” è il termine principale per designare la attività di modifica meteo-climatica per opera delle potenze più importanti di tutto il mondo. Sono operazioni che implicano la diffusione di aerosol: “aerosol” è un vocabolo atto ad indicare una particella microscopica sospesa in aria. La componente fondamentale dei programmi di geoingegneria riguarda la saturazione dell’atmosfera, disperdendo tonnellate di aerosol nanometrico, di solito delle dimensioni di 10 nanometri (un nanometro corrisponde ad un miliardesimo di metro). Sono particelle di metalli tossici. 
    L’alluminio e gli altri metalli nocivi sono stati rilevati nei campioni di pioggia in tutto il mondo. La concentrazione di alluminio, di bario e di altri metalli è sempre alta e spesso completamente fuori scala. I campioni di neve dal Monte Shasta nel nord della California hanno mostrato livelli pericolosi oltre ogni più fervida immaginazione. Il biologo Frank Mangles ha confermato con i suoi test la contaminazione allarmante dovuta a metalli pesanti. La neve da lui analizzata ha un contenuto di alluminio pari 61.000 PPB. (Parti per miliardo). Questo tasso di alluminio nella neve è decine di migliaia di volte più alto rispetto a qualsiasi “normale” inquinamento. L’alluminio in “forma libera” non esiste in natura nell’ambiente, ma è sempre legato ad altri elementi. Allora, da dove viene? L’alluminio è l’elemento primario citato in numerosi brevetti di geoingegneria. E’ importante ricordare che questa contaminazione non è locale, ma di portata globale. 
    I danni alla coltre di ozono sono un’altra deleteria conseguenza della geoingegneria. Il ciclo idrologico del pianeta è stato………………

    ecc…

     

  4.   

     
    GEOINGEGNERIA E SICCITA’
     
    http://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/areosol/geoingegneria-e-siccita/
     
    Se ne parla ormai ogni giorno. La siccità … e quel che emerge dai dati statistici hanno qualcosa di allarmante. Basta cercare online la voce “geoingegneria” per rendersi conto che il dibattito è praticamente fermo, un problema reale sul quale si tace. E se la geoingegneria, fosse, attraverso alcune particelle, in grado di diminuire e disperdere la pioggia?
     
    Per geoingegneria intendiamo l’insieme di tecniche volte in realtà a contrastare i cambiamenti climatici. La pioggia verrebbe dispersa dai metalli riflettenti usati che, bloccando la luce solare, ridurrebbero l’evaporazione. E potrebbe non essere solo la siccità, poiché a seguire ci sarebbero milioni di tonnellate di elementi chimici tossici che verrebbero così scaricati, quindi trasportati dall’atmosfera e depositati sul pianeta.
     
    Basta fare caso al colore dei nostri cieli oramai non più azzurri, ma quasi argentei anche quando non ci sono irrorazioni evidenti. E sono proprio queste ultime ad essere sempre più frequenti. Persino quando per noi non c’è nulla di evidente al riguardo. A lanciare l’allarme un’immagine proposta dal Guardian nella quale sono segnalati i paesi in cui il pericolo della geoingegneria è più allarmante. Tra questi, anche l’Italia.
     
     
    Ma a guardare bene sarebbero le attività chimiche, dunque, la principale causa della scarsità delle piogge in tutto il mondo. Se si confrontano le fotografie satellitari della Terra risalenti…………..

    ecc…