Askoll, auto elettrica che le banche in Italia non finanziano, va in Cina – VIDEO

Il "case study" di Elio Morioni: difficilissimo oggi fare impresa nel nostro paese. Il sistema bancario non presta soldi a start up innovative.

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Il filmato che vedete in questa pagina ha il copyright de La7. E’ stato trasmesso in una interessante puntata di “InOnda” ieri sera 7 settembre 2017 a cui hanno partecipato, oltre ai due conduttori David Parenzo e Luca Telese, l’ex ministro Giulio Tremonti, lo storico dell’economia Giulio Sapelli e il vicedirettore di Radio24 Guido Barisoni.

Il video – pieno di spunti e stimoli, su un tema strategico quale la conquista dell’industria italiana da parte degli stranieri (francesi e cinesi in testa) – e’ da vedere per intero, ma qui segnaliamo in particolare il filmato curato da Giuseppe Borrello, dal minuto 12:31 in poi, in cui si parla della Askoll, azienda fondata da Elio Marioni, imprenditore toscano trapiantato a Dueville (Vicenza), che però si vede costretto a trasferire la sua invenzione – una auto elettrica low cost “made in Italy” – in Cina.

E’ un “case study” che conferma quanto difficile oggi sia fare impresa in Italia, per un problema insormontabile, prima di ogni altro: le banche del sistema creditizio tricolore anticipano soldi agli amici degli amici ma non li prestano mai invece a start-up innovative.

Tre anni fa Marioni ha iniziato a lavorare su un modello di auto elettrica riuscendo a realizzarla. Il progetto però è molto costoso e inizia quindi a cercare fondi. Inizialmente si è privato di uno stabilimento, Askoll 6, venduto agli americani per 50 milioni di euro a inizio 2016. Poi ha chiesto soldi in banca, ha inviato lettere a Renzi, ha esplorato l’ipotesi fondi di investimento, ma nessuno è stato disposto ad aiutarlo, se non a prezzi stracciati. Dal minuto 12:31:

http://www.la7.it/in-onda/rivedila7/in-onda-puntata-07092017-07-09-2017-221093

“Mi dispiacerebbe andare, ma qua ormai sono trattato come un oggetto solo da spremere”

Da tre anni sta lavorando a un’auto elettrica omologata per due persone, dal costo di diecimila euro, con un’autonomia di duecento km e che si può ricaricare a casa.

È il progetto di Elio Marioni, imprenditore toscano trapiantato a Dueville (Vicenza), che però si vede costretto a trasferire la sua invenzione in Cina.

Nel 1978 Marioni ha fondato un’azienda, la Askoll, che oggi fattura 300 milioni di euro e dà lavoro a 2500 persone in undici Paesi nel mondo. Come racconta Libero, è diventato leader negli acquari e nell’industria del bianco rivoluzionando i dispositivi di gestione dei fluidi per lavatrici e lavastoviglie, garantendo riduzione dei costi, semplificazione delle attività di montaggio e manutenzione.

Negli ultimi anni, a causa della crisi degli elettrodomestici, l’attenzione dell’impreditore si è spostata sulle due e quattro ruote. E grazie ai motori elettrici è riuscire a conquistare il mercato delle bici e degli scooter. La sua Askoll, nel 2015, è risultata la marca più venduta fra gli scooter elettrici. Il trend è stato confermato nei primi nove mesi del 2016.

Tre anni fa Marioni inizia anche a lavorare sull’auto elettrica riuscendo a realizzarla. Il progetto però è molto costoso e inizia quindi a cercare fondi. Inizialmente si è privato di uno stabilimento, Askoll 6, venduto agli americani per 50 milioni di euro a inizio 2016. Poi ha chiesto soldi in banca, ha inviato lettere a Renzi, ha esplorato l’ipotesi fondi di investimento, ma nessuno è stato disposto ad aiutarlo, se non a prezzi stracciati.

Fino a quando non ha incontrato il sindaco di una città cinese da 5 milioni di abitanti a cento km a sud-est da Shanghai. Là gli è stata offerta una linea di credito da 150 milioni a patto di cedere il 51% della società che dovrebbe mettere su strada Eva, questo il nome dell’auto elettrica, entro poco più di un anno. Inoltre, sarà necessario trasferire la produzione in Cina.

L’imprenditore sta riflettendo sulla decisione da prendere e dovrà decidere entro la fine dell’anno.

Fonte: Il Giornale

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1 commento

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    Nel nord d’europa quest’estate ho visto un sacco di Tesla, cioè non è propriamente una utilitaria. Alcune in germania del nord, ma soprattutto in Norvegia con tutti i distributori di carburante lungo le via di grande traffico che avevano come minimo una decina di pompe elettriche, da questo ho dedotto che anche per la tecnologia più avanzata ci vuole un po’ a caricare le batterie elettriche. Per i carburanti classici infatti ce n’erano 3-4 di pompe sullo stesso distributore e quelle servivano automezzi, pullman oltre che auto a benzina e gasolio.
    Quindi pensate questi norvegesi con già il tesoro pubblico più alto al mondo tengono acqua, petrolio, pale eoliche (perchè non hanno Sgarbi e anche questa è una bella fortuna), e dulcis in fundo acquistano e incrementano per legge a suon di tasse bicicletta e auto elettrica. Cosa avranno di diverso da noi questi marinai-montanari oltre alla famiglia reale?