Nessuna invasione cinese in Italia, anzi: la Cina fugge

La narrativa politica e mediatica sulla caccia di Pechino ad aziende a poco costo danneggiate dalla crisi economica legata al Covid è falsa. Lo dimostra, cifre alla mano, il rapporto annuale di Baker McKenzie e Rhodium Group sui flussi di investimenti cinesi in Europa e USA.

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(WSC) ROMA – Se la politica e l’informazione devono basarsi sui dati, sembra proprio che una volta di più non siano stati all’altezza del compito. Per mesi abbiamo sentito grida di allarme su una presunta “invasione” di capitali cinesi in Europa e in Italia alla ricerca di aziende a poco costo danneggiate dalla crisi economica legata al Covid. Alcuni paesi, intimoriti, hanno innalzato barriere tali da scoraggiare qualsiasi investitore straniero, e non solo cinese.

Il rapporto annuale di Baker McKenzie e Rhodium Group sui flussi di investimenti cinesi in Europa e America ci dà un quadro nettamente diverso e mostra come nel 2020 gli investimenti cinesi in Europa, al contrario, abbiano toccato il fondo, dopo il calo che si era comunque già verificato nel 2019, pre-Covid.

Addirittura l’anno scorso le imprese della Cina hanno investito di più in America, nonostante Trump, che in Europa. In Italia il crollo è stato ancora più palese, mentre la percezione generale (come spesso succede) è l’esatto contrario.

Ci sono varie motivazioni dietro questo brusco calo.

Senz’altro le difficoltà di poter viaggiare hanno pesato, ma non sono state determinanti; tant’è che l’impossibilità di viaggiare nell’altra direzione non ha impedito a grandi gruppi tedeschi francesi o italiani di fare acquisizioni in Cina o aprire filiali operative.

Gli investimenti esteri in Cina, anche quelli europei, sono aumentati nel 2020 rispetto agli anni passati. La spiegazione è semplice: un’azienda cinese non si comporta diversamente da una americana ed investe se pensa ci sia un buon ROI e dove il mercato tira, oppure se l’impresa della Cina ritiene che le tecnologie della società in cui ha investito possano esserle utili.

Se il ROI è orrendo o il mercato non funziona e le tecnologie non sono all’avanguardia, nessuna azienda cinese nemmeno a proprietà statale potrà essere costretta a mettere un soldo in un’azienda europea.

Il calo, che purtroppo si accompagna ad uno generalizzato anche di investitori da altri paesi, dovrebbe quindi preoccuparci come Italia. Dovrebbe preoccupare il governo. E’ un segnale negativo, non positivo. Lo capiranno i nostri politici?

>>> Il rapporto annuale di Baker McKenzie e Rhodium Group

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