Renzi, quel vizietto dello spionaggio

Non più pago del piacere di far fallire i governi, sulla scia di Jep Gambardella protagonista della Grande Bellezza che ambiva solo a rovinare le feste, l'ex premier estende sempre di più il suo sguardo agli intrighi internazionali.

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di Giovanni Carlo Alton

(WSC) ROMA – Uomo di multiforme ingegno Matteo Renzi sembra acquisire con la maturità un’inclinazione verso le sfuggenti atmosfere delle barbe finte. Non più pago del piacere di far fallire i governi, sulla scia di Jep Gambardella protagonista della Grande Bellezza che ambiva solo a rovinare le feste, estende sempre di più il suo sguardo agli intrighi internazionali.

Eccolo in Arabia Saudita. Un viaggio lampo alla corte del principe ereditario Mohammed Bin Salman, il gentiluomo di Riad che non si è mai neanche degnato di smontare i sospetti sul suo coinvolgimento in uno dei più efferati delitti di questo secolo (l’uccisione e lo smembramento del giornalista del Washington Post Ahmad Kashoggi nel consolato di Istanbul). Per parlare di aria fritta: il Rinascimento saudita comparato con quello fiorentino. Tema suggestivo. Ma era il caso di scomodarsi fino a Riad?

Eccolo a Dubai in compagnia di Marco Carrai, suo discepolo e sodale, ma soprattutto esperto in cybersecurity e console onorario di Israele. A far cosa non si sa. Salvo querelare il direttore de La Stampa Massimo Giannini che si era limitato a pubblicare la notizia. C’entrano gli accordi di Abramo fra Israele e gli Emirati Arabi?

Eccolo, ancora, in Bahrein e in Marocco per fumistiche digressioni. E, infine, la madre di tutte le ombre: l’incontro misterioso in autostrada con la superspia Marco Mancini rilanciato da Report. Con insinuazioni renziane su un servizio costruito solo per sputtanarlo e pagato nientemeno che in Lussemburgo.

Coi sondaggi per il suo partito Italia Viva sotto il 2% è anche comprensibile che Renzi si cerchi un altro lavoro. Se non lo arruola la Cia potrebbe raccogliere l’eredità di Sean Connery nei panni di 007.

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