Ma quale ripresa? Per merci e metalli crollo -50% dal 2011

L’indice globale delle commodities di Bloomberg ha toccato oggi il minimo assoluto degli ultimi 16 anni. Tutti sanno che gran parte del ribasso va attribuita al crollo del …

L’indice globale delle commodities di Bloomberg ha toccato oggi il minimo assoluto degli ultimi 16 anni. Tutti sanno che gran parte del ribasso va attribuita al crollo del greggio, il cui prezzo staziona su livelli ultra-bassi ($44 al barile: il massimo storico fu di $147). Il punto tuttavia e’ che le difficolta’ in cui si trova l’economia mondiale – se si analizzano i dati filtrando la chiassosa propaganda sulla “ripresa” inscenata da governi e istituzioni – sono confermate da un crollo di simili proporzioni anche per i metalli industriali, pari a circa -50% dai massimi del 2011. L’indice dei metalli industriali comprende rame, alluminio, zinco, nickel e piombo. Nulla di buono quindi sul fronte occidentale (e nemmeno orientale): l’economia globale continua a frenare.

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Materie prime, occhi puntati sui metalli preziosi

Le materie prime rimangono ancora in un bear market di lungo termine: al momento, sarebbe consigliabile mantenere un peso minimo in portafoglio, anche zero. A partire dal mese di dicembre, dato che il rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve sarà scontato interamente nei prezzi, potrebbe aver senso assumere una posizione tattica lunga sui metalli preziosi, anche se l’azionario di tali metalli è più interessante delle commodity in sé.

Tra le materie prime, quindi, i metalli preziosi sono i primi che potrebbero iniziare un recupero, per diverse ragioni. Innanzitutto, sono stati i primi a iniziare il bear market, nel 2011; in secondo luogo, un eventuale rallentamento dell’economia globale, seguito da un ulteriore intervento delle Banche centrali e da una pausa del ciclo di stretta monetaria della Fed, potrebbe favorire più i metalli preziosi che le altre materie prime. Infatti, è ormai chiaro che i programmi di allentamento quantitativo servono più ad alimentare i movimenti al rialzo di alcuni asset finanziari, che a dare uno stimolo alle economie, già eccessivamente indebitate.

Dal punto di vista dell’azionario dei metalli preziosi, il segmento viene come detto da un mercato orso lungo ben cinque anni. I primi tre anni sono stati dovuti a ragioni fondamentali. Il quarto anno è stato causato dalla fine del quantitative easing negli Stati Uniti e dall’inizio della fase rialzista del dollaro. Quest’anno però abbiamo assistito a vendite irrazionali su tutte le materie prime – e le rispettive azioni – in larga parte slegate da motivazioni fondamentali. Infatti, i margini di molte aziende si espanderanno in scia al calo del prezzo del petrolio (un costo importante) e al crollo delle monete di molti paesi produttori. Il prezzo dell’oro, nel frattempo, è sceso, ma non quanto quello di altre materie prime.

Bisogna sottolineare che l’azionario dei metalli preziosi offre ritorni attesi significativi in molti scenari, diversi tra loro, eccetto quello di una vera accelerazione della crescita globale, che riteniamo però meno probabile. Una volta digerito il primo rialzo dei tassi negli Stati Uniti, ci attendiamo l’inizio di un bull market ciclico in queste azioni.

A cura di Lorenzo Di Mattia, gestore del fondo HI Sibilla Macro di Hedge Invest SGR

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3 commenti

  1.   

    Caro Cesare, vero che occorrerebbero ameno 2 punti di Pil; ma dall’altra parte occorre diminuire la spesa. Abbiamo Sprechi Enormi e basterebbe poco per iniziare un risanamento. Senonche’ i sinistri governanti sono troppo intenti a spargere le risorse, redistribuirle, ai compagni di merende , per poter mantenere le loro poltrone d’oro.
    Affari piu’ o meno loschi, appalti opachi e oscuri, lobby varie ed eventuali , e debiti ben occultati, come i derivati, spazzatura che in un salotto buono non deve comparire. Non se ne esce. Impossibile. Si salvi chi puo’. Cerchiamo di capirlo in tempo. Gli ottimisti..sono tutti di loro.:!!!

  2.   

    Sarebbe già un risultato se al posto della recessione a cui siamo abituati ci fosse una stagnazione. Perché una eventuale ripresa possa impattare in modo sensibile nelle tasche dei cittadini occorrerebbe una crescita annua del PIL di almeno 2 punti percentuali. Si tornerà a crescere, e questa è una certezza, il problema è se noi saremo vivi quando questo accadrà.

  3.   

    Bravo Luca :)))))