Borsa: un caso di coscienza per i titoli Energia, ora sottovalutati

La mossa del fondo di investimento di Harvard fa eco a una tendenza di importanti investitori che spostano le loro partecipazioni energetiche verso società di energie rinnovabili e tecnologie verdi. Ma il settore è a buon mercato.

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(WSC) NEW YORK – La dichiarazione dell’Università di Harvard che non investirà più in società di combustibili fossili arriva in un momento in cui i titoli energetici globali sembrano sempre più attraenti per gli investitori meno attenti all’ambiente.

Il potente fondo di investimento dell’università americana non ha in portafoglio in aziende che esplorano o sviluppano combustibili fossili e “non intende fare tali investimenti in futuro”, secondo una lettera del presidente Larry Bacow pubblicata sul sito web di Harvard.

La mossa fa eco a una tendenza di importanti fondi e investitori che spostano le loro partecipazioni energetiche verso società di energie rinnovabili e tecnologie verdi. Il market cap dell’indice MSCI AC World Energy si è ridotto a solo il 3% dell’indice globale delle azioni, da circa il 14% nel 2008, secondo i dati pubblicati da Bloomberg.

Eppure l’esodo ha reso il settore energetico super economico – è scambiato a soltanto 10 volte i guadagni futuri – e ha un attraente rendimento con dividendi medi del 5%, tre punti percentuali sopra la media globale.

Naturalmente, gli investitori devono ancora lottare con le proprie coscienze – un dibattito legittimo su un pianeta che si sta surriscaldando con i cambiamenti climatici che vediamo ogni settimana – e possibilmente con le possibili decisioni dei fondi  di investimento, se più gestori patrimoniali prendono una posizione simile a quella di Harvard. Ma è da notare che anche gli indici ESG contengono titoli energetici della vecchia scuola, quindi non hanno ancora raggiunto lo status di azioni su cui non si può più investire.

 

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