Alert ‘Btp di guerra’ Futura al 2%: potrebbero rendere molto meno

Il titolo "Consols" non riscattabile proposto dal presidente dalla Consob Paolo Savona sarebbe più un'azione che un bond: il suo successo dipende dall'andamento dei tassi.

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(WSC) ROMA – Emettere “Btp di guerra” irredimibili con una cedola annua del 2% per limitare i rischi per il futuro del paese mettendo in salvo le generazioni future. Sono titoli tipici delle fasi belliche, con la differenza che in questo caso la guerra è quella sanitaria contro il Covid-19. Una crisi che ha gonfiato il debito pubblico e privato italiano e ristretto le entrate nelle casse statali. Da qui la proposta controversa del presidente della Consob Paolo Savona, il quale intende in questo modo “agevolare la formazione di capitale di rischio in sostituzione dell’indebitamento.”

Si tratterebbe di obbligazioni pubbliche senza scadenza, dette Consols come quelle famose britanniche, che garantirebbero un tasso dell’interesse del 2%. È un chiaro tentativo di spingere i risparmiatori privati italiani a tenere in tasca titoli del debito il più a lungo possibile, lasciando alle autorità la possibilità di spendere più liberamente prossimi anni. Ma il rendimento offerto non è così appetibile come si potrebbe pensare a prima vista. Il BTp 2067, quello con la scadenza più lunga, offre un ritorno compreso tra il 2,5% e il 3%.

Il valore percentuale della cedola, esonerato fiscalmente, non è stato scelto a caso: equivale alla soglia fissata dalla Bce per l’inflazione a medio termine. A parte i numeri d facciata, il vero problema dei Btp di guerra proposti da Savona durante la relazione annuale sul mercato finanziario è che alla fine potrebbero rendere meno o addirittura perdere moltissimo se i tassi dovessero salire improvvisamente.

Btp di guerra, più un titolo azionario legato ai tassi che un bond

Il piano di Savona si basa sul presupposto che c’è troppo debito pubblico. Il pericolo è pertanto che in futuro diventi insostenibile. E che i cittadini subiscano un’importante imposizione fiscale in futuro, per esempio nella forma di una patrimoniale. È qui che entrerebbe in azione il Btp di guerra, strumento semplice e la cui intenzione è buona. Ma che alla fine ha il sapore di un ricatto agli italiani.

Secondo Savona, infatti, se i Btp di guerra avranno successo si eviterà un aumento dell’imposizione fiscale. Vista la sottoscrizione volontaria degli “irredimibili”, il problema sarà trovare qualcuno disposto a comprarlo. In particolare sapendo che un giorno l’Italia dovrà abbattere il proprio debito pubblico monstre. Per questo l’ex ministro delle Politiche Ue dice che se i Consols non saranno richiesti si creerebbero le condizioni per un aumento della pressione fiscale.

Quello che non viene detto è che si tratta più di un titolo azionario che obbligazionario. Ci si impegna a comprare una quota dello Stato italiano in cambio di un dividendo del 2%. Questi asset possono aumentare di valore se i tassi scendono, ma anche crollare se questi salgono. Ed è abbastanza evidente che il costo del denaro non rimarrà schiacciato ai  minimi storici per sempre.

Aiutare le aziende italiane a spese dei contribuenti

L’altro punto di partenza della tesi di Savona è che oltre a “proteggere tutte le forme di risparmio” bisognerebbe anche “indirizzarle al sostegno dell’attività reale“. Per ridurre la quantità di debito privato eccessiva. Al debito accumulato per far fronte all’emergenza sanitaria si aggiungono le difficoltà delle PMI italiane. In particolare quelle delle aziende esportatrici. Le quali, per via della loro importanza per l’economia del paese, andrebbero aiutate.

“Tenendo conto dei mutamenti del quadro di riferimento delle politiche monetarie, delle condizioni finanziarie e delle innovazioni tecnologiche disponibili”, l’obiettivo è ripensare all’architettura istituzionale per rafforzare il capitale di rischio delle imprese esportatrici, soprattutto medie e piccole”, dice Savona.

Per alleggerire il peso del debito privato e rafforzare il capitale delle aziende, Savona chiede ai privati di partecipare al “capitale di rischio” delle imprese. Con lo Stato a fare da garante, “entro limiti e condizioni predeterminati”, ma con una soluzione “attuata in tempi brevi e in forme chiare e semplici”.

“Risparmiatori beneficerebbero dei vantaggi della ripresa delle imprese”

Questo, secondo il professore, “eviterebbe un ritorno non meditato dello Stato nelle imprese e consentirebbe ai piccoli risparmiatori di godere di garanzie capaci di azzerare il rischio delle proprie scelte per un periodo predeterminato”. I risparmiatori “beneficerebbero inoltre dei vantaggi di una ripresa produttiva da parte delle imprese alle quali affidano i propri risparmi nel caso in cui gli investimenti avessero successo”.

Quello che non si precisa è chi rischia di rimetterci: i contribuenti. Come spiega bene il private banker e blogger Mario Seminerio, “i risparmiatori italiani, orgogliosi del loro duplice ruolo di venture capitalist e moralizzatori dell’imprenditorialità, sarebbero prontamente indennizzati dallo Stato per eventuali morie di aziende“.

Il debito pubblico a quel punto si gonfierebbe ma “non ci sarebbe niente da temere”. Perché entrerebbero in gioco i “Btp di guerra” non riscattabili. Per usare le parole di Savona, a risolvere tutto ci penserebbe “la democratica sottoscrizione di obbligazioni irredimibili, per tutelare le generazioni dei non nati”. Resta da vedere chi sarà disposto a sottoscriverli.

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